Sechi e il miracolo Torres: «Meritiamo altre platee»
Il presidente racconta la stagione della rinascita ma non si accontenta «Sassari ha una storia e un pubblico straordinario, torneremo tra i pro»
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SASSARI. Ci sono due immagini che raccontano bene la stagione della Torres. Entrambe di Tore Pinna. Nella prima - del maggio scorso - il portiere è solo in mezzo al campo e non riesce a trattenere le lacrime. E’ il simbolo della retrocessione dalla serie D all’Eccellenza regionale. Il simbolo di una sconfitta che la città non meritava e non ha mai accettato. La seconda è di domenica. Pinna piange ancora, ma di gioia. All’inizio dell’anno aveva promesso di riportare la Torres in serie D, ieri ha mantenuto la parola. Certo ancora non c’è l’ufficialità ma la vittoria dei playoff (e il successo della squadra Juniores nel campionato regionale di categoria) proiettano i rossoblù in vetta alla graduatoria dei ripescaggi. Un successo che la squadra ha celebrato con i tifosi in un locale di viale Adua che è diventato il covo del tifo rossoblù. La festa è andata avanti per buona parte della notte e ha coinvolto anche lo staff tecnico, i dirigenti e il patron Salvatore Sechi.
Presidente ha smaltito la sbornia?
«Effettivamente ho dormito poco perchè l’adrenalina fa brutti scherzi. Comunque sono felice per il risultato e non dimenticherò questa domenica 6 maggio».
Si aspettava di battere anche l’Atletico Uri?
«Nel cuore sì. Sapevo che non sarebbe stato facile ed ero consapevole che una finale può essere decisa da un episodio, da un errore o da una giocata particolare. Però sentivo che ci saremo riusciti».
Facciamo un passo indietro. A dicembre sembrava un campionato impossibile da raddrizzare. Invece...
«Non stavamo andando come avevamo sperato e abbiamo deciso di dare una svolta cambiando l’allenatore. L’arrivo di Tortora è stato decisivo. Io l’avevo conosciuto l’anno scorso e mi aveva fatto subito un’ottima impressione. Anche lui era rimasto colpito dal pubblico sassarese. Mi disse che non aveva mai visto i tifosi applaudire la loro squadra nel giorno della retrocessione e mi confidò che sarebbe venuto a nuoto se avesse avuto l’opportunità di sedersi sulla panchina rossoblù. A dicembre ho ripensato a quella frase è l’ho chiamato».
Non era facile salvare la baracca.
«Non era facile e Tortora ha accettato di venire senza sapere nulla dell’Eccellenza regionale e senza portare con se neanche un giocatore. Ha rischiato in proprio e questo aggiunge valore al suo risultato».
Che cosa è cambiato nel girone di ritorno?
«Credo che la svolta siano state le due sconfitte con lo Stintino e il Sorso. Io mi sono vergognato e da quel momento sono stato addosso ai ragazzi e molto vicino al mister. Devo dire che la squadra ha reagito bene trovando le motivazioni e una grande voglia di riscatto».
Che meriti riconosce al mister?
«E’ uno straordinario motivatore ma è anche un uomo di calcio che sa leggere bene le partite e che ha la capacità di adattare la squadra in base allo stato di forma dei singoli. Domenica ho visto Buba fare miracoli in difesa e ho visto Chessa giocare una grande gara da terzino».
Parliamo allora della squadra. C’è qualcuno dei ragazzi che l’ha colpita in maniera particolare?
«Sono stati tutti bravi ma voglio fare due nomi. Stefano Sarritzu e Sandro Scioni. Sto parlando di due ragazzi che hanno esperienze diverse ma che si sono integrati nella grande famiglia Torres in maniera esemplare. Sono cresciuti tanto e sono rossoblù nella pelle».
Domenica Sarritzu era squalificato. Un’assenza importante per la Torres.
«Non riuscivo a immaginarmi una partita senza Sarritzu e invece, ancora una volta, Tortora mi ha sorpreso».
Lei ha fatto due nomi io ne aggiungo un terzo: Tore Pinna. Un giudizio sul portiere?
«Dopo la retrocessione eravamo indecisi se rinnovare il contratto. E’ stato lui ha chiedermi di poter giocare un altro anno perchè non avrebbe sopportato di chiudere la carriera con una sconfitta. Mi ha convinto e ha vinto la sua scommessa. Tore anche Domenica ha salvato il risultato in almeno due occasioni e se la Torres tornerà in D lo deve anche (e forse soprattutto) a lui».
