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Cagliari dall’inferno al paradiso

di Roberto Muretto
Cagliari dall’inferno al paradiso

A Benevento succede tutto nel recupero: Pavoletti e Barella (rigore) ribaltano il risultato

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INVIATO A BENEVENTO. Fino al 91' il Cagliari era sulla porta dell'inferno. E in un mare di guai. In pochi minuti tutto è cambiato: i rossoblù sono passati dalla disperazione alla gioia facendo, forse, un passo decisivo verso la salvezza. Il gol di Brignola in avvio di ripresa aveva dato una mazzata alla squadra di Lopez. Nel recupero c'è stato il miracolo. Prima Pavoletti ha segnato di testa la rete del pari e a pochi secondi dalla fine, Barella ha trasformato il rigore (mano di Sandro sul cross di Nicolò) che ha regalato al Cagliari una vittoria di platino. Un finale di partita thrilling, che in qualche modo restituisce alla formazione guidata da Lopez quanto gli era stato tolto sette giorni prima con la fortunosa magia di Immobile. Una reazione che forse nemmeno il mister sia spettava, anche se gli va dato il merito di aver avuto il coraggio di mettere in campo tutti gli attaccanti a disposizione, coraggio che è stato premiato. Non si può dire che sia un successo meritato, ma a questo punto della stagione conta solo il risultato e i Quattro Mori a quota 29 punti stanno molto più tranquilli.

Conferme. Il Cagliari schiera la stessa formazione che ha messo alla frusta la Lazio. Lopez riconsegna a Barella le chiavi del centrocampo e ripropone Miangue (Lykogiannis resta a casa per infortunio) sulla corsia di sinistra. Padoin a sinistra e Ionita dalla parte opposta fanno le mezze ali, Han e Pavoletti le bocche da fuoco. Il Benevento risponde con il 4-2-3-1. Coda è il terminale offensivo, Djuricic e Guilherme stanno molto larghi controllati a vista da Faragò e Miangue.

Confusione. Il Cagliari si specchia, porta troppo palla e commette un grave errore contro un avversario aggressivo, che attacca benissimo gli spazi e trova terreno fertile quando riparte perchè i rossoblù spesso sono fuori posizione. Troppe incertezze di Barella e Ceppitelli in fase di impostazione, ma soprattutto si ha la sensazione che gli uomini di De Zerbi siano più determinati, abbiano più voglia di vincere. La conferma sono i contrasti, quasi tutti a favore dei locali, sempre primi sulle seconde palle.

Diego furioso. Lopez si sbraccia, chiede ai suoi di alzare il livello di attenzione, essere più ordinati, giocare con tocchi di prima, tirare fuori gli artigli, fare la faccia cattiva. Lo spavento è tanto quando il palo ribatte la conclusione di Brignola. Ma l'avvertimento non fa cambiare atteggiamento del Cagliari che continua a giocare in modo compassato, facendo l'esatto contrario di quanto chiesto dal mister che voleva comandare il gioco. Un atteggiamento incomprensibile considerato che in palio ci sono punti che valgono doppio.

Doccia gelata. Il secondo tempo è cominciato da una manciata di secondi quando il Benevento raccoglie i frutti di quanto seminato nella prima frazione. Brignola "fredda" Cragno con una sassata dal limite che si infila sotto la traversa. I rossoblù sono in bambola tenuti in piedi da Cragno, decisivo prima su Venuti e dopo su Viola. La formazione di casa ha una marcia in più e quella "fame" che la squadra sarda ha lasciato negli spogliatoi. E non si capisce perchè. Al Cagliari mancano le idee.

Lopez cambia. La partita è in salita, il tecnico del Cagliari decide di aumentare il peso offensivo: fuori Ionita, dentro Sau che gioca sulla stessa linea di Han, alle spalle di Pavoletti. I rossoblù danno segni di vita e alzano il baricentro. Dentro anche il colombiano Ceter (esordio in A) al posto di Han. In campo anche Farias, fuori Castan. Gli schemi che vanno a farsi benedire. Il Cagliari non crea pericoli. Anzi, rischia in almeno due occasioni di subire il secondo gol.

Finale incredibile. Ormai il Cagliari sembra rassegnato ma all'improvviso scocca la scintilla. Pavoletti corregge in rete la spizzata di testa di Miangue e subito dopo Barella si procura il rigore (mano di Sandro), concesso dopo aver consultato il Var, che lo stesso Nicolò trasforma e dà il via a una festa. Ma fino a poco prima si stava celebrando un funerale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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