«Commessi molti errori ma la Dinamo ripartirà»
di Mario Carta
Il presidente Sardara è al lavoro: salviamo le cose buone e guardiamo avanti
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SASSARI. «Prima di ogni altra considerazione, una premessa. È stato un anno complesso, si è conclusa una stagione che ci porta a fare delle riflessioni importanti. Siamo in questa fase. Cosa faremo o cosa non faremo ancora non si può dire. Sicuramente abbiamo commesso degli errori, tutti, e dico tutti a 360 gradi. Ma abbiamo anche fatto bene altre cose all’interno del progetto generale. Stiamo riflettendo su questo».
Campionato finito per la Dinamo. Senza playoff, per la prima volta dopo sette stagioni. E senza Europa. Due costanti, nella storia biancoblù. Ma resta l’altra grande costante, l’amore dei tifosi.
Presidente Stefano Sardara, siete usciti fra gli applausi.
«Parliamo di una stagione che per me ha un film molto chiaro. Dal 20 agosto al 20 settembre nel precampionato la Dinamo era un orologio, e anche se erano amichevoli abbiamo battuto delle squadre importanti giocando bene. A tre giorni dalla Supercoppa si sono rotti play e pivot titolari, fuori per un mese e mezzo. Poi Rok fuori per due mesi e siamo stati obbligati a rincorrere, abbiamo rincorso tutti i nostri obiettivi sin dal primo minuto e per tutta la stagione. Ma non è mai mancato il supporto del tifosi, che dopo la partita con Pesaro ci hanno anche richiamati in campo per un... bis».
Cosa è mancato allora alla Dinamo?
«Diverse cose. Sicuramente, e non è una giustificazione, ma ci è mancato un pizzico di fortuna, visto che siamo usciti da tre competizioni per un pizzico di canestri. Poi, probabilmente avevamo immaginato che alcuni giocatori potessero darci qualcosa che invece non hanno dato, e avevamo tre rookie come Randolph, Pierre e Jones. Ancora, cercavamo l’uomo dell’ultimo tiro e contavamo su Hatcher ma così non è stato. Ha pagato l’infortunio in avvio di stagione, il primo nella sua carriera. E comunque, non siamo stati abbastanza bravi a creare l’amalgama giusta».
Cosa rifarebbe?
«Sicuramente la scelta di Federico allenatore però non lo riproporrei nella doppia veste, di coach e general manager. Era un aspetto che temevamo ma sicuramente lo abbiamo sottovalutato. Il non poter avere un confronto tecnico è stato un limite. Pasquini aveva solo il suo staff e gli è mancato un alter ego, qualcuno che fuori dalla mischia del campo potesse aiutarlo ad avere una visione complessiva. Questo è mancato, mentre la qualità del lavoro e la capacità di allenare di Federico c'era tutta, e la confermo».
Fuori dai playoff. È anche un danno economico.
«Sicuramente si riduce il fatturato però un'azienda non può non considerare questa eventualità, e l’azienda Dinamo era pronta. Si pensa anche ai mutamenti del mercato in cui lavori. Qualcuno la scorsa stagione aveva sorriso quando Jack Devecchi aveva detto che con i playoff, gli ottavi di Champions e la finale di Coppa Italia era una stagione da baciare, ma è così. E quest’anno è stato un altro campionato: al top due società che prima non esistevano, come Avellino e Venezia. La neopromossa era una big come Bologna, c’è la solita Milano, la sorpresa Varese, Cantù non è una novità e si sono aggiunte Trento e Brescia. Quello che una volta era un gioco fra 4- 5 squadre ora ne coinvolge 9- 10, ed è normale che sia più complesso trovare posto. Insieme a noi sono rimaste fuori Bologna, Reggio e Torino. E Brindisi che tre anni fa festeggiava il titolo di campione d’inverno quest’anno si è salvata alla fine».
Un’altra costante era l’Europa. Cosa succederà?
«Può succedere di tutto. In Champions e in Europe Cup ci conoscono, sanno come lavoriamo e come siamo fatti, se ci daranno un’opportunità la coglieremo ma non sono poi così convinto di volerla cogliere: un anno di riflessione può aiutarci».
Fra le novità anche il nuovo palazzetto. A che punto sta?
«Cominceranno i lavori ma lo avremo fra un annetto e mezzo».
Nuovo anche l’allenatore.
«E’ probabile, anche su questo abbiamo fatto tante riflessioni».
E Zare Markovski?
«Zare è una persona di grande equilibrio e la sua esperienza può arricchire il peso specifico della società. La mia volontà è di poterlo avere ancora con noi in qualche veste, anche se l’importante non è la veste ma che resti con noi».
Un bilancio della Cagliari Dinamo Academy.
«Molto positivo. Una squadra di under 20 con due fuoriquota che chiude a due punti dai playoff... Ma il vero valore aggiunto è che la maggior parte dei giovani hanno giocato per 25’: sono tante miglia aeree per il brevetto e la personalità mostrata da Bucarelli con la Dinamo è testimone del fatto che il sistema funziona».
Niente playoff, di positivo c’è che guadagnate tempo nella programmazione.
