Fabio Aru: «Vi prometto emozioni in rosa»
Il “Cavaliere” è pronto: «Sono uno dei favoriti e ce la metterò tutta, anche se quelle cronometro...»
SASSARI. Una stagione mirata su due obiettivi: Giro d'Italia e Campionato del mondo, con la Vuelta che l'ha visto numero uno tre anni fa da trovare... lungo il percorso. Una stagione in salita perché i bersagli sono sommi ed è solo guardando all'insù, quando la strada per i comuni mortali si fa melassa e tempo liquefatto alla Salvador Dalì, che Fabio Aru va là ed è Fabio Aru. E mentre i comuni mortali ansimano, anelano, aspirano e ansimano, lui è li che va, pronto a prendersi la vetta dell'Olimpo.
Domani Fabio riparte, alla guida della sua nuova squadra. La Uae Emirates. Una nuova casa dopo sei anni di culla Astana dove è cresciuto e dove ha dato tanto altrettanto ricevendo. Ma adesso il pulcino deve spiccare il volo da solo, leader. Numero uno di una squadra che a lui si affida per lanciarsi definitivamente in una corsa che ha tanti, tantissimi pretendenti. Anche troppi.
Come va la gamba, Fabio? Pronto?
«Va bene, sì, bene. In Piemonte ho fatto l'ultimo lavoro di velocizzazione che mi serve in chiave Giro, anche dietro moto. Ma già dopo il Tour of the Alps stavo bene, Non è andata male direi, era una corsa particolarmente dura eppure nonostante non fossi ancora al meglio sono finito comunque davanti nella classifica generale».
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Però adesso i tuoi tifosi ti vogliono vedere ancora più davanti, nelle tappe e in classifica.
«Lo so, i tifosi vogliono vedermi vincere dove conta e il Giro d'Italia è il mio primo obiettivo. Sono pronto».
È una maledizione: anche quest'anno niente classiche.
«Beh, non è che le avessi in programma, le classiche. La Liegi Bastogne Liegi era un'eventualità ma posso garantire che il Tour of the Alps era talmente duro... e io non ero al cento per cento, nonostante lo abbia disputato in un costante crescendo di forma. Ma era inutile rischiare una forzatura per partecipare alla Liegi. Anche perché a una corsa di questo livello si va per far bene, e non semplicemente per partecipare».
Nel mirino in questa stagione due grandi obiettivi: il Giro e il Mondiale, con la Vuelta a metà strada. Non è un azzardo sostenere che hai in mente di prenderti una maglia importante da aggiungere a quelle che tua madre custodisce già a Villacidro.
«Sì, quest'anno i miei principali, grandi obiettivi sono quelli, punto a far bene. E se poi dovesse arrivare una maglia...»
Ma una cosa sono gli obiettivi e un'altra i traguardi. Quali vedi all'orizzonte?
«Sono un atleta, e ogni atleta aspira al massimo. A tutti piace arrivare il più in alto possibile, e vincere. Vivo questa prospettiva con tranquillità, con la piena consapevolezza della mia forza e delle mie capacità ma senza l'ossessione di dover vincere per forza. Sereno».
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Anche quest'anno il Giro parte da lontano. L'anno scorso dalla tua Sardegna, per la terza volta in 101 anni di storia, e stavolta da Israele. Che sensazione ti dà?
«Si è detto tanto di questa partenza, in molti si preoccupano degli aspetti legati alla sicurezza e all'opportunità della scelta ma io penso che il ciclismo è semplicemente uno sport, e lo sport ha dei messaggi che travalicano ogni confine. Spero che questo sarà il pensiero e il sentire comune, il giorno dello start, e che la politica resti lontana dallo sport, che deve unire e non dividere».
Dopo Israele la Sicilia e subito le prime salite. Sarà un Giro duro, sin dall'inizio.
«Vero, e non c'è solo l'Etna, in avvio. Tutte le tappe siciliane sono molto mosse, a partire da Caltagirone. E' un Giro duro, che ti chiede di essere pronto sin dal via. Non si può perdere tempo».
Conosci il percorso e conosci tutte le principali salite. E' lassù che si deciderà la corsa.
«Sì, le salite le conosco praticamente tutte, in particolare quelle che chiuderanno la corsa. Sarà un finale bellissimo, con gli ultimi dieci giorni molto impegnativi. Lo Zoncolan, Sappada, Cervinia, Bardonecchia, Prato Nevoso... E una cronometro particolarmente impegnativa. Gli ultimi giorni saranno duri ma bisognerà stare attenti a non sottovalutare quelli precedenti. Un grande Giro si decide in ventuno giorni e bisogna prendere atto del fatto che questo Giro d'Italia presenterà delle giornate veramente dure».
Quale tappa ti piacerebbe vincere?
«Non ho messo il segnalino su una tappa in particolare ma vincere è sempre bello, qualunque tappa sia, quindi...»
