La salita è un calvario, Aru verso il ritiro
Giro d’Italia. In crisi sullo Zoncolan, ieri il sardo è crollato e solo l’aiuto del team lo ha portato all’arrivo. Oggi la decisione
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SAPPADA. «Oggi è stata una giornata veramente dura sotto il profilo fisico e psicologico. Voglio ringraziare i miei compagni per essermi stati vicini. Mi ritrovo senza forze, incapace di tenere il ritmo, svuotato. Non sto bene ovviamente, e adesso dobbiamo capire il motivo. Ci prendiamo un po' di tempo per fare le nostre valutazioni e il giorno di riposo di domani ci aiuta. Vi chiedo solo un po' di comprensione per il dramma sportivo, la mia forte delusione è figlia della mia voglia di far bene. Ci tenevo tantissimo io prima e più di tutti».
Le Dolomiti hanno bocciato definitivamente Fabio Aru, che si è staccato alla prima occasione (mancavano ancora 65 chilometri dall'arrivo) e, ogni volta che la strada si incrinava un po’, si piantava letteralmente sui pedali, palesando una condizione assai approssimativa. A 32 dall’arrivo la crisi è diventata talmente profonda che l’impressione era che il Cavaliere dei Quattro Mori stesse per mettere i piedi a terra, abbandonando. Non è stato così. I suoi compagni gli si sono stretti intorno e l’hanno incoraggiato, sostenuto, scortato lungo salite trasformate in calvari, fino all’arrivo dove ha tagliato il traguardo a testa alta. Con 19’31” di ritardo, e con una retrocessione in classifica generale che lo ha fatto scivolare al ventiduesimo posto a 25’14” dalla maglia rosa. Aru c’è ancora.
Sabato sullo Zoncolan l'aperitivo di un possibile fallimento, ