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pallone in lutto 

Addio a Emiliano Mondonico Toro e Atalanta nel suo cuore

Addio a Emiliano Mondonico Toro e Atalanta nel suo cuore

ROMA. Battagliero, grintoso, per molti il “campione degli outsider”, con quell'aria sorniona che ha fatto innamorare i nostalgici del suo calcio ma anche gli avversari. Per tutti era il “Mondo”, per...

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ROMA. Battagliero, grintoso, per molti il “campione degli outsider”, con quell'aria sorniona che ha fatto innamorare i nostalgici del suo calcio ma anche gli avversari. Per tutti era il “Mondo”, per altri “l'uomo della sedia”. Emiliano Mondonico se ne è andato ieri, a 71 anni, stroncato dal male che lo ha marcato a uomo per sette lunghi anni. Re del buon calcio di provincia ma anche allenatore capace di imprese che hanno lasciato il segno, soprattutto con le sue due squadre del cuore, Atalanta e Torino, come la semifinale di Coppa delle Coppe contro il Malines con gli orobici nel 1988 o la sfortunata finale di Coppa Uefa nel '92 con i granata contro l'Ajax.

È stato quello probabilmente il più bel Toro dell' ultimo quarto di secolo. Una squadra di grandi giocatori (tra gli altri, Lentini, Casagrande, Bruno, Annoni, Marchegiani, Vazquez) che ebbero la fortuna di trovare un grande direttore d'orchestra. Nato a Rivolta d'Adda, il “Mondo” sbocciò come calciatore nella sua Cremona, giocava all'ala ed era “uno scavezzacollo”; per qualche tempo, quando diventò granata fu definito il nuovo Meroni. Un'etichetta che non gli portò fortuna e che lo vide peregrinare per un'altra decina d'anni tra Monza, Bergamo e di nuovo Cremona.

Smessi gli scarpini e indossata la tuta di allenatore, il “Mondo” intraprese la strada che lo avrebbe portato nella ristretta cerchia degli indimenticabili. Per via, da principio, della sua prima grande impresa, la Cremonese in A dopo 54 anni e poi per i prodigi compiuti sulla panchina delle due squadre che ne hanno segnato la storia, l'Atalanta per sette stagioni (suddivise in due periodi distinti), che portò prima in Serie A e poi alla semifinale di Coppa Uefa, e il Torino con cui ha vinto una Coppa Italia e disputato la finale Uefa passata alla storia per la celebre scena della sedia rabbiosamente agitata in cielo per protestare contro l'arbitro che non aveva concesso un rigore per fallo su Cravero.

Altri tempi e un altro calcio, quello di un vero sportivo, innamorato del pallone (ha allenato anche Napoli, Cosenza, Fiorentina, Albinoleffe e Novara, l'ultimo club quando la malattia aveva già fatto capolino e stava avanzando inesorabilmente) ma anche con una profonda e costante disponibilità nel sociale, prendendosi cura dei bambini affetti da problemi oncologici, di ex alcolisti e di ex tossicodipendenti. Opinionista e commentatore tv, con il tono, il sorriso, le capacità giuste e quella qualità mai banale e scontata riconosciutagli da tutti.

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