Forza Fabio, vai a prenderti lo Zoncolan
È la tappa chiave del Giro d’Italia 101. Il sardo: «Chi vince lassù diventa leggenda». Ieri tris vincente di Elia Viviani allo sprint
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NERVESA DELLA BATTAGLIA. «Se penso allo Zoncolan, mi viene in mente la parola leggenda. Perché quella che affronteremo domani è una salita da leggenda: chi vince su quella cima entra nella leggenda del Giro d'Italia». Così Fabio Aru, alla vigilia dell'attesa tappa che oggi si concluderà sul Monte Zoncolan. «Pensando a questo - afferma il corridore sardo della Uae Emirates - ho ancora più stimoli che mi inducono a dare tutto: voglio offrire una bella prestazione. Sarà un test importante per tutti gli uomini di classifica. Su quelle pendenze, infatti, non ci si può certo nascondere».
«Il Giro d'Italia è difficile, sempre e ovunque. Lo Zoncolan? Non conosco la salita ma, se avrò le gambe, provo ad attaccare», azzarda invece la maglia rosa Simon Yates. «Ho bisogno di guadagnare secondi e non mi aspetto grandi distacchi. Fra i rivali quello che temo di più è Dumoulin, che ha dalla sua ancora la cronometro di martedì. Comunque, questo Giro d'Italia si deciderà solo nell'ultima settimana. Per quanto riguarda me darò il massimo fino a Roma».
Intanto, Elia Viviani ha calato il tris. Da Israele alla 'sua’ terra, il Veneto, il veronese vince e tutto sommato convince a ogni latitudine, confermando una volta di più di essere il re delle volate in questo Giro. Al netto dei Kittel, dei Kristoff, Cavendish, Gaviria, Demare, Greipel, Ewan, è l'alfiere della Quick-step Floors l'uomo da battere; non è un caso che indossi la maglia ciclamino della classifica a punti.
L'obiettivo dell'olimpionico nell'Omnium ai Giochi di Rio di due anni addietro era di vincere almeno tre tappe e di cucirsi addosso la maglia ciclamino. Detto, fatto. Almeno finora. Se Viviani sarà in grado di non naufragare oltre il tempo massimo nelle tappe di montagna, difficilmente perderà la leadership nella speciale classifica. A me di clamorosi e imprevisti rovesci. Resta inspiegabile l'atteggiamento del velocista veneto sul traguardo e anche dopo, quando ha lanciato con rabbia la bicicletta. Forse perché qualcuno si chiedeva i motivi della sua mancata presenza nello sprint di Imola, non resta altra spiegazione.
«Ci vuole un pò di calma prima di giudicare, ma fa rabbia sentire la gente dire che fine avessi fatto», il commento di Viviani«. Sarà. Resta il fatto che Viviani, ancora una volta, ha bruciato tutti in un'altra tappa della memoria che si è conclusa a Nervesa della Battaglia, tra il Piave e il Montello.
Cento anni dopo la conclusione della Grande guerra, il Giro ha onorato quelle vittime con il successo dell'enfant du pais. Viviani ha battuto Sam Bennett, che giovedì aveva pareggiato i conti nei successi di tappa. La volata fra il meglio della velocità che questo Giro può offrire ha un solo dominatore e ha la maglia della Quick-step Floors.
Nella marcia di avvicinamento alle tappe-verità (oggi il 'mostro’ Zoncolan emetterà una sentenza inappellabile), Simon Yates continua a indossare la maglia rosa. Il britannico adesso dovrà svelare le proprie strategie: pedalerà in difesa? Oppure preferirà attaccare per rimanere sul tetto della corsa italiana? Dumoulin, Froome, Aru, Pozzovivo, Pinot, Lopez, in ordine sparso, sono pronti a stringerlo in una morsa, sperando di provocargli la prima, vera crisi.
Finora Yates ha pedalato quasi in scioltezza, vincendo senza fare sfracelli sul Gran Sasso e sullo strappo di Osimo, mentre sull'Etna ha lasciato l'onore del successo di tappa al compagno Chaves; da oggi però dovrà soffrire, dimostrando di poter arrivare fino a Roma davanti a tutti. Gli esperti sostengono che il Giro inizi oggi, anche se i distacchi sono già notevoli: Aru è a 3'10”, Froome lamenta un ritardo di 3'20”, meglio Pozzovivo, che ha solo 1'18” da recuperare, per non parlare di Pinot a '1'04” e di Dumoulin a 47”. Per alcuni i giochi sono ancora aperti, per altri invece no.