«Vero, e questo tempo intendiamo sfruttarlo al meglio. Già l’anno scorso abbiamo preso tanti giovani, e l’anno prossimo finalmente saremo ai blocchi di partenza con un gruppo già formato, sperando di non dover scontare lunghi mesi per trovare l’amalgama».
Campionato finito per la Dinamo. Senza playoff, per la prima volta dopo sette stagioni. E senza Europa. Due costanti, nella storia biancoblù. Ma resta l’altra grande costante, l’amore dei tifosi.
Presidente Stefano Sardara, siete usciti fra gli applausi.
«Parliamo di una stagione che per me ha un film molto chiaro. Dal 20 agosto al 20 settembre nel precampionato la Dinamo era un orologio, e anche se erano amichevoli abbiamo battuto delle squadre importanti giocando bene. A tre giorni dalla Supercoppa si sono rotti play e pivot titolari, fuori per un mese e mezzo. Poi Rok fuori per due mesi e siamo stati obbligati a rincorrere, abbiamo rincorso tutti i nostri obiettivi sin dal primo minuto e per tutta la stagione. Ma non è mai mancato il supporto del tifosi, che dopo la partita con Pesaro ci hanno anche richiamati in campo per un... bis».
Cosa è mancato allora alla Dinamo?
«Diverse cose. Sicuramente, e non è una giustificazione, ma ci è mancato un pizzico di fortuna, visto che siamo usciti da tre competizioni per un pizzico di canestri. Poi, probabilmente avevamo immaginato che alcuni giocatori potessero darci qualcosa che invece non hanno dato, e avevamo tre rookie come Randolph, Pierre e Jones. Ancora, cercavamo l’uomo dell’ultimo tiro e contavamo su Hatcher ma così non è stato. Ha pagato l’infortunio in avvio di stagione, il primo nella sua carriera. E comunque, non siamo stati abbastanza bravi a creare l’amalgama giusta».
Cosa rifarebbe?
«Sicuramente la scelta di Federico allenatore però non lo riproporrei nella doppia veste, di coach e general manager. Era un aspetto che temevamo ma sicuramente lo abbiamo sottovalutato. Il non poter avere un confronto tecnico è stato un limite. Pasquini aveva solo il suo staff e gli è mancato un alter ego, qualcuno che fuori dalla mischia del campo potesse aiutarlo ad avere una visione complessiva. Questo è mancato, mentre la qualità del lavoro e la capacità di allenare di Federico c'era tutta, e la confermo».
Fuori dai playoff. È anche un danno economico.
«Sicuramente si riduce il fatturato però un'azienda non può non considerare questa eventualità, e l’azienda Dinamo era pronta. Si pensa anche ai mutamenti del mercato in cui lavori. Qualcuno la scorsa stagione aveva sorriso quando Jack Devecchi aveva detto che con i playoff, gli ottavi di Champions e la finale di Coppa Italia era una stagione da baciare, ma è così. E quest’anno è stato un altro campionato: al top due società che prima non esistevano, come Avellino e Venezia. La neopromossa era una big come Bologna, c’è la solita Milano, la sorpresa Varese, Cantù non è una novità e si sono aggiunte Trento e Brescia. Quello che una volta era un gioco fra 4- 5 squadre ora ne coinvolge 9- 10, ed è normale che sia più complesso trovare posto. Insieme a noi sono rimaste fuori Bologna, Reggio e Torino. E Brindisi che tre anni fa festeggiava il titolo di campione d’inverno quest’anno si è salvata alla fine».
Un’altra costante era l’Europa. Cosa succederà?
«Può succedere di tutto. In Champions e in Europe Cup ci conoscono, sanno come lavoriamo e come siamo fatti, se ci daranno un’opportunità la coglieremo ma non sono poi così convinto di volerla cogliere: un anno di riflessione può aiutarci».
Fra le novità anche il nuovo palazzetto. A che punto sta?
«Cominceranno i lavori ma lo avremo fra un annetto e mezzo».
Nuovo anche l’allenatore.
«E’ probabile, anche su questo abbiamo fatto tante riflessioni».
E Zare Markovski?
«Zare è una persona di grande equilibrio e la sua esperienza può arricchire il peso specifico della società. La mia volontà è di poterlo avere ancora con noi in qualche veste, anche se l’importante non è la veste ma che resti con noi».
Un bilancio della Cagliari Dinamo Academy.
«Molto positivo. Una squadra di under 20 con due fuoriquota che chiude a due punti dai playoff... Ma il vero valore aggiunto è che la maggior parte dei giovani hanno giocato per 25’: sono tante miglia aeree per il brevetto e la personalità mostrata da Bucarelli con la Dinamo è testimone del fatto che il sistema funziona».
Niente playoff, di positivo c’è che guadagnate tempo nella programmazione.
«Vero, e questo tempo intendiamo sfruttarlo al meglio. Già l’anno scorso abbiamo preso tanti giovani, e l’anno prossimo finalmente saremo ai blocchi di partenza con un gruppo già formato, sperando di non dover scontare lunghi mesi per trovare l’amalgama».
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