Sul quel podio manca solo il primo posto
L’asso di Villacidro sa già come si fa E subito dopo il Mondiale nel mirino
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Quarantaduesimo nel 2013, all'esordio nel professionismo. L'Astana aveva deciso di scommettere su di lui dopo averlo visto al Giro della Valle d'Aosta per dilettanti, dove vincono solo i campioni di domani. E che Fabio Aru fosse campione lo si era visto sin dal 2013: l’anno della scoperta del Giro, che dal suo canto ha scoperto Fabio Aru.
Il non ancora Cavaliere dei Quattro Mori (soprannome coniato dai telecronisti di Eurosport nel 2015, alla Vuelta) ha corso come gregario di Nibali, che dopo il Trentino si è preso anche la maglia rosa. Fabio ha contribuito al successo dello Squalo faticando in salita e rispondendo a un virus intestinale che lo aveva colpito a metà corsa. Nella penultima tappa, vinta proprio da Nibali in piena bufera di neve, Fabiolous aveva timbrato un brillante quinto posto sulle Tre Cime di Lavaredo, lasciandosi dietro le gambe e i polmoni di campioni come Michele Scarponi e Cadel Evans.
L'anno dopo, il ritorno, agli ordini dello sfortunato Michele Scarponi, morto lo scorso anno investito durante un allenamento e pianto da tutto lo sport. Pianto da vicino e nell'intimo dall'amico Fabio Aru, compagno e amico. Quell'anno Scarponi era caduto alla sesta tappa, Montecassino, e costretto al ritiro. Passando il testimone al giovanissimo Fabio. E Fabio non ha deluso le attese vincendo la sua prima tappa rosa al 15° giorno, sulla salita di Montecampione. Un'iniezione di fiducia esplosa poi nella cronoscalata del Monte Grappa, dove è arrivato a 17" dalla maglia rosa Quintana. Per Fabio terzo posto nella generale davanti a Rolland e a Pozzovivo. E il secondo nella classifica della maglia bianca dietro Quintana. Poi, la prima volta alla Vuelta con le ciliegine di due vittorie di tappa e il quinto posto nella generale, a 4'48" da Alberto Contador. Un amico, che comincia a conoscere e che ritrova da vicino di casa a Lugano.
Ora l’Astana crede sempre più in Fabio. Nel 2015 è lui dunque il capitano designato, e onora il ruolo con un grande risultato. Secondo posto finale e maglia bianca come miglior giovane. Secondo posto e la maglia rosa indossata per un giorno, con due vittorie di tappa consecutive a braccia levate, esaltando l’Italia a Cervinia e sul Sestriere. Poi, la vittoria e la maglia rossa alla Vuelta, il primo mondiale, il crollo al Tour l’ultimo giorno nel 2016, da sesto a fuori dalla top ten, e il quinto allo scorso Tour (con maglia gialla e vittoria di tappa incluse), e la perla del sesto posto ai Giochi di Rio. E su tutto la maglia tricolore di campione d'Italia conquistata a Ivrea. Una maglia da indossare con orgoglio, guardando ai colori dell’iride che tanto gli piacciono, in settembre a Innsbruck.
Mac
Il non ancora Cavaliere dei Quattro Mori (soprannome coniato dai telecronisti di Eurosport nel 2015, alla Vuelta) ha corso come gregario di Nibali, che dopo il Trentino si è preso anche la maglia rosa. Fabio ha contribuito al successo dello Squalo faticando in salita e rispondendo a un virus intestinale che lo aveva colpito a metà corsa. Nella penultima tappa, vinta proprio da Nibali in piena bufera di neve, Fabiolous aveva timbrato un brillante quinto posto sulle Tre Cime di Lavaredo, lasciandosi dietro le gambe e i polmoni di campioni come Michele Scarponi e Cadel Evans.
L'anno dopo, il ritorno, agli ordini dello sfortunato Michele Scarponi, morto lo scorso anno investito durante un allenamento e pianto da tutto lo sport. Pianto da vicino e nell'intimo dall'amico Fabio Aru, compagno e amico. Quell'anno Scarponi era caduto alla sesta tappa, Montecassino, e costretto al ritiro. Passando il testimone al giovanissimo Fabio. E Fabio non ha deluso le attese vincendo la sua prima tappa rosa al 15° giorno, sulla salita di Montecampione. Un'iniezione di fiducia esplosa poi nella cronoscalata del Monte Grappa, dove è arrivato a 17" dalla maglia rosa Quintana. Per Fabio terzo posto nella generale davanti a Rolland e a Pozzovivo. E il secondo nella classifica della maglia bianca dietro Quintana. Poi, la prima volta alla Vuelta con le ciliegine di due vittorie di tappa e il quinto posto nella generale, a 4'48" da Alberto Contador. Un amico, che comincia a conoscere e che ritrova da vicino di casa a Lugano.
Ora l’Astana crede sempre più in Fabio. Nel 2015 è lui dunque il capitano designato, e onora il ruolo con un grande risultato. Secondo posto finale e maglia bianca come miglior giovane. Secondo posto e la maglia rosa indossata per un giorno, con due vittorie di tappa consecutive a braccia levate, esaltando l’Italia a Cervinia e sul Sestriere. Poi, la vittoria e la maglia rossa alla Vuelta, il primo mondiale, il crollo al Tour l’ultimo giorno nel 2016, da sesto a fuori dalla top ten, e il quinto allo scorso Tour (con maglia gialla e vittoria di tappa incluse), e la perla del sesto posto ai Giochi di Rio. E su tutto la maglia tricolore di campione d'Italia conquistata a Ivrea. Una maglia da indossare con orgoglio, guardando ai colori dell’iride che tanto gli piacciono, in settembre a Innsbruck.
Mac
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