Aru, per esempio, ai 3'10” di ritardo dalla vetta, dovrà sommare almeno altri 2'30” che verosimilmente sarà costretto a cedere nella cronometro di martedì prossimo, da Trento a Rovereto. Prima, però, bisognerà scalare lo Zoncolan. Come lui dovranno farlo tutti.
«Il Giro d'Italia è difficile, sempre e ovunque. Lo Zoncolan? Non conosco la salita ma, se avrò le gambe, provo ad attaccare», azzarda invece la maglia rosa Simon Yates. «Ho bisogno di guadagnare secondi e non mi aspetto grandi distacchi. Fra i rivali quello che temo di più è Dumoulin, che ha dalla sua ancora la cronometro di martedì. Comunque, questo Giro d'Italia si deciderà solo nell'ultima settimana. Per quanto riguarda me darò il massimo fino a Roma».
Intanto, Elia Viviani ha calato il tris. Da Israele alla 'sua’ terra, il Veneto, il veronese vince e tutto sommato convince a ogni latitudine, confermando una volta di più di essere il re delle volate in questo Giro. Al netto dei Kittel, dei Kristoff, Cavendish, Gaviria, Demare, Greipel, Ewan, è l'alfiere della Quick-step Floors l'uomo da battere; non è un caso che indossi la maglia ciclamino della classifica a punti.
L'obiettivo dell'olimpionico nell'Omnium ai Giochi di Rio di due anni addietro era di vincere almeno tre tappe e di cucirsi addosso la maglia ciclamino. Detto, fatto. Almeno finora. Se Viviani sarà in grado di non naufragare oltre il tempo massimo nelle tappe di montagna, difficilmente perderà la leadership nella speciale classifica. A me di clamorosi e imprevisti rovesci. Resta inspiegabile l'atteggiamento del velocista veneto sul traguardo e anche dopo, quando ha lanciato con rabbia la bicicletta. Forse perché qualcuno si chiedeva i motivi della sua mancata presenza nello sprint di Imola, non resta altra spiegazione.
«Ci vuole un pò di calma prima di giudicare, ma fa rabbia sentire la gente dire che fine avessi fatto», il commento di Viviani«. Sarà. Resta il fatto che Viviani, ancora una volta, ha bruciato tutti in un'altra tappa della memoria che si è conclusa a Nervesa della Battaglia, tra il Piave e il Montello.
Cento anni dopo la conclusione della Grande guerra, il Giro ha onorato quelle vittime con il successo dell'enfant du pais. Viviani ha battuto Sam Bennett, che giovedì aveva pareggiato i conti nei successi di tappa. La volata fra il meglio della velocità che questo Giro può offrire ha un solo dominatore e ha la maglia della Quick-step Floors.
Nella marcia di avvicinamento alle tappe-verità (oggi il 'mostro’ Zoncolan emetterà una sentenza inappellabile), Simon Yates continua a indossare la maglia rosa. Il britannico adesso dovrà svelare le proprie strategie: pedalerà in difesa? Oppure preferirà attaccare per rimanere sul tetto della corsa italiana? Dumoulin, Froome, Aru, Pozzovivo, Pinot, Lopez, in ordine sparso, sono pronti a stringerlo in una morsa, sperando di provocargli la prima, vera crisi.
Finora Yates ha pedalato quasi in scioltezza, vincendo senza fare sfracelli sul Gran Sasso e sullo strappo di Osimo, mentre sull'Etna ha lasciato l'onore del successo di tappa al compagno Chaves; da oggi però dovrà soffrire, dimostrando di poter arrivare fino a Roma davanti a tutti. Gli esperti sostengono che il Giro inizi oggi, anche se i distacchi sono già notevoli: Aru è a 3'10”, Froome lamenta un ritardo di 3'20”, meglio Pozzovivo, che ha solo 1'18” da recuperare, per non parlare di Pinot a '1'04” e di Dumoulin a 47”. Per alcuni i giochi sono ancora aperti, per altri invece no.
Aru, per esempio, ai 3'10” di ritardo dalla vetta, dovrà sommare almeno altri 2'30” che verosimilmente sarà costretto a cedere nella cronometro di martedì prossimo, da Trento a Rovereto. Prima, però, bisognerà scalare lo Zoncolan. Come lui dovranno farlo tutti.
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