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L’Olbia chiama e Mossa c’è «Ho creduto di sognare»

L’Olbia chiama e Mossa c’è «Ho creduto di sognare»

Esordio in serie C per il talento gallurese che disse no alla Primavera del Toro Il centravanti delle giovanili in campo contro il Prato: un’emozione fortissima

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OLBIA. La classe gallurese va in paradiso. La gloria è ancora lontana, ma l’esordio in serie C del ’99 Antonio Mossa, centravanti delle giovanili dell’Olbia, rappresenta sogno e speranza in una nuova generazione di talenti fatti in casa. Merito della società del presidente Alessandro Marino, che sui giovani ha impostato un grande lavoro di valorizzazione. C’è poi l’esperienza di Bernardo Mereu, allenatore e maestro di vita per i ragazzi, ma soprattutto l’impegno suo, di Antonio Mossa, nato a Poggibonsi da genitori sardi lontani dall’isola per lavoro, ma vissuto a Tempio.

Cuore e spirito gallurese, che a meno di 20 minuti dalla fine della partita contro il Prato ha fatto il suo ingresso in campo in sostituzione di Silenzi. «Quando il mister mi ha chiamato per il riscaldamento, ho pensato subito che sarebbe potuto essere il giorno del mio esordio – racconta Antonio Mossa – Non era scontato, ma ci speravo. Ero molto emozionato, difficile descrivere quello che ti passa per la testa in quei momenti, ma una cosa era sicura: avevo tantissima voglia di giocare». Mossa è arrivato a Olbia dal Calangianus, dove lo scorso anno aveva disputato il campionato di Eccellenza, segnando 9 reti. Non una scelta scontata quella di Olbia. Anzi, possiamo parlare di una vera e propria scelta di vita. In estate l’aveva chiamato anche il Torino, per aggregarlo alla squadra Primavera, lui però aveva scelto l’Olbia, giocando da protagonista nella Berretti e realizzando 6 reti in campionato. Ora si allena da un paio di mesi regolarmente con la prima squadra. Il suo esordio testimonia la costante attenzione che l’Olbia mostra verso i talenti del territorio e l’investimento sulla loro crescita, puntando a farli diventare in futuro riferimenti per la prima squadra. «Prima di entrare in campo ho rivisto in pochi secondi i momenti più belli e meno belli che mi ha dato il calcio, con un contorno di sensazioni che porterò sempre nel cuore – continua il giovane attaccante dell’Olbia – Devo ringraziare per questo la società e il mister Mereu che stanno credendo in me, ma soprattutto la mia famiglia che mi ha sostenuto sempre». Un esordio, quello col Prato, che certamente non rappresenta un punto di arrivo. Un’immagine da ricordare? «Più che un’immagine mi rimarrà impressa tutta la situazione, sembrava un sogno», continua Mossa. Olbia fucina di talenti, che conferma questa sua vocazione per la valorizzazione dei calciatori del futuro provenienti da tutto il nord Sardegna e offre opportunità per tutti i giovani calciatori sardi. Sulla strada di Mossa, perché a volte l’orgoglio gallurese vale più di una maglia del Toro.

Giandomenico Mele

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