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Volate sempre più amare per la Dinamo

di Andrea Sini
Volate sempre più amare per la Dinamo

Sono ben 12 i punti buttati via dai biancoblù nei finali di gara punto a punto. Trend identico in Champions League

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SASSARI. Andare a cercarsela, e “trovarla” quasi sempre. Questione di centimetri, di dettagli, di triple da metà campo o di tabella che vanno dentro, e di altre triple che trovano solo il ferro. Ma anche e soprattutto questione di testa o, come ha detto ieri il presidente in una nota piuttosto dura, di concentrazione. La trasferta di Reggio Emilia mette ancora una volta la Dinamo di fronte ai suoi limiti e alla propria fragilità a livello caratteriale: se non sono overtime, sono comunque finali punto a punto persi per un soffio dopo avere dilapidato vantaggi anche consistenti. Il tutto porta i biancoblù ancora ai margini della zona playoff (in questo momento nuovamente fuori per la differenza canestri), con un bilancio complessivo di 9 vittorie e 9 sconfitte.

Crolli finali. L’elemento che salta all’occhio è ovviamente la difficoltà della squadra di Federico Pasquini di spuntarla nei finali punto a punto. Tra tutte le gare finite al fotofinish, sinora la Dinamo l’ha spuntata soltanto a Montichiari contro la Leonessa Brescia, dopo una grande rimonta. In tutti gli altri casi, Bamforth e compagni hanno fatto flop: tutti persi gli overtime giocati tra campionato e Champions League (-5 a Utena, -2 a Venezia, -7 contro Avellino e -6 a Desio contro Cantù), e perse in volata anche le gare interne con Pinar (-1) e Oldenburg (-7), quella di Bologna (-5), Pesaro (-3) e infine quella di domenica a Reggio Emilia (-2). In molte di queste gare ci sono stati fattori esterni che hanno oggettivamente penalizzato i sassaresi (i fischi arbitrali con Pinar e Oldenburg, la rimessa invertita a di Venezia, il tecnico di Paternicò con Cantù), ma – detto questo – gli indizi iniziano a essere troppi: la squadra difetta di leadership e di una mano sicura alla quale affidare i palloni caldi. Da questo punto di vista, l’esperto Hatcher è da considerarsi “non pervenuto”, mentre Bamforth, leader in campo ed elemento in grado di trascinare la squadra, nei finali tirati non ha mai mostrato particolare sangue freddo. Le palle perse al PalaBigi nei momenti chiave confermano quanto già visto in passato. Certo, se la sua tripla sulla sirena fosse andata dentro, ora si parlerebbe di “iceman”, ma al momento il campo non ha offerto una controprova reale.

Le amnesie. I finali indigesti però spiegano solo in parte le carenze a livello caratteriale della Dinamo di quest’anno: per comprendere meglio la situazione è sufficiente allargare il quadro e analizzare la progressione dei punteggi delle gare giocate. In almeno sei occasioni (tre in campionato, tre in coppa), Pierre e compagni hanno dilapidato vantaggi notevoli, costruiti con pazienza e buon gioco: elemento che conferma come il Banco sia in grado di giocare un’ottimo basket su entrambi i lati del campo. Domenica a Reggio al 29’ la Dinamo era avanti di 11; a Desio a 8’ dalla fine i sassaresi erano a +10 su Cantù; contro Avellino a fine terzo quarto il vantaggio era di 9 punti. E riavvolgendo il film della Champions, viene fuori il +9 al 28’ contro Pinar, il +10 al 27’ contro Oldenburg e il +5 a 4’ dalla fine a Utena, dopo una bella rincorsa dal -11. Tutte gare perse sciaguratamente.

La strigliata della società. «Da questo momento – ha detto il presidente Stefano Sardara attraverso il sito ufficiale –, per squadra e staff è di rigore assoluto la concentrazione, occorre essere focalizzati al massimo e non inciampare in blackout e cali di attenzione che compromettono i risultati. Il lavoro del gruppo è sotto la lente della società, i mezzi li abbiamo tutti e il lavoro dovrà andare prioritariamente in questa direzione. Non possiamo permetterci queste défaillance, i jolly per i cali di concentrazione sono finiti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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