E quale tappa pensi che potrà decidere il Giro 2018?
«Sono tante quelle che possono essere decisive: tutte. Inutile dirne una in particolare. C'è però la crono che sarà importantissima, e saranno importantissimi anche tutti gli arrivi in salita degli ultimi giorni».
Quanto peserà la cronometro di Trento?
«L'ho vista e l'ho provata, è molto veloce. Dipenderà molto dal vento, io quando l'ho assaggiata ce l'avevo a favore e fai 40 all'ora quasi senza pedalare. Sono 34 km molto veloci, nonostante i due strappi».
Una nuova squadra. A che punto è l'affiatamento con i compagni?
«Procede, e procede nel migliore dei modi. Sono molto contento, ogni giorno che passa stiamo trovando sempre più feeling, sto conoscendo e apprezzando man mano i compagni e lo staff. Siamo una buona squadra e sono sicuro che faremo bene, nonostante le sfortune degli ultimi mesi nei quali abbiamo purtroppo raccolto poco. Ma abbiamo una gran voglia di far bene, e faremo bene».
Con un capitano come Aru, nel quale la squadra crede.
«E' importante sentire la fiducia della società e dei compagni, è una cosa che ti carica e ti stimola. E ti responsabilizza. Alle responsabilità ci sono ormai abituato, quelle ci sono sempre. Ma quando la squadra crede in te dai sempre qualcosa di più. Un conto è quando non senti che i compagni hanno fiducia in te, un altro quando ci credono, te lo dimostrano e ti danno ulteriore forza. Sì, questo mi dà morale».
Fabio, sei uno dei favoriti.
«E' vero, sono uno dei favoriti, ma solo uno dei. Se guardiamo il percorso gente come Froome e Dumoulin sono magari più adatti, ma ci sono dieci-quindici nomi di corridori che possono far bene».
Qualche nome?
«Chavez, Pinot, Pozzovivo, Yates... sono tanti, sì».
Ma Froome su tutti. Non è singolare che corra in qualche modo sub judice, in attesa del pronunciamento sulla sua positività al doping alla Vuelta dello scorso anno?
«Sì, è strano, ma finchè i regolamenti lo consentono che cosa posso dire? Logicamente, per il bene del ciclismo si dovrebbe fare chiarezza da subito, e penso che anche Froome sia dello stesso parere. Gradirebbe avere sùbito una decisione che però ancora non c'è. Quindi,..».
Quindi Aru ce la metterà tuta, anche per battere Froome come già allo scorso Tour de France. L'infortunio in Catalogna non ha influito, e stavolta hai lavorato per essere al top alla fine della corsa, quando più conta.
«Con Paolo Tiralongo, che da quest'anno mi segue anche sotto l'aspetto della preparazione e che ha una grande esperienza del Giro d’Italia, vedendo un percorso così impegnativo abbiamo pensato che sarebbe inutile e controproducente presentari al top sin dal via. Gli ultimi giorni sono molto impegnativi, ripeto, e possono essere decisivi, quindi è giusto star bene in avvio, ma non al top. Al top voglio arrivarci al momento giusto».
Una lezione imparata l'anno scorso al Tour.
«Sì, ma al Tour l’anno scorso ho pagato anche la bronchite. E comunque ormai ho imparato che i grandi giri è meglio finirli in crescendo».
Tutta la Sardegna sarà incollata alla televisione per tifare Fabio Aru, ma sulle strade di anno in anno cresce l'affetto per te e conquisti sempre più consensi, non solo in Sardegna e in Italia, e anche oltre. Cosa senti di promettere ai tuoi tifosi?
«Prima di tutto li ringrazio, ogni volta che lungo il percorso vedo sventolare una bandiera dei Quattro mori provo una grandissima emozione. Prometto che come sempre, al di là del risultato cercherò di lasciare il segno con qualche azione. Quando in corsa lasci un'emozione ai tifosi sei già a metà dell'opera, poi logicamente tutto si completa con un buon risultato. Ma è importante anche come lo ottieni».
Confermi la PedalAru a Villacidro anche per quest'anno?
Assolutamente. La PedalAru continua. Non ho ancora deciso la data ma la confermo, o dopo il Giro o dopo il Mondiale».
Già, il Mondiale. L'altro tuo traguardo del 2018.
«Sarà un mondiale durissimo. L'ho fatto in gara al Tour of the Alps, non la salita più dura ma quella che verrà ripetuta nel circuito ed è molto selettiva. E questa è una cosa buona per la nostra nazionale. Abbiamo gli atleti adatti».
Come Fabio Aru, che ha già dimostrato alle olimpiadi di saper giocare di squadra. Dopo la maglia tricolore puoi sognare quella iridata?
«Sogniamo, sì. E' un bell'obiettivo, altrimenti non avrei programmato la stagione su questo».
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