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Figc: accordo lontano Continua ad aleggiare l’ipotesi commissario

Figc: accordo lontano Continua ad aleggiare l’ipotesi commissario

A 10 giorni dal voto nessuno dei candidati fa marcia indietro e gli arbitri rompono il silenzio: «Il 29 noi ci asterremo»

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ROMA. Tre candidati e al momento nessuna alleanza, e sullo sfondo l'ombra del commissario. La corsa alla presidenza della Figc resta a ostacoli: a poco più di dieci giorni dal voto che dovrebbe restituire un governo stabile, e possibilmente duraturo, al mondo del calcio l'obiettivo è sempre quello di trovare convergenze e arrivare all'appuntamento elettorale con al massimo due candidati, ma uno sarebbe la soluzione auspicata dai più. Intanto dagli arbitri arriva il primo diktat: «Spero che entro il 29 i tre candidati usino la loro intelligenza per arrivare ad una soluzione condivisa. Andare con tre candidati è devastante, se sarà così noi al primo turno non votiamo, perché eleggeremmo un presidente che in Consiglio non ha i numeri per fare le riforme» dice il numero 1 dell'Aia, Marcello Nicchi. Che non esclude, sebbene non se lo auguri, l'arrivo del commissario.

Una parte dei club di serie A vorrebbe l'intervento del presidente del Coni, Giovanni Malagò, proprio in questa direzione: da qualche giorno si parla di una lettera che le società (tra cui Juve e Roma) vorrebbero far recapitare al Foro Italico, ma ancora passi ufficiali non sarebbero stati fatti («Qualsiasi atto pubblico, ufficiale, formale, politico sportivo, lo giudichiamo quando arriverà. Ammesso che arrivi» dice Malagò). La Lega di A comunque ancora non ha espresso il suo legittimo presidente e resta commissariata. Una situazione di caos persistente a cui dovrebbe mettere la parola fine proprio l'assemblea elettiva di fine mese. Il condizionale è d'obbligo perché sulla corsa a tre lo scetticismo è forte. «Commissariare il calcio? Giorno dopo giorno, sia a livello di comunicazione, sia a livello dei vari rappresentanti delle componenti, iniziano a convincersi che quella era solo una cosa di buonsenso e che io ho avuto il coraggio di dire tempo addietro» sottolinea Malagò. Ma tutti i protagonisti devono prendere atto che al momento, se non c'è soluzione, non ci sono neanche le condizioni per commissariare.

Intanto la campagna tra i tre avanza, e nessuno sembra troppo intenzionato a fare un passo indietro: Gabriele Gravina divide in due gli schieramenti, da una parte quello “riformista” con un possibile cartello con l'altro candidato Damiano Tommasi (sostenuto dal presidente degli allenatori Ulivieri) e l'altra che fa riferimento a Cosimo Sibilia (il candidato forte portato avanti dalla Lnd) «appoggiato da un personaggio imprevedibile di grande qualità ma sempre onnipresente», l'attacco di Gravina al rivale in corsa, con riferimento implicito a Lotito. E si scatena il botta e risposta a distanza: «Non ci sto a dividere la campagna elettorale in buoni e cattivi la patente di riformista non la può rilasciare nessuno» la replica di Sibilia, che sottolinea come nel suo programma non manchino idee innovative. «Ho messo nero su bianco – dice – che la prossima gestione del club Italia debba essere affidata a un ex calciatore».

Quello degli ex giocatori ex da inserire negli organigrammi federali resta il cavallo di battaglia di Tommasi, che guarda alla candidatura unica come a un obiettivo complicato ma non impossibile. «Se un ticket Tommasi-Gravina lo vedo vincente? Sicuramente con tre candidati ci dovrà essere una convergenza su uno dei due da parte degli altri e quindi inevitabilmente, se non prima delle elezioni, sicuramente in quarta votazione a meno che uno dei tre candidati non raggiunga il 50%» spiega il presidente dell'Aic. Si lavora dunque di alleanze, con i club di A a fare da ago della bilancia. Pochi giorni per trovare una quadra. Senza convergenza, sarà maggioranza semplice o ricorso al Coni.

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