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Una sola Corea e i Giochi per tutti

Una sola Corea e i Giochi per tutti

Domani la cerimonia d’apertura, curiosità per le cheerleaders arrivate dal Nord. L’auspicio del Papa

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PYEONGCHANG. Nello stadio a forma di pentagono, costato un occhio e che verrà smantellato a Giochi finiti, di sicuro il 4 non sarà celebrato. In Corea è un numero sfortunato, lo tolgono anche dalle pulsantiere degli ascensori (sostituito dal british fourth), guai quindi anche solo nominarlo nell'appuntamento che apre le Olimpiadi invernali di PyeongChang, domani. Qui infatti la marcia di avvicinamento ordinata e senza troppe sbavature vuole proseguire al meglio anche per la cerimonia inaugurale in cui l'unico vero nemico, sancita la tregua con Pyongyang e al momento circoscritta l'epidemia di Norovirus, è il freddo. Con il 'fischio’ d'inizio previsto per le 20 locali (in Italia sarà mezzogiorno) le temperature molto sotto lo zero: lo testimonia visivamente la sfilata di 229 cheerleaders della Corea del Nord arrivate ieri a PyeongChang - tra la curiosità del mondo - in cappotto rosso e colbacco. Prima conseguenza delle basse temperature - viste le quasi quattro ore di spettacolo -, tra parterre de roi e atleti c'è il fuggi fuggi generale dalla cerimonia. Molte le defezioni attese tra i campioni, soprattutto quelli impegnati a ridosso della sfilata, ma anche tra i membri del Cio e delle delegazioni.

La Corea del Sud sta facendo ogni sforzo per dare mostra del meglio di sé: un paese che vuole apparire al mondo unendo le sue peculiarità. L'hitech che va ben oltre il 2.0, ma anche la cultura che affonda in tradizioni antichissime. È proprio su questo aspetto che lo show che apre i Giochi farà perno: e poi la pace, denominatore comune di un'edizione olimpica che come non mai era stata annunciata di grande tensione e che invece ha riportato un dialogo interrotto da anni. Per questo a guidare la delegazione della Corea del nord (che oltre ai 22 atleti ammessi dal Cio conta anche la squadra delle cheerleder, una di taekwondo e musicisti pronti a esibirsi nel paese nemico), sarà la sorella minore del dittatore Kim, Kim Yo-jong.

Papa Francesco, mandando il suo speciale augurio della vigilia ha fatto una riflessione proprio sul tema pace: «La tradizionale tregua olimpica quest'anno acquista speciale importanza: delegazioni delle due Coree sfileranno insieme sotto un'unica bandiera. Questo fatto fa sperare in un mondo in cui i conflitti si risolvono pacificamente con il dialogo». Qui, seppur timidamente, l'aria è di festa: anche l'arrivo delle 280 giovani del regime di Pyongyang, cappotto rosso rubino e colbacco nella bella divisa dei nordcoreani, non è passato inosservato. Perché c'è grande attesa per quello che succederà tra esibizioni e cerimonia, quando le due Coree unite sfileranno per ultime sotto un'unica bandiera.

L'Italia con Arianna Fontana a portare il tricolore entrerà allo stadio come 59º Paese dopo l'Iran e prima di Israele. A inaugurare il giro con gli atleti la Grecia naturalmente, poi tre paesi che con neve e ghiaccio hanno poca dimestichezza: (Ghana, Nigeria e Sudafrica. Al 55º posto i russi senza patria sotto l'insegna Oar, al 26º lo squadrone Usa. Nella tribuna che conta, senza i grandi leader (tra i big il premier giapponese Shinzo Abe) diverse le teste coronate, primo fra tutti Alberto di Monaco. Per l'ultimo tedoforo la Corea sembra aver scelto: saranno tre, le olimpioniche di tiro con l'arco a Rio. Donne, in linea con questi Giochi che alla pace vogliono unire il rosa. Poi sarà show, di colori e musica tradizionale, di k-pop e storia, sport e tecnologia. Di un Paese che vuole farsi conoscere al mondo.



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