L’emozione di Travis Diener: «All’inizio le gambe mi tremavano»
L’idolo dei tifosi racconta la sua prima volta da avversario contro la Dinamo. «La partita più difficile della mia vita, accoglienza super»
SASSARI. Sei mesi per immaginarlo, aspettarlo e soprattutto temerlo. Perché la verità è che il pensiero del ritorno a Sassari da avversario gli ha levato parecchie ore di sonno e gli ha fatto tremare le gambe prima della partita. «Bellissimo, intenso, ma ora lo posso dire: meno male è passato». Travis Diener spizzica calamari fritti con le mani e tira un sospiro di sollievo.
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Il turbine di emozioni nel quale è entrato sabato mattina, al momento dell’arrivo a Sassari, è ormai alle spalle: 36 ore, 40 minuti di battaglia, 2mila autografi e 3mila foto più tardi, l’ex idolo dei tifosi biancoblù prova a mettere ordine alle sue sensazioni. «È stato fantastico, non ero mai stato tanto emozionato in vita mia come in questo prepartita», aveva raccontato un’ora prima in sala stampa, e ora, con una birra davanti, conferma tutto. «La partita più difficile della mia vita – racconta –. Sassari per me è un posto speciale, non ci tornavo da un po’ e soprattutto non ci avevo mai giocato da avversario. È stato bello ritrovare tanti amici, ma avvicinarsi alla partita non è stato facile, dal punto di vista mentale. Per fortuna una volta sul parquet mi sono un po’ calmato».
Ovazioni, cori, tanti striscioni. Il più bello, in inglese, recitava così: “Il re è tornato, ma per noi non è mai andato via. Ti amiamo, Travis”. Perché il suo rapporto con l’ambiente biancoblù, davvero viscerale per 4 anni, in fondo è rimasto intatto. Persino il suo ingresso nella sala interna del Quirinale, il ristorante del suo vecchio amico Tony, è stato salutato da un applauso da parte di tutti i presenti. E in tanti, a turno, si sono alzati da tavola per una stretta di mano, un saluto, un “ti ricordi?”, un “ci vediamo ai playoff”. Travis sorride, manda giù un sorso di birra e poi sospira. «La verità è che per noi ora si fa dura, per i playoff ci sono concorrenti fortissime, a partire dalla Dinamo. Per vincere questa partita avremmo dovuto fare qualcosa di più, ma la Dinamo è forte, lunga, attrezzata. E ha un grande pubblico. Io ne so qualcosa».
Allo stesso tavolo, oltre a sua moglie Rosamaria, volata a Sassari per l’occasione, altre due leggende biancoblù: suo cugino Drake e l’ex capitano Manuel Vanuzzo. Parlano di vecchi compagni, di vecchie trasferte. Alle 4 passate fuori c’è una tormenta di vento e pioggia ma è ora di ripartire. Ancora un paio di foto ricordo, qualche abbraccio e gli ultimi clienti che dai tavoli vicini sollevano il mirto e lo salutano con un brindisi. «Meno male è finita, ma mi piacerebbe rivivere una giornata come questa». Arrivederci, Travis.
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