«Ho provato a farvi vincere, però...»
di Mario Carta
Sacchetti dopo 7 stagioni torna da avversario: «È un momento difficile ma la Dinamo si ricompatterà, i playoff sono là»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Prima gli autografi, i selfie, la stretta di mano e l’occhiolino all’amico lassù, in terza fila. Poi poco prima della fine del riscaldamento la rottura del rituale per andare ad abbracciare un amico particolare, nel settore riservato ai disabili. Poi l’ovazione e gli striscioni dalla tribuna. No, non è stata una giornata normale, quella di ieri, per Brian Sacchetti. «E non poteva che essere così – ha detto a fine gara il giocatore che per 7 stagioni è stato il numero 14 della Dinamo –. Ringrazio tutti perché mi avete, sardi e sassaresi, fatto sentire di nuovo a casa. È importante trovare tanto affetto quando torni in un posto dove hai dato tanto e che ti ha dato tanto. È stato speciale».
È stata una vittoria speciale. «Sapevamo che avremmo trovato una Dinamo non con le spalle al muro ma decisa ad aggredirci, con il nuovo coach e l’obiettivo playoff da difendere – ha proseguito Brian –. Nel finale punto a punto ci ha aiutati la nostra leggerezza mentale, e abbiamo preso due punti fondamentali».
Una partita da ricordare, per Sacchetti, ma non per la sua prestazione: un solo punto, 0/3 dal campo in quasi 17 minuti. «All’inizio l’ho sentita – ammette –, ero commosso per l’accoglienza. Cerchi di non pensarci, poi una volta alzata la palla a due si pensa a giocare. Diciamo che ho provato a dare... una mano alla Dinamo, ma non è bastato», sorride.
«Scherzi a parte – prosegue l’ala di Brescia e della Nazionale –, faccio i migliori auguri alla Dinamo. Cambiare allenatore ti può dare una scossa ma per cambiare ci vuole tempo. Brescia ha un gruppo che va avanti dalla scorsa stagione, un gruppo unito che guarda davanti a sé domenica dopo domenica, senza pensare alle altre squadre ma solo ad essere se stessa. Sassari sta vivendo un momento complicato ma deve restare unita. Tutti: giocatori, staff e tifosi, per continuare a lottare per i playoff. E io so bene quanto può essere decisivo il pubblico di Sassari, da sempre il sesto uomo in campo. Ci sono ancora 10 punti in palio e c’è un grande equilibrio, la stagione è tutta da giocare».
Poi, un pensiero per l’amico-fratello Jack Devecchi. «Cosa ci siamo detti quando mi ha marcato? Non posso dirlo, scatterebbero troppi beeep per coprirmi – ha sorriso –. Sono contento di averlo ritrovato. Solo parole al miele per lui, così mi offre una birra, E comunque lui è un grande, e saprà portare il fardello dell’essere capitano in questo momento di difficoltà». Poi via, per una serata diversa. Un gruppo di amici gli ha organizzato un riuscito pranzo di bentornato al centro storico. Pietanze tipiche e come regalo la riproduzione di un candeliere. Da Sassari, a un sassarese.
È stata una vittoria speciale. «Sapevamo che avremmo trovato una Dinamo non con le spalle al muro ma decisa ad aggredirci, con il nuovo coach e l’obiettivo playoff da difendere – ha proseguito Brian –. Nel finale punto a punto ci ha aiutati la nostra leggerezza mentale, e abbiamo preso due punti fondamentali».
Una partita da ricordare, per Sacchetti, ma non per la sua prestazione: un solo punto, 0/3 dal campo in quasi 17 minuti. «All’inizio l’ho sentita – ammette –, ero commosso per l’accoglienza. Cerchi di non pensarci, poi una volta alzata la palla a due si pensa a giocare. Diciamo che ho provato a dare... una mano alla Dinamo, ma non è bastato», sorride.
«Scherzi a parte – prosegue l’ala di Brescia e della Nazionale –, faccio i migliori auguri alla Dinamo. Cambiare allenatore ti può dare una scossa ma per cambiare ci vuole tempo. Brescia ha un gruppo che va avanti dalla scorsa stagione, un gruppo unito che guarda davanti a sé domenica dopo domenica, senza pensare alle altre squadre ma solo ad essere se stessa. Sassari sta vivendo un momento complicato ma deve restare unita. Tutti: giocatori, staff e tifosi, per continuare a lottare per i playoff. E io so bene quanto può essere decisivo il pubblico di Sassari, da sempre il sesto uomo in campo. Ci sono ancora 10 punti in palio e c’è un grande equilibrio, la stagione è tutta da giocare».
Poi, un pensiero per l’amico-fratello Jack Devecchi. «Cosa ci siamo detti quando mi ha marcato? Non posso dirlo, scatterebbero troppi beeep per coprirmi – ha sorriso –. Sono contento di averlo ritrovato. Solo parole al miele per lui, così mi offre una birra, E comunque lui è un grande, e saprà portare il fardello dell’essere capitano in questo momento di difficoltà». Poi via, per una serata diversa. Un gruppo di amici gli ha organizzato un riuscito pranzo di bentornato al centro storico. Pietanze tipiche e come regalo la riproduzione di un candeliere. Da Sassari, a un sassarese.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
