Polemiche e veleni non piegano il Castelsardo
Il portiere Claudio Esposito invita la squadra a fare quadrato e a guardare avanti con ottimismo
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CASTELSARDO. Una squadra senza stadio, con il presidente in polemica con l’amministrazione comunale e, da dieci giorni, senza un mister in panchina. A Castelsardo fare calcio sta diventando sempre più difficile. Eppure la squadra ha conquistato anche quest’anno la salvezza nel campionato di Promozione e ha dalla sua alcuni primati davvero invidiabili: è una delle più giovani dell’intero panorama dilettantistico isolano, ha inserito nell’organico molti ragazzi locali (sogno segreto di tutti i presidenti) e ha messo in vetrina uno degli attacchi più prolifici del campionato. Ci sarebbe da essere orgogliosi e invece i mal di pancia stanno rendendo insopportabile questo finale di stagione. L’ultimo e il botta e risposta tra l’ex allenatore Sandro Sanna e il patron Andrea Prato. Il primo ha accusato la società di essere stato cacciato in maniera subdola e ingiustificata, il secondo ha svelato che il licenziamento era nell’aria da tempo e lo ha motivato con la totale mancanza di fiducia della squadra verso il mister. E’ davvero così?
La versione di Andrea Prato è confermata da Claudio Esposito portiere della squadra castellanese e uno dei leader dello spogliatoio. «Dispiace parlare male di un mister – racconta – e in particolare di un allenatore come Sandro Sanna che l’anno scorso abbiamo accolto a braccia aperte e che chi ha portato alla salvezza. Però quest’anno qualcosa non ha funzionato. Io credo che Sanna si sia sentito appagato dai risultati ottenuti e non abbia creduto fino in fondo nella squadra e nei progetti della società. Sono sicuro che avremo potuto fare molto meglio perchè l’organico del Castelsardo è importante e abbiamo un gruppo di ragazzi che ha talento ed entusiasmo. Bisognava crederci di più ed evitare alcuni errori che abbiamo pagati molto cari». Esposito conferma che il punto di rottura è stata la partita con la Dorgalese. Gara che la sembrava archiviata col Castelsardo avanti di 5 gol e che invece la Dorgalese ha rimesso in piedi fino a sfiorare la vittoria. «Credo che quesl 5-5 sia stato lo spartiacque della nostra stagione. Sanna ha perso il controlla della situazione ma, quello che è più grave, ha scaricato sulla squadra la responsabilità dell’accaduto. E’ assolutamente ingiusto e non voglio scendere nei particolari di quella serata. Certo è che in quel momento qualcosa si è rotto, e in maniera definitiva». Le colpe del mister? «Troppo personalismo e un fatalismo esagerato. Ci siamo sempre accontentati di fare la nostra particina senza avere l’orgoglio di guardare avanti per provare a fare un salto di qualità. Forse non ci saremo riusciti però bisognava provarci. E bisogna continuare a crederci». (a.l.)
La versione di Andrea Prato è confermata da Claudio Esposito portiere della squadra castellanese e uno dei leader dello spogliatoio. «Dispiace parlare male di un mister – racconta – e in particolare di un allenatore come Sandro Sanna che l’anno scorso abbiamo accolto a braccia aperte e che chi ha portato alla salvezza. Però quest’anno qualcosa non ha funzionato. Io credo che Sanna si sia sentito appagato dai risultati ottenuti e non abbia creduto fino in fondo nella squadra e nei progetti della società. Sono sicuro che avremo potuto fare molto meglio perchè l’organico del Castelsardo è importante e abbiamo un gruppo di ragazzi che ha talento ed entusiasmo. Bisognava crederci di più ed evitare alcuni errori che abbiamo pagati molto cari». Esposito conferma che il punto di rottura è stata la partita con la Dorgalese. Gara che la sembrava archiviata col Castelsardo avanti di 5 gol e che invece la Dorgalese ha rimesso in piedi fino a sfiorare la vittoria. «Credo che quesl 5-5 sia stato lo spartiacque della nostra stagione. Sanna ha perso il controlla della situazione ma, quello che è più grave, ha scaricato sulla squadra la responsabilità dell’accaduto. E’ assolutamente ingiusto e non voglio scendere nei particolari di quella serata. Certo è che in quel momento qualcosa si è rotto, e in maniera definitiva». Le colpe del mister? «Troppo personalismo e un fatalismo esagerato. Ci siamo sempre accontentati di fare la nostra particina senza avere l’orgoglio di guardare avanti per provare a fare un salto di qualità. Forse non ci saremo riusciti però bisognava provarci. E bisogna continuare a crederci». (a.l.)
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