Il tricolore del Cagliari si studia a scuola
di Mario Frongia
I protagonisti di un’impresa che ha fatto storia festeggiati dai ragazzi del liceo Siotto: «Senza ricordi non c’è futuro»
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CAGLIARI. Un miracolo da non scordare e lucidare con cura. Lo scudetto del Cagliari va oltre le gesta di un gruppo che aveva in Gigi Riva un feroce esecutore. Una squadra del Sud, figlia di una terra martoriata da crisi, sequestri e indifferenza, grimaldello di riscatto e fierezza di un popolo: «In trasferta ci urlavano banditi e pecorai» ricorda Ricciotti Greatti. «Al Nord, alla rifinitura assistevano migliaia di emigrati. Ci ripetevamo che anche per quella gente dovevamo dare tutto» rilancia Giuseppe Tomasini. Il quadro è nitido: guai a chi dimentica. E bene hanno fatto il Cagliari di oggi e il liceo "Siotto Pintor" a commemorare i 48 anni della conquista dello scudetto. Oltre duecento ragazzi - e tra questi la nipote di Rombo di tuono, Virginia Riva, figlia del primogenito Nicola - ad ascoltare le storie di un gruppo di ragazzi che seppe vincere sul campo e fu più forte anche dei pregiudizi.
Anche per questo il titolo del '69/70 brilla ancora. Tomasini e Greatti, Cesare Poli e Adriano Reginato, supportati da Dionisio Mascia, già direttore e capo dello sport dell'Unione Sarda, e Mario Guerrini, inviato Rai, moderati dal cronista Nicola Muscas hanno messo in fila eventi ed emozioni. «Eravamo davvero amici. Arrivai al Cagliari quando si finiva in Sardegna per punizione. Ricordo il viaggio da Olbia, strade assurde, non finiva mai. Ci siamo guadagnati rispetto e simpatia grazie alla bellezza del nostro gioco. Quando mi diedero al Vicenza rifiutai, rinunciando a tanti soldi. Mi ero innamorato della Sardegna» rimarca Greatti, regista che firmava calcio d'autore. «Ragazzi, non c'è futuro senza storia dietro. Noi abbiamo capito di aver vinto lo scudetto dopo 5, 6 anni. Per la Sardegna, considerata colonia, è stata l'entrata in Italia. Il Cagliari attuale? Zoppica, non sarà facile ma troverà le forze per salvarsi» aggiungono Tomasini e Greatti.
«Siate portatori di valori che nulla abbiano a che fare con gli episodi di violenza bestiale dei giorni scorsi, in aereo e all'arrivo del Cagliari a Elmas» sottolinea Mascia. Applausi. Da Guerrini un aneddoto mai svelato prima: «Dopo Juve-Cagliari 2-2 rientrai da Torino a Roma con l'arbitro Lo Bello. Mi disse che Riva lo aveva mandato al diavolo e aveva fatto finta di non sentire. Sul rigore al Cagliari ammise che se Riva lo avesse sbagliato, l'avrebbe fatto ripetere».
Pallonate in bianco e nero. «Gigi aveva un caratterino. Un sera mise sotto la doccia l'inviato di un quotidiano nazionale» riannoda Mascia. «Con i giornalisti c'era un rapporto confidenziale che oggi non è possibile. Gigi? Un fenomeno. Il Cagliari in lotta per non retrocedere? Qualcosa si è incrinata, ma si salva» taglia corto Poli. Un team quadrato. «Avremmo potuto vincere sia l'anno prima che quello dopo. Se Gigi non avesse regalato le gambe alla nazionale» spiega Reginato. Con alle spalle i video su gol e vittorie, i quattro rispondono agli studenti. «Il record di imbattibilità del 1966/67? Fortuna che divido con i compagni. Eravamo forti in tutti i reparti. Riva? Metteva 15 palloni al limite dell'area e calciava un'ora al giorno, ne uscivo frastornato. Silvestri? Un duro, mentre Scopigno ci responsabilizzava» racconta Reginato. Sul tecnico del '69/70, rilancia Poli: «Disincantato, pareva non gli importasse nulla ma di noi sapeva tutto". La storia siamo noi, canta De Gregori. Un liceale insiste: "Riva? Un condottiero leale e coraggioso. E noi – chiude Tomasini – lo seguivamo».
Anche per questo il titolo del '69/70 brilla ancora. Tomasini e Greatti, Cesare Poli e Adriano Reginato, supportati da Dionisio Mascia, già direttore e capo dello sport dell'Unione Sarda, e Mario Guerrini, inviato Rai, moderati dal cronista Nicola Muscas hanno messo in fila eventi ed emozioni. «Eravamo davvero amici. Arrivai al Cagliari quando si finiva in Sardegna per punizione. Ricordo il viaggio da Olbia, strade assurde, non finiva mai. Ci siamo guadagnati rispetto e simpatia grazie alla bellezza del nostro gioco. Quando mi diedero al Vicenza rifiutai, rinunciando a tanti soldi. Mi ero innamorato della Sardegna» rimarca Greatti, regista che firmava calcio d'autore. «Ragazzi, non c'è futuro senza storia dietro. Noi abbiamo capito di aver vinto lo scudetto dopo 5, 6 anni. Per la Sardegna, considerata colonia, è stata l'entrata in Italia. Il Cagliari attuale? Zoppica, non sarà facile ma troverà le forze per salvarsi» aggiungono Tomasini e Greatti.
«Siate portatori di valori che nulla abbiano a che fare con gli episodi di violenza bestiale dei giorni scorsi, in aereo e all'arrivo del Cagliari a Elmas» sottolinea Mascia. Applausi. Da Guerrini un aneddoto mai svelato prima: «Dopo Juve-Cagliari 2-2 rientrai da Torino a Roma con l'arbitro Lo Bello. Mi disse che Riva lo aveva mandato al diavolo e aveva fatto finta di non sentire. Sul rigore al Cagliari ammise che se Riva lo avesse sbagliato, l'avrebbe fatto ripetere».
Pallonate in bianco e nero. «Gigi aveva un caratterino. Un sera mise sotto la doccia l'inviato di un quotidiano nazionale» riannoda Mascia. «Con i giornalisti c'era un rapporto confidenziale che oggi non è possibile. Gigi? Un fenomeno. Il Cagliari in lotta per non retrocedere? Qualcosa si è incrinata, ma si salva» taglia corto Poli. Un team quadrato. «Avremmo potuto vincere sia l'anno prima che quello dopo. Se Gigi non avesse regalato le gambe alla nazionale» spiega Reginato. Con alle spalle i video su gol e vittorie, i quattro rispondono agli studenti. «Il record di imbattibilità del 1966/67? Fortuna che divido con i compagni. Eravamo forti in tutti i reparti. Riva? Metteva 15 palloni al limite dell'area e calciava un'ora al giorno, ne uscivo frastornato. Silvestri? Un duro, mentre Scopigno ci responsabilizzava» racconta Reginato. Sul tecnico del '69/70, rilancia Poli: «Disincantato, pareva non gli importasse nulla ma di noi sapeva tutto". La storia siamo noi, canta De Gregori. Un liceale insiste: "Riva? Un condottiero leale e coraggioso. E noi – chiude Tomasini – lo seguivamo».
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