Presidente domenica a Sorso c’era la tribuna affollata. La Torres sta ritrovando i tifosi?
«Io da ex curvaiolo non ho mai avuto dubbi sull’attaccamento della città alla sua squadra. A Sorso ci hanno seguito 2000 tifosi ma io spero che possano moltiplicarsi per tornare a colorare il Vanni Sanna comne ai vecchi tempi».
Sta già pensando alla serie D?
«Adesso pensiamo agli spareggi nazionali. Sfideremo una squadra Toscana (Grosseto o Poggibonsi) e vogliamo prepararci bene. Ieri abbiamo festeggiato ma da domani saremo di nuovo in campo.
Antonio Ledà
Presidente ha smaltito la sbornia?
«Effettivamente ho dormito poco perchè l’adrenalina fa brutti scherzi. Comunque sono felice per il risultato e non dimenticherò questa domenica 6 maggio».
Si aspettava di battere anche l’Atletico Uri?
«Nel cuore sì. Sapevo che non sarebbe stato facile ed ero consapevole che una finale può essere decisa da un episodio, da un errore o da una giocata particolare. Però sentivo che ci saremo riusciti».
Facciamo un passo indietro. A dicembre sembrava un campionato impossibile da raddrizzare. Invece...
«Non stavamo andando come avevamo sperato e abbiamo deciso di dare una svolta cambiando l’allenatore. L’arrivo di Tortora è stato decisivo. Io l’avevo conosciuto l’anno scorso e mi aveva fatto subito un’ottima impressione. Anche lui era rimasto colpito dal pubblico sassarese. Mi disse che non aveva mai visto i tifosi applaudire la loro squadra nel giorno della retrocessione e mi confidò che sarebbe venuto a nuoto se avesse avuto l’opportunità di sedersi sulla panchina rossoblù. A dicembre ho ripensato a quella frase è l’ho chiamato».
Non era facile salvare la baracca.
«Non era facile e Tortora ha accettato di venire senza sapere nulla dell’Eccellenza regionale e senza portare con se neanche un giocatore. Ha rischiato in proprio e questo aggiunge valore al suo risultato».
Che cosa è cambiato nel girone di ritorno?
«Credo che la svolta siano state le due sconfitte con lo Stintino e il Sorso. Io mi sono vergognato e da quel momento sono stato addosso ai ragazzi e molto vicino al mister. Devo dire che la squadra ha reagito bene trovando le motivazioni e una grande voglia di riscatto».
Che meriti riconosce al mister?
«E’ uno straordinario motivatore ma è anche un uomo di calcio che sa leggere bene le partite e che ha la capacità di adattare la squadra in base allo stato di forma dei singoli. Domenica ho visto Buba fare miracoli in difesa e ho visto Chessa giocare una grande gara da terzino».
Parliamo allora della squadra. C’è qualcuno dei ragazzi che l’ha colpita in maniera particolare?
«Sono stati tutti bravi ma voglio fare due nomi. Stefano Sarritzu e Sandro Scioni. Sto parlando di due ragazzi che hanno esperienze diverse ma che si sono integrati nella grande famiglia Torres in maniera esemplare. Sono cresciuti tanto e sono rossoblù nella pelle».
Domenica Sarritzu era squalificato. Un’assenza importante per la Torres.
«Non riuscivo a immaginarmi una partita senza Sarritzu e invece, ancora una volta, Tortora mi ha sorpreso».
Lei ha fatto due nomi io ne aggiungo un terzo: Tore Pinna. Un giudizio sul portiere?
«Dopo la retrocessione eravamo indecisi se rinnovare il contratto. E’ stato lui ha chiedermi di poter giocare un altro anno perchè non avrebbe sopportato di chiudere la carriera con una sconfitta. Mi ha convinto e ha vinto la sua scommessa. Tore anche Domenica ha salvato il risultato in almeno due occasioni e se la Torres tornerà in D lo deve anche (e forse soprattutto) a lui».
Presidente domenica a Sorso c’era la tribuna affollata. La Torres sta ritrovando i tifosi?
«Io da ex curvaiolo non ho mai avuto dubbi sull’attaccamento della città alla sua squadra. A Sorso ci hanno seguito 2000 tifosi ma io spero che possano moltiplicarsi per tornare a colorare il Vanni Sanna comne ai vecchi tempi».
Sta già pensando alla serie D?
«Adesso pensiamo agli spareggi nazionali. Sfideremo una squadra Toscana (Grosseto o Poggibonsi) e vogliamo prepararci bene. Ieri abbiamo festeggiato ma da domani saremo di nuovo in campo.
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