Da enfant prodige all’azzurro
ROMA. Un bambino prodigio, un grande talento del calcio italiano, rimasto sempre un mezzo fuoriclasse. Ha vinto tanto da giocatore con la maglia di club (Samp e Lazio), ha trionfato sulle panchine...
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ROMA. Un bambino prodigio, un grande talento del calcio italiano, rimasto sempre un mezzo fuoriclasse. Ha vinto tanto da giocatore con la maglia di club (Samp e Lazio), ha trionfato sulle panchine di Inter e City, ma ha perso l'appuntamento più importante con la maglia azzurra. Adesso Roberto Mancini torna in nazionale 24 anni dopo l'ultima partita giocata sotto la gestione Sacchi: lo fa dalla porta principale di Ct, lui che con i commissari tecnici della nazionale ha sempre avuto un rapporto di amore-odio. Genio e sregolatezza, tecnico e sopraffino, Mancini ha fatto innamorare di sè milioni di tifosi che ancora ricordano un diabolico colpo di tacco, spalle alla porta, che ammutolì il Tardini di Parma il 17 gennaio 1999. Oggi come allora, il cammino azzurro di Roberto Mancini inizia sulle orme di un fallimento: è il 1984 e l'Italia paga la mancata qualificazione all'Europeo in Francia. Il blucerchiato è già una bella promessa, fa fuoco e fiamme insieme a Gianluca Vialli, ha 20 anni e una carriera azzurra spalancata davanti. Enzo Bearzot, non uno qualsiasi, se ne accorge e lo convoca per un'amichevole contro il Canada. Una chance che il giovanotto di Jesi si gioca malissimo, beccato a rientrare in albergo a New York a notte fonda. Il talento non basta anche se Azeglio Vicini prima e Arrigo Sacchi poi gli offrono altre chance poi bruciate nel Mondiale 1990 in casa. Che fosse un predestinato lo avevano capito già a Bologna che lo fece esordire in Serie A a 16 anni, come solo i fuoriclasse. Dopo i nove gol segnati nel suo primo campionato nel 1982 si trasferisce alla Sampdoria, dove resterà fino al 1997 firmando una delle pagine più belle del calcio (lo scudetto 1991, 4 Coppe Italia e una Coppa delle Coppe e la sfortunata finale Champions). Nel 1997 passa alla Lazio dove vince lo scudetto nel 1999-2000, l'ultima edizione della Coppa delle Coppe (1999) e una Supercoppa europea battendo il Manchester United, oltre a due Coppe Italia e una Supercoppa di Lega (1998). Chiude la carriera al Leicester City, prima di dedicarsi alla carriera di allenatore. Nel 2001, a stagione in corso, viene ingaggiato dalla Fiorentina con cui vince subito la Coppa Italia. Nella stagione successiva è alla Lazio e poi all'Inter dove conquista subito la Coppa Italia e due scudetti (tre con quelli di calciopoli). Il fallimento Champions porta però alle dimissioni e alla scelta dell'estero, il City prima, con lo scudetto batticuore vinto all'extra time nel 2012 (oltre a una FA Cup e una Community Shield) e il Galatasaray dopo, con il quale archivia però una stagione con poche luci (una Coppa di Turchia) e molte ombre.
Il ritorno all'Inter, per sostituire l'esonerato Walter Mazzarri, si rivela una scelta sbagliata che lo spingono un anno e mezzo dopo a volare in Russia, per guidare il ricchissimo Zenit che lascia per guidare la nazionale, un amore fino ad oggi mai sbocciato ma rimasto sempre nel cuore di Mancio.
Il ritorno all'Inter, per sostituire l'esonerato Walter Mazzarri, si rivela una scelta sbagliata che lo spingono un anno e mezzo dopo a volare in Russia, per guidare il ricchissimo Zenit che lascia per guidare la nazionale, un amore fino ad oggi mai sbocciato ma rimasto sempre nel cuore di Mancio.
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