Il Cagliari mette nel mirino i punti deboli del Napoli
di Roberto Muretto
Diego Lopez studia le soluzioni per mettere in difficoltà i primi della classe. Ma i numeri sono (quasi) tutti dalla parte della capolista, una macchina da gol
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CAGLIARI. La classifica, i numeri della tabella a fianco, la differenza di valori tecnici tra le due squadre. Quasi una sentenza. Detto così Cagliari-Napoli non si dovrebbe nemmeno giocare. In realtà se si vanno a spulciare i numeri la capolista qualche punto debole ce l’ha. Ed è proprio su questi tasti che la squadra di Lopez dovrà battere per provare a fare quello che sarebbe un “miracolo”.
Tattica. Il Cagliari è una squadra che punta molto sulle corsie, mandare gli esterni al cross per sfruttare l’abilità nel gioco aereo di Pavoletti. Non è casuale se l’attaccante ha segnato cinque delle sei reti di testa. Il Napoli, invece, ha dei calciatori dai piedi raffinati, un palleggio di primissima qualità e spesso va in porta con scambi rapidi e inserimenti da dietro. Una delle lacune degli azzurri sono le palle alte. La formazione di Sarri è all’undicesimo posto nella speciale classifica dei cross, mentre i rossoblù, che hanno meno minuti di possesso palla, utilizzano questa arma per fare male agli avversari.
Occasioni. Il confronto non si pone perchè la differenza è abissale. I tiri verso la porta dei primi della classe sono stati finora 363, con una media appena superiore ai quattordici a partita. Praticamente il doppio di quelli del Cagliari. Ma questo è un dato scontato vista la differenza di valori tecnici nei singoli e del gruppo. Gli azzurri sono una formazione a cui piace far girare palla ma non disdegnano la corsa. Sono al quinto posto nella classifica dei chilometri percorsi, circa tremila in più dei sardi, squadra che predilige più il lancio lungo. Un sistema che senza un regista di ruolo (Cigarini è out per un mese) verrà utilizzato ancora di più perchè la circolazione della palla perderà sicuramente fluidità. Particolare che si è già notato sabato scorso nella sfida col Chievo e che viene evidenziato dai pochissimi assist vincenti (solo sette) fino a questo momento.
Dubbio. Affrontare il Napoli a viso aperto sarebbe un suicidio per il Cagliari. Ma anche chiudersi e aspettare gli azzurri sarebbe sbagliato perchè prima o poi il “muro” viene abbattuto. Va trovata una via di mezzo. L’allenatore del Cagliari dovrà decidere se confermare Padoin davanti alla difesa (al “Bentegodi” l’ex bianconero è sembrato un pesce fuor d’acqua in quel ruolo), oppure affidare questo compito a Barella. Qualcuno suggerisce Andrea Cossu, ma quando Lopez ha provato questa soluzione (è successo nella gara con la Fiorentina), il fantasista ha dimostrato di non avere più lo sprint e la condizione fisica per coprire quella porzione di campo che richiede un grande dispendio di energie.
Altri dubbi. Il mister uruguaiano sceglierà un centrocampo muscolare, oppure darà una nuova chance a Joao Pedro? Il brasiliano a Verona, schierato da seconda punta, è stato protagonista di una prestazione da dimenticare. Troppo fumoso e poco funzionale al tipo di partita che l’allenatore aveva impostato. Il Napoli gioca col centrocampo a tre, ma con i due esterni bassi che in fase di possesso spingono tantissimo. Avere la superiorità numerica in mezzo al campo può essere una possibilità concrete per creare qualche grattacapo a una squadra che sogna lo scudetto e che lunedì sera non è disposta a fare sconti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tattica. Il Cagliari è una squadra che punta molto sulle corsie, mandare gli esterni al cross per sfruttare l’abilità nel gioco aereo di Pavoletti. Non è casuale se l’attaccante ha segnato cinque delle sei reti di testa. Il Napoli, invece, ha dei calciatori dai piedi raffinati, un palleggio di primissima qualità e spesso va in porta con scambi rapidi e inserimenti da dietro. Una delle lacune degli azzurri sono le palle alte. La formazione di Sarri è all’undicesimo posto nella speciale classifica dei cross, mentre i rossoblù, che hanno meno minuti di possesso palla, utilizzano questa arma per fare male agli avversari.
Occasioni. Il confronto non si pone perchè la differenza è abissale. I tiri verso la porta dei primi della classe sono stati finora 363, con una media appena superiore ai quattordici a partita. Praticamente il doppio di quelli del Cagliari. Ma questo è un dato scontato vista la differenza di valori tecnici nei singoli e del gruppo. Gli azzurri sono una formazione a cui piace far girare palla ma non disdegnano la corsa. Sono al quinto posto nella classifica dei chilometri percorsi, circa tremila in più dei sardi, squadra che predilige più il lancio lungo. Un sistema che senza un regista di ruolo (Cigarini è out per un mese) verrà utilizzato ancora di più perchè la circolazione della palla perderà sicuramente fluidità. Particolare che si è già notato sabato scorso nella sfida col Chievo e che viene evidenziato dai pochissimi assist vincenti (solo sette) fino a questo momento.
Dubbio. Affrontare il Napoli a viso aperto sarebbe un suicidio per il Cagliari. Ma anche chiudersi e aspettare gli azzurri sarebbe sbagliato perchè prima o poi il “muro” viene abbattuto. Va trovata una via di mezzo. L’allenatore del Cagliari dovrà decidere se confermare Padoin davanti alla difesa (al “Bentegodi” l’ex bianconero è sembrato un pesce fuor d’acqua in quel ruolo), oppure affidare questo compito a Barella. Qualcuno suggerisce Andrea Cossu, ma quando Lopez ha provato questa soluzione (è successo nella gara con la Fiorentina), il fantasista ha dimostrato di non avere più lo sprint e la condizione fisica per coprire quella porzione di campo che richiede un grande dispendio di energie.
Altri dubbi. Il mister uruguaiano sceglierà un centrocampo muscolare, oppure darà una nuova chance a Joao Pedro? Il brasiliano a Verona, schierato da seconda punta, è stato protagonista di una prestazione da dimenticare. Troppo fumoso e poco funzionale al tipo di partita che l’allenatore aveva impostato. Il Napoli gioca col centrocampo a tre, ma con i due esterni bassi che in fase di possesso spingono tantissimo. Avere la superiorità numerica in mezzo al campo può essere una possibilità concrete per creare qualche grattacapo a una squadra che sogna lo scudetto e che lunedì sera non è disposta a fare sconti.
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