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ESSERE SPECIALI È DIVENTATO LA NORMALITA

di MARIO CARTA

Bersaglio raggiunto, obiettivo centrato, missione compiuta. E alla grande, anche. Nel migliore dei modi. La Dinamo dopo lo strepitoso en plein avviato l'anno della promozione all’ottava stagione per...

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Bersaglio raggiunto, obiettivo centrato, missione compiuta. E alla grande, anche. Nel migliore dei modi. La Dinamo dopo lo strepitoso en plein avviato l'anno della promozione all’ottava stagione per la prima volta si trova fuori dai playoff. Come Reggio Emilia che pure ha giocato due finali scudetto negli ultimi quattro anni, come la ritrovata Torino che alle spalle ha il po’ po’ di euro della Fiat, come Pesaro che ha vinto due scudetti, due coppe Italia e una Coppa delle coppe. Come le big Varese e Cantù appena l’anno scorso.

Brava Dinamo, ci sei riuscita e non era per niente facile, diventare finalmente una normale squadra della serie A di basket dopo essere stata così speciale. Con il tuo entusiasmo, con la magia del PalaSerradimigni e dei suoi impagabili tifosi, con un'intera regione a spingerti. Con la prima Coppa Italia, lo storico Scudetto e il triplete. E la partecipazione alle coppe europee ormai come costante con la doppia presenza nel paradiso della Eurolega come ciliegina. Ragazzi. Che storia. Invece, quest'anno no. No. Stavolta la Dinamo ha vissuto per la prima volta sulla sua giovane pelle quello che a tante altre squadre capita invece ogni benedetta stagione. E se normalità vuol dire sentirsi come gli altri, anche i migliori, anche questo alla Dinamo farà bene.

Che questo processo fosse irrimediabilmente avviato il presidente Stefano Sardara lo aveva annusato, saputo e capito per primo e per questo aveva tentato qualcosa di speciale _ in stile Dinamo _ con Federico Pasquini coach. Poi, la “normale” mossa-Markovski e nonostante sia uscita solo all'ultimo, fra gli applausi dei tifosi, resta comunque il rammarico per tutti gli obiettivi sfumati per un misero mezzo canestro: Champions, Final Eight, Playoff. Però... Ottimo lavoro, Dinamo. Perché quest'anno ti sei scoperta normale, che non vuol dire banale né anonima. Anzi. Vuol dire invece ritrovarsi, fermarsi un attimo a guardarsi intorno e dentro di sé, e ripartire. Con Vincenzo Esposito in panchina, con il programma "2020" già avviato, con l'entusiasmo che solo la Dinamo nella sua ora conquistata normalità saprà avere. Con la certezza che quella della Dinamo sarà sempre una normalità... speciale.

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