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Sport sardo un altro anno a tutto gas

di ANTONIO LEDÀ
Sport sardo un altro anno a tutto gas

Il Giro no, il rally sì, il judo forse. Il 2018 si presenta con grandi speranze ma poche certezze. La Sardegna continuerà a essere al centro del mondo per gli amanti dell’automobilismo ma dovrà...

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Il Giro no, il rally sì, il judo forse. Il 2018 si presenta con grandi speranze ma poche certezze. La Sardegna continuerà a essere al centro del mondo per gli amanti dell’automobilismo ma dovrà rinunciare alle bici (non del tutto perchè la Vuelta Catalunya ha scelto Alghero come sede di partenza) e dovrà fare i conti con una crisi che continua a mordere il pianeta sport. Che anno ci aspetta? Lo abbiamo chiesto a Gianfranco Fara presidente del Coni regionale e osservatore interessato di tutto quello che si muove sui campi dell’isola.

Presidente ci siamo lasciati alle spalle un buon 2017. Riusciremo a fare meglio?

«Le speranze ci sono sempre ma occorre fare una distinzione: lo sport professionistico marcia con le sue gambe e sono sicuro che continuerà a regalarci soddisfazioni con il Cagliari, la Dinamo, l’Hermaea e le altre squadre di punta. Lo sport dilettantistico ha più difficoltà a sostenersi ed è quello sul quale noi, come Coni, siamo più concentrati. Poi ci sono le grandi manifestazioni internazionali che l’anno scorso hanno toccato l’apice con la partenza del Giro d’Italia del centenario».

Partiamo proprio dai grandi eventi. Che cosa bolle in pentola?

«Ancora non abbiamo elementi per dire che cosa ci sarà. Sicuramente non ci sarà il Giro mentre il nord dell’isola continuerà a ospitare il Mondiale rally. So che ci sono in cantiere diverse iniziative ma molto dipenderà, come sempre, dagli aiuti della Regione. L’assessorato al Turismo ha un budget importate da gestire, vedremo come intenderà farlo».

E il Coni che intenzioni ha?

«Abbiamo predisposto un bel po’ di progetti puntando con convinzione sulla terza età e sui bambini. Sono target diversi ma ugualmente importanti».

Diamo la precedenza agli over 65. Che cosa state studiando?

«Stiamo mandando avanti un’iniziativa che abbiamo varato a Cagliari nell’anno appena concluso e che allargheremo alle altre città dell’isola. Si chiama “Kent’annos in salute” e mira a coinvolgere 4000 mila persone. E’ una bella scommessa e le prime risposte sono positive».

E i bambini?

«Sono l’altra faccia della stessa medaglia. I bimbi delle scuole elementari non fanno sport a scuola e ne fanno poco anche fuori. Come Coni abbiamo allora varato il progetto “sport di classe” che coinvolgerà, già da quest’anno, una novantina di scuole».

Ci spiega come funziona?

«Abbiamo deciso di coinvolgere 80-85 laureati in scienze motorie che daranno un supporto alle insegnanti delle quarte e quinte elementari. Abbiamo già predisposto il bando e a breve sarà pronta la graduatoria. Il progetto partirà subito dopo. L’idea è quella di andare a cercare nuovi praticanti in una fascia d’età finora trascurata. In futuro allargheremo il progetto alle prime tre classi delle elementari coinvolgendo le federazioni e gli allenatori».

Presidente torniamo allo sport di vertice. Che anno si aspetta?

«Intanto diciamo che per essere un’isola, e pure poco popolata, ci stiamo difendendo bene. Abbiamo il Cagliari in serie A e la Dinamo nell’èlite del canestro. Poi abbiamo un’altra sessantina di squadre che disputano i campionati nazionali. Non sono poche e sarà già un bel risultato difendercele. Ma io sono ottimista di natura e mi aspetto un 2018 bellissimo e vincente».

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