Il Cagliari non molla e spera nell’impresa
di Roberto Muretto ; w;
La squadra ci crede e i tifosi si mobilitano per Firenze
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INVIATO A CAGLIARI. La classifica e il calendario danno il Cagliari per “morto” e sepolto. I rossoblù sono sulla porta dell’inferno e stanno facendo resistenza, vogliono evitare di varcare la soglia. Ci sono due aspetti che fanno ancora sperare: la prestazione con la Roma; le parole dei giocatori dopo la ventunesima sconfitta (la decima in casa) della stagione, che non si danno per vinti. Quando sei alla canna del gas ti aggrappi a tutto pur di restare in vita. Dopo i risultati di domenica non dipende più dalla squadra di Lopez. Dando per scontata (e non lo è) l’impresa di conquistare quattro punti in due gare, bisogna sperare nelle disgrazie degli altri per difendere un patrimonio di tutta la Sardegna: la serie A di calcio.
Spirito. Sono in tanti a chiedersi perchè il Cagliari non ha sempre giocato con l’aggressività mostrata contro i giallorossi. La risposta, probabilmente, non la conosce nemmeno Lopez ma può essere più o meno questa: dopo la vittoria di Benevento c’era la convinzione che il traguardo fosse a portata di mano. Quando le cose non sono andate come previsto, la squadra si è trovata impreparata a calarsi nella mentalità di chi deve lottare per salvarsi. Una faccia della medaglia credibile, che naturalmente non giustifica le prestazioni “indecenti” con Hellas Verona, Torino, Inter e Sampdoria. Partite nelle quali il Cagliari non è praticamente sceso in campo. In sintesi, se i rossoblù sono ad un passo dalla retrocessione, devono solo recitare il mea culpa. Le responsabilità non sono soltanto della squadra e dell’allenatore, ma questi sono discorsi da fare a bocce ferme.
Gruppo. Quando hai l’acqua oltre la gola, remare tutti nella stessa direzione è una conditio fondamentale. Lo spogliatoio del Cagliari non è una polveriera, la squadra è unita, consapevole che per tirarsi fuori dai guai serve spirito di sacrificio, aiutarsi a vicenda. Sentire a fine partita Pavoletti e Deiola parlare di salvezza possibile, è stato un messaggio positivo, trasmesso a una tifoseria che prima ha contestato, poi ha applaudito i giocatori, usciti dal campo dopo aver versato l’ultima goccia di sudore. La speranza è l’ultima a morire ma deve essere supportata dalla volontà di credere in un’impresa quasi impossibile. La gara di Firenze sarà di quelle senza appello: o si rimane in vita o ci si deve rassegnare all’inferno della B.
I tifosi. Non sono rassegnati. Sperano nel miracolo. Lo conferma la mobilitazione in atto per seguire la squadra nella trasferta di Firenze. I Cagliarui club, ma a nche tifosi non legati ai gruppi organizzati, si stanno preparando per non far mancare il loro apporto in quella che Lopez ha definito una finale. I biglietti nel settore ospiti costeranno dieci euro e non sono previste limitazioni. La parte dello stadio “Franchi” che li ospiterà è ampia, questo significa che potrebbero essere più di mille al seguito dei rossoblù. La conferma che nonostante tutto, l’amore per i colori rossoblù prevale anche sulle delusioni che in questa stagione sono state tante. Ma non è il momento di fare queste riflessioni, bisogna pensare positivo e avere fiducia finchè la matematica ti mantiene in vita.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Spirito. Sono in tanti a chiedersi perchè il Cagliari non ha sempre giocato con l’aggressività mostrata contro i giallorossi. La risposta, probabilmente, non la conosce nemmeno Lopez ma può essere più o meno questa: dopo la vittoria di Benevento c’era la convinzione che il traguardo fosse a portata di mano. Quando le cose non sono andate come previsto, la squadra si è trovata impreparata a calarsi nella mentalità di chi deve lottare per salvarsi. Una faccia della medaglia credibile, che naturalmente non giustifica le prestazioni “indecenti” con Hellas Verona, Torino, Inter e Sampdoria. Partite nelle quali il Cagliari non è praticamente sceso in campo. In sintesi, se i rossoblù sono ad un passo dalla retrocessione, devono solo recitare il mea culpa. Le responsabilità non sono soltanto della squadra e dell’allenatore, ma questi sono discorsi da fare a bocce ferme.
Gruppo. Quando hai l’acqua oltre la gola, remare tutti nella stessa direzione è una conditio fondamentale. Lo spogliatoio del Cagliari non è una polveriera, la squadra è unita, consapevole che per tirarsi fuori dai guai serve spirito di sacrificio, aiutarsi a vicenda. Sentire a fine partita Pavoletti e Deiola parlare di salvezza possibile, è stato un messaggio positivo, trasmesso a una tifoseria che prima ha contestato, poi ha applaudito i giocatori, usciti dal campo dopo aver versato l’ultima goccia di sudore. La speranza è l’ultima a morire ma deve essere supportata dalla volontà di credere in un’impresa quasi impossibile. La gara di Firenze sarà di quelle senza appello: o si rimane in vita o ci si deve rassegnare all’inferno della B.
I tifosi. Non sono rassegnati. Sperano nel miracolo. Lo conferma la mobilitazione in atto per seguire la squadra nella trasferta di Firenze. I Cagliarui club, ma a nche tifosi non legati ai gruppi organizzati, si stanno preparando per non far mancare il loro apporto in quella che Lopez ha definito una finale. I biglietti nel settore ospiti costeranno dieci euro e non sono previste limitazioni. La parte dello stadio “Franchi” che li ospiterà è ampia, questo significa che potrebbero essere più di mille al seguito dei rossoblù. La conferma che nonostante tutto, l’amore per i colori rossoblù prevale anche sulle delusioni che in questa stagione sono state tante. Ma non è il momento di fare queste riflessioni, bisogna pensare positivo e avere fiducia finchè la matematica ti mantiene in vita.
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