Rossoblù già in campo poi soltanto le lacrime
di Roberto Muretto
I giocatori hanno appreso la notizia da Giulini durante il riscaldamento a Genova immediata la decisione di non giocare, condivisa anche dai tifosi in tribuna
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INVIATO A GENOVA. La notizia della morte di Davide Astori a Genova è arrivata alle 11,45. I giocatori del Cagliari erano già sul campo di "Marassi" per il riscaldamento. Lo stadio stava pian piano riempiendosi. A mezz’ora dall’inizio, cosa insolita, i rossoblù sono stati richiamati negli spogliatoi. Si capisce che c’è qualcosa che non va. In quello stesso istante la notizia viene battuta dalle agenzie e si diffonde in un attimo. Nella tribuna stampa c’è fermento, tutti chiedono dettagli, vogliono sapere che cosa è successo.
La notizia. I primi ad essere messi a conoscenza dell’accaduto sono stati il presidente Tommaso Giulini che in quel momento era insieme al suo vice Filucchi e al direttore sportivo Rossi. Dopo aver metabolizzato a fatica la bruttissima notizia, il patron ha preso in mano la situazione. Ha informato il tecnico Diego Lopez per due stagioni compagno di squadra del difensore della Fiorentina. Il mister uruguaiano ha avuto una leggera crisi, non riusciva a smettere di piangere. Giulini ha poi chiamato il capitano Daniele Dessena, che una volta messo al corrente è rimasto di pietra, incredulo. È stato lui, con la voce rotta dall’emozione, a informare la squadra in uno spogliatoio dove è calato un silenzio irreale, stanzone dove si sono sentiti tanti singhiozzi.
Non si gioca. Il patron del Cagliari, con la morte nel cuore (ha conosciuto il giocatore quando ha acquistato il club, cedendolo a fine estate alla Roma), dopo aver riordinato le idee ed essersi ripreso dallo choc, ha capito che non c’erano le condizioni per giocare la partita. Ha informato gli arbitri, la Lega e la Figc. Il Genoa ha detto sì senza esitazioni. Dopo una mezzoretta è arrivato anche l’ok della Lega, che successivamente (intorno alle 12,30) ha deciso di fermare il calcio per lutto, trasmettendo un messaggio importante: il pallone, mondo dove ormai conta solo il business ha rispetto dei sentimenti. Sul tabellone luminoso dello stadio è stata proiettata la fotografia di Davide Astori, dalle tribune si è levato un fortissimo e commosso applauso ed è stato scandito il nome del giocatore. Giulini, è uscito dal tunnel, ha attraversato tutto il campo e accompagnato dal direttore generale Mario Passetti, è voluto andare personalmente nello spazio riservato alla tifoseria rossoblù per dare la notizia. I supporters lo hanno ascoltato in rigoroso silenzio, ma non ce l’hanno fatta a mascherare il dolore. Le lacrime hanno rigato il volto di molti di loro, sgomenti, dispiaciuti.
Ricordi I tifosi rimasti legati ad Astori che in Sardegna ha trascorso sei anni, lasciando ricordi importanti non solo sul piano strettamente sportivo, ma anche su quello umano. Davide a Cagliari aveva tanti amici, gestiva un’attività commerciale (gelateria) e quando ne aveva la possibilità tornava volentieri nell’isola insieme alla compagna Francesca.
Commozione. Negli spogliatoi dello stadio "Marassi" si è creata una situazione surreale. Un silenzio assoluto, rispettoso. Chi parla lo fa a bassa voce. Sono passate da poco le 13,45 quando, allo spicciolata i giocatori del Cagliari salgono sul pullman che li aspetta nel piazzale antistante per portarli all’aeroporto di Milano Linate dove alle 18,15 hanno preso il volo per tornare a casa. Bocche cucite e facce stravolte. Nessuna dichiarazione, tanto dolore per la scomparsa di un collega, per molti soprattutto un amico. Con qualche giocatore era in contatto. Si sentiva tutte le settimane. Magari stava già cominciando a programmare le prossime vacanze, da trascorrere insieme. La società rossoblù ha espresso con una nota sul proprio sito ufficiale il cordoglio: Ciao Davide – è stato scritto – resterai per sempre nei nostri cuori. Poche parole. Quando succedono queste tragedie, diventano superflue.
