Full immersion sarda di Dotto
Il campione europeo di nuoto per tre giorni nell’isola: «Anche qui state lavorando molto bene»
4 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. «Verrò a dire ai ragazzini che nella vita non c’è niente di impossibile. Che con il sacrificio e la passione si possono raggiungere traguardi che sembrano lontanissimi. Verrò per nuotare con loro perchè sono convinto che nello sport valgono sì le medaglie ma vale soprattutto l’esempio». Parole (e musica) di Luca Dotto campione europeo in carica sui 100 stile libero, più volte tricolore di nuoto nelle gare di velocità pura. Un Campione con la C maiuscola, uno dei protagonisti della rivoluzione azzurra nel mondo delle piscine.
Dotto, perchè in Sardegna?
«Perchè c’è una collaborazione che va avanti da diversi anni con la Sport Full Time e con la Albatros e mi fa piacere dare una mano agli amici. Tra l’altro Sardegna è sinonimo di vacanza e ci torno sempre con piacere».
Come spiega il boom del nuoto italiano?
«La ricetta è semplicissima: lavoro, passione e sacrificio. Il nuoto italiano sta crescendo perchè abbiamo una scuola di base molto buona, con istruttori preparati e allenatori che sanno fare il loro lavoro. Sono in crescita anche le piscine e il numero dei ragazzi che le frequentano».
Siamo al top o ci sono ancora margini di crescita?
«Non si è mai al top. Il movimento è cresciuto tanto ma ci sono nazioni come gli Usa e l’Australia che sono ancora distanti. Possiamo raggiungerle? Forse sì. Di sicuro possiamo provarci».
Come si fa a convincere un ragazzino a fare nuoto?
«Devo ammettere che il nostro non è uno sport divertente perchè non è un gioco e non c’è un contatto con l’avversario. Però l’acqua ha un fascino speciale e regala sensazioni uniche e molto forti. Il problema non è avvicinare i ragazzini al nuoto quanto evitare che raggiunti i dieci-dodici anni abbandonino le piscine».
Questo è un problema di tutti gli sport. Ed è un problema difficile da risolvere.
«E’ vero i ragazzi hanno altre distrazioni e poi c’è la scuola. Però io credo che le nostre vittorie siano uno stimolo per chi ci vede alla tv o sui giornai. Noi siamo un esempio ed è giusto andare a testimoniarlo come farò io in questi giorni nell’isola».
Una giornata tipo di Dotto?
«Quattro ore di nuoto divise in due sessioni e due ore di palestra. Vietati gli stravizi, soprattutto in vista della gare».
A proposito quest’estate ci sono gli Europei e lei ci arriva da campione in carica. E’ una bella responsabilità.
«E’ la prima volta che mi capita di partecipare ai campionati continentali nel ruolo di uomo da battere. La cosa però non mi disturba, anzi mi dà una carica maggiore. Farò di tutto per difendere il mio titolo».
Pregi e difetti (se ce ne sono) del suo sport?
«Nuotare fa bene perchè sviluppa tutti i muscoli e lo fa in modo armonico. Inoltre non ci sono traumi da contatto. Credo che da questo punto di vista sia davvero lo sport ideale. Aspetti negativi? Forse qualcuno c’è ma non cambia il giudizio complessivo: la piscina fa bene e si può frequentare a tutte le età».
Torniamo alla sua visita in Sardegna. Qual è il programma?
«I primi due giorni sarò a Sassari e Porto Torres, Incontrerò i ragazzi che hanno partecipato al progetto “Gavino bagnino” e nuoterò con gli atleti della Sport Full Time e dell’Albatros. Mercoledì andrò a Cagliari per gareggiare nel trofeo “Sprint Challenge” una manifestazione sperimentale che va nella direzione di cui parlavamo prima. Sarò il punto di riferimento per tanti nuotatori sardi. Uno stimolo che spero lasci il segno».
Come vede il nuoto sardo?
«Anche nell’isola il movimento è in crescita. Ho visto che negli ultimi campionati giovanili tanti ragazzi sardi si sono messi in evidenza».
C’è un suggerimento da dare a chi si avvicina per la prima volta a una piscina?
«Che nello sport, come nella vita, bisogna avere tenacia e coraggio. Non ci sono traguardi che non si possono raggiungere e se è vero che non tutti diventano campioni e anche vero che il nuoto insegna a misurarsi con se stessi e sa dare soddisfazioni difficili da trovare da altre parti».
Dotto ci racconta la sua Sardegna?
«Sono venuto tante volte in vacanza ma ammetto di essermi limitato alla Costa Smeralda. Mi hanno detto che è molto bello anche il sud e la parte nord occidentale. Mi hanno parlato bene dell’interno e prima o poi ci farò una scappata».
Antonio Ledà
Dotto, perchè in Sardegna?
«Perchè c’è una collaborazione che va avanti da diversi anni con la Sport Full Time e con la Albatros e mi fa piacere dare una mano agli amici. Tra l’altro Sardegna è sinonimo di vacanza e ci torno sempre con piacere».
Come spiega il boom del nuoto italiano?
«La ricetta è semplicissima: lavoro, passione e sacrificio. Il nuoto italiano sta crescendo perchè abbiamo una scuola di base molto buona, con istruttori preparati e allenatori che sanno fare il loro lavoro. Sono in crescita anche le piscine e il numero dei ragazzi che le frequentano».
Siamo al top o ci sono ancora margini di crescita?
«Non si è mai al top. Il movimento è cresciuto tanto ma ci sono nazioni come gli Usa e l’Australia che sono ancora distanti. Possiamo raggiungerle? Forse sì. Di sicuro possiamo provarci».
Come si fa a convincere un ragazzino a fare nuoto?
«Devo ammettere che il nostro non è uno sport divertente perchè non è un gioco e non c’è un contatto con l’avversario. Però l’acqua ha un fascino speciale e regala sensazioni uniche e molto forti. Il problema non è avvicinare i ragazzini al nuoto quanto evitare che raggiunti i dieci-dodici anni abbandonino le piscine».
Questo è un problema di tutti gli sport. Ed è un problema difficile da risolvere.
«E’ vero i ragazzi hanno altre distrazioni e poi c’è la scuola. Però io credo che le nostre vittorie siano uno stimolo per chi ci vede alla tv o sui giornai. Noi siamo un esempio ed è giusto andare a testimoniarlo come farò io in questi giorni nell’isola».
Una giornata tipo di Dotto?
«Quattro ore di nuoto divise in due sessioni e due ore di palestra. Vietati gli stravizi, soprattutto in vista della gare».
A proposito quest’estate ci sono gli Europei e lei ci arriva da campione in carica. E’ una bella responsabilità.
«E’ la prima volta che mi capita di partecipare ai campionati continentali nel ruolo di uomo da battere. La cosa però non mi disturba, anzi mi dà una carica maggiore. Farò di tutto per difendere il mio titolo».
Pregi e difetti (se ce ne sono) del suo sport?
«Nuotare fa bene perchè sviluppa tutti i muscoli e lo fa in modo armonico. Inoltre non ci sono traumi da contatto. Credo che da questo punto di vista sia davvero lo sport ideale. Aspetti negativi? Forse qualcuno c’è ma non cambia il giudizio complessivo: la piscina fa bene e si può frequentare a tutte le età».
Torniamo alla sua visita in Sardegna. Qual è il programma?
«I primi due giorni sarò a Sassari e Porto Torres, Incontrerò i ragazzi che hanno partecipato al progetto “Gavino bagnino” e nuoterò con gli atleti della Sport Full Time e dell’Albatros. Mercoledì andrò a Cagliari per gareggiare nel trofeo “Sprint Challenge” una manifestazione sperimentale che va nella direzione di cui parlavamo prima. Sarò il punto di riferimento per tanti nuotatori sardi. Uno stimolo che spero lasci il segno».
Come vede il nuoto sardo?
«Anche nell’isola il movimento è in crescita. Ho visto che negli ultimi campionati giovanili tanti ragazzi sardi si sono messi in evidenza».
C’è un suggerimento da dare a chi si avvicina per la prima volta a una piscina?
«Che nello sport, come nella vita, bisogna avere tenacia e coraggio. Non ci sono traguardi che non si possono raggiungere e se è vero che non tutti diventano campioni e anche vero che il nuoto insegna a misurarsi con se stessi e sa dare soddisfazioni difficili da trovare da altre parti».
Dotto ci racconta la sua Sardegna?
«Sono venuto tante volte in vacanza ma ammetto di essermi limitato alla Costa Smeralda. Mi hanno detto che è molto bello anche il sud e la parte nord occidentale. Mi hanno parlato bene dell’interno e prima o poi ci farò una scappata».
Antonio Ledà
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
