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Viviani “profeta” del Giro che saluta Israele

Secondo sprint vincente dell’olimpionico, classifica invariata ma Aru risale. Oggi si viaggia, domani si riparte dalla Sicilia

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EILAT. Il Giro lascia Israele nel segno dell'Italia: sabato a Tel Aviv cinque corridori azzurri si sono classificati fra i primi otto, ieri a Eilat in quattro hanno trovato spazio fra i primi sette nell'ordine d'arrivo della terza tappa.

Nelle due tappe in linea disputate in territorio israeliano spicca un unico, comune denominatore: il successo di Elia Viviani che, oggi come avantieri, si è lanciato come una catapulta verso il traguardo, tagliandolo prima degli altri fra due ali di folla. Il veronese, alla vigilia della grande partenza da Gerusalemme, aveva chiesto al 101° Giro d'Italia tre successi di tappa e la maglia ciclamino a Roma, il 27 prossimo, praticamente ha già quasi centrato l'obiettivo. E mancano ancora 18 tappe alla fine: Elia, infatti, ha già messo in frigo due successi e si è cucito addosso la casacca ciclamino della classifica a punti.

«Anche se sarà difficile tenerla fino a Roma. Ma io darò tutto», il suo proposito, prima di salire sul volo che lo porterà in Sicilia (domani il Giro ripartirà da Catania).

Sabato Viviani ha dovuto rimontare l'esplosivo Mareczko, italiano di origini polacche, ieri se l'è dovuta vedere con uno scorrettissimo irlandese Bennett che in tutti i modi, sgomitando o cambiando direzione, spingendo verso le transenne, ha cercato di arginare l'impeto di un Viviani in grandissima condizione, sul quale la Quick-step Floors ha puntato molto per questo Giro e che lui sta ripagando con sprint irresistibili e vincenti.

In una tappa caratterizzata dal vento caldo e con l'incombente angoscia dei ventagli che precludevano la possibilità di un arrivo in volata, in tre da subito sono andati in cerca di gloria ancor prima di affrontare le insidie del deserto del Negev: Marco Frapporti (Androni Sidermec), Guillaume Boivin (Israel cycling academy) ed Enrico Barbin (Bardiani Csf) sono partiti a tutta e hanno pure guadagnato un vantaggio di 7' sul resto del gruppo. Hanno sognato a lungo con il miraggio del Mar Rosso, i fuggitivi, confidando magari nella spinta del vento. Ma non c'è stato nulla da fare. Il loro impegno non ha impietosito il gruppo che, prima dell'arrivo a Eilat, ha ricompattato la carovana, nella quale Fabio Aru e la sua Uae Teram Emirate ha viaggiato sempre nelle posizioni avanzate, al riparo da ogni pericolo. A quel punto sono cominciate le manovre delle squadre che avevano almeno una freccia nel proprio arco, un uomo-jet pronto a spiccare il volo, fino all'epilogo-bis di Tel Aviv.

Tutto previsto. Tutto nuovo, anzi vecchio. È stato l'ultimo sussulto regalato dalla corsa rosa al popolo di Israele, prima di fare ritorno nel territorio naturale, fra la propria gente. Comunque sia, la grande partenza e tutto il contorno di folla israeliana sono stati un successo forse pure insperato. Lo è stato per il ciclismo italiano, per un'organizzazione italiana e per l'impatto a livello mondiale della corsa a tappe italiana.

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