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Inaugurati i Giochi del disgelo

Inaugurati i Giochi del disgelo

Storica stretta di mano fra Corea del Sud e del Nord, ma gli Usa restano cauti. Applausi per l’Italia

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PYEONGCHANG. Una bandiera, due Paesi tornati una sola penisola. Poi una stretta di mano storica, un immagine simbolo nella speranza che tutto da ora non sia più come prima.

Nel freddo di PyeongChang il via dei Giochi invernali non è solo tamburi, danze, fuochi d'artificio: tutto si raccoglie intorno al motivo del disgelo tra le due Coree, che sfilano insieme, raccolgono il tripudio di uno stadio e i sorrisi dalla tribuna della sorella del dittatore del Nord, Kim Jong-un: in uno show dal forte valore simbolico, ma contenuto nei tempi e nelle modalità (complice il freddo polare che spazzava lo stadio e che ha snellito le delegazioni degli atleti) tutto ha ruotato sul tema della pace che da sportiva è di colpo diventata politica, quando il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in ha stretto la mano alla giovane rampolla dei Kim d'oltreconfine. Che ora potrebbe ricambiare l'invito.

Una pace intessuta dalla diplomazia dello sport e che se durerà sembra però non aver fatto breccia negli Usa con i quali il freddo resta: lo dimostra lo 'sgarbo’ del vicepresidente americano Pence, che ha disertato la cena con le due delegazioni coreane. Il gelo Usa è una nota in controtendenza, in uno spettacolo aperto da cinque bambini che cominciano il loro viaggio alla ricerca della pace. Lo fanno guidati da una grande tigre bianca, un animale simbolo per i coreani, uno dei quattro custodi protettori, che non a caso ha dato le sembianze alla mascotte olimpica. Poi spazio alla sfilata degli sportivi, delegazioni ai minimi termini, atleti-nazione come per Hong Kong. Tra il colore di sempre, la nazionale delle Bermuda sfila in calzoni corti, e quello inedito il via di questi Giochi ha comunque lasciato il segno. La Russia formato Oar, senza patria e senza bandiera causa doping ha sfoggiato la mise più sobria della sua storia: piumino lungo grigio e accessori bianchi quello che resta dello squadrone di Mosca prova a sorridere comunque. Davanti nessun portabandiera, due volontari e la bandiera con i cerchi olimpici. Ruba ancora qualche scatto il tongano che da aspirante campione di taekwondo in gara a Rio, dopo due anni si ripropone per le Olimpiadi invernali nello sci di fondo: nonostante la colonnina molto sotto lo zero Pita Tautatofua ha sfilato di nuovo a torso nudo. In una cerimonia che per numeri non ha potuto celebrare l'abraccio globale, non ci sono fischi per paesi considerati poco amici. Ci sono applausi per tutti, dagli Usa a Israele. Tanti anche quelli piovuti addosso all'Italia, guidata da Arianna Fontana che ha sventolato il tricolore con la stessa grinta con cui solca con le lame il ghiaccio. A chiudere le Coree unite, piumino lungo bianco e sulle spalle solo Corea: come la bandiera, unica come la penisola disegnata sopra. L'atto finale per l'accensione del tripode non poteva che finire nelle mani della stella di casa Yuna Kim, tornata sui pattini per regalarsi ancora un'emozione, anche se non quella di gareggiare alle Olimpiadi di casa. A portarle la fiaccola due giocatrici del team misto delle Coree unite di hockey, una del nord e una del sud. L'ennesimo atto simbolico di un'apertura dei Giochi che è stata molto più di una cerimonia: il sogno di una riunificazione, che forse illuderà il tempo di un'Olimpiade. Ma resta quella bandiera unica e quella stretta di mano che almeno qui un pò di pace hanno portato.



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