La notizia. I primi ad essere messi a conoscenza dell’accaduto sono stati il presidente Tommaso Giulini che in quel momento era insieme al suo vice Filucchi e al direttore sportivo Rossi. Dopo aver metabolizzato a fatica la bruttissima notizia, il patron ha preso in mano la situazione. Ha informato il tecnico Diego Lopez per due stagioni compagno di squadra del difensore della Fiorentina. Il mister uruguaiano ha avuto una leggera crisi, non riusciva a smettere di piangere. Giulini ha poi chiamato il capitano Daniele Dessena, che una volta messo al corrente è rimasto di pietra, incredulo. È stato lui, con la voce rotta dall’emozione, a informare la squadra in uno spogliatoio dove è calato un silenzio irreale, stanzone dove si sono sentiti tanti singhiozzi.
Non si gioca. Il patron del Cagliari, con la morte nel cuore (ha conosciuto il giocatore quando ha acquistato il club, cedendolo a fine estate alla Roma), dopo aver riordinato le idee ed essersi ripreso dallo choc, ha capito che non c’erano le condizioni per giocare la partita. Ha informato gli arbitri, la Lega e la Figc. Il Genoa ha detto sì senza esitazioni. Dopo una mezzoretta è arrivato anche l’ok della Lega, che successivamente (intorno alle 12,30) ha deciso di fermare il calcio per lutto, trasmettendo un messaggio importante: il pallone, mondo dove ormai conta solo il business ha rispetto dei sentimenti. Sul tabellone luminoso dello stadio è stata proiettata la fotografia di Davide Astori, dalle tribune si è levato un fortissimo e commosso applauso ed è stato scandito il nome del giocatore. Giulini, è uscito dal tunnel, ha attraversato tutto il campo e accompagnato dal direttore generale Mario Passetti, è voluto andare personalmente nello spazio riservato alla tifoseria rossoblù per dare la notizia. I supporters lo hanno ascoltato in rigoroso silenzio, ma non ce l’hanno fatta a mascherare il dolore. Le lacrime hanno rigato il volto di molti di loro, sgomenti, dispiaciuti.
Ricordi I tifosi rimasti legati ad Astori che in Sardegna ha trascorso sei anni, lasciando ricordi importanti non solo sul piano strettamente sportivo, ma anche su quello umano. Davide a Cagliari aveva tanti amici, gestiva un’attività commerciale (gelateria) e quando ne aveva la possibilità tornava volentieri nell’isola insieme alla compagna Francesca.
Commozione. Negli spogliatoi dello stadio "Marassi" si è creata una situazione surreale. Un silenzio assoluto, rispettoso. Chi parla lo fa a bassa voce. Sono passate da poco le 13,45 quando, allo spicciolata i giocatori del Cagliari salgono sul pullman che li aspetta nel piazzale antistante per portarli all’aeroporto di Milano Linate dove alle 18,15 hanno preso il volo per tornare a casa. Bocche cucite e facce stravolte. Nessuna dichiarazione, tanto dolore per la scomparsa di un collega, per molti soprattutto un amico. Con qualche giocatore era in contatto. Si sentiva tutte le settimane. Magari stava già cominciando a programmare le prossime vacanze, da trascorrere insieme. La società rossoblù ha espresso con una nota sul proprio sito ufficiale il cordoglio: Ciao Davide – è stato scritto – resterai per sempre nei nostri cuori. Poche parole. Quando succedono queste tragedie, diventano superflue.
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