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La Città Santa indossa l’abito rosa

La Città Santa indossa l’abito rosa

Grande entusiasmo per un’evento che in Israele non ha precedenti

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TEL AVIV. Il più grande evento sportivo della storia di Israele è pronto al via: Gerusalemme da giorni è tappezzata dal Rosa del Giro d’Italia.

All’ingresso della città, l’imponente struttura a forma di C (retta da 66 cavi di acciaio ancorati ad un solo pilone inclinato di 118 metri di altezza) del “Chords Bridge” - disegnato dall’architetto Santiago Calatrava in ricordo dell’arpa di Re David - ogni sera si accende di luci colorate componendo la parola “Giro”.

Un effetto scenico che annuncia anche al più distratto dei visitatori che domani i 176 ciclisti delle 22 squadre partiranno da Gerusalemme per la prima trasferta della corsa fuori d’Europa. La città si appresta a vivere la tappa di oggi, una cronometro che costeggia le Mura Antiche, con grande curiosità, visto che il ciclismo da gara non è molto conosciuto da queste parti. E anche con grande tolleranza verso i disagi che comportano, inevitabilmente, l’organizzazione e lo svolgimento di una gara importante come il Giro.

Già da ieri, in anticipo, sono state transennate e chiuse le prime strade: quelle tra HaMeches Junction e Tzahal Square così come la via Koresh in direzione di Tzahal Square. Altre lo saranno questa mattina, prima della partenza della cronometro prevista per le 13.50.

Massiccio l’apparato di sicurezza messo in campo dalla polizia in una città spesso sulle cronache per altri motivi e che resta al centro del conflitto tra israeliani e palestinesi: sul Giro - comprese le altre due tappe nel nord e nel sud del paese - vigileranno più di 4mila agenti e circa 2mila guardie private. Ogni gara, compresa la cronometro di Gerusalemme, sarà preceduta da 50 motociclisti della polizia.

Dappertutto - Città Vecchia compresa le cui Mura saranno viste in diretta tv da quasi un miliardo di persone - spicca dunque il Rosa del Giro: dai badge delle persone impegnate nella macchina organizzativa ai cartelli con le indicazioni, ai grandi poster di richiamo. Ogni grande albergo del centro si è mobilitato per l’occasione: a partire dal Waldorf Astoria, base operativa dell’organizzazione e della sala stampa della gara, per passare allo storico King David, dove sono scesi i grandi della terra, che ha innalzato un striscione di benvenuto al Giro d’Italia. E di italiano in città è sempre più ripetuto il nome di Gino Bartali: il grande ciclista, “Giusto tra le Nazioni” dal 2013 per aver salvato molti ebrei, da mercoledì è cittadino onorario postumo di Israele. Un riconoscimento – ha detto Yad Vashem, il Museo della Shoah – per «un grande campione e un grande uomo».

Del resto il connubio Roma-Gerusalemme è stato esaltato da ministro israeliano Zeev Elkin: «non c’è nulla di più simbolico – ha detto durante la presentazione ufficiale della manifestazione – del fatto che il Giro cominci a Gerusalemme e finisca a Roma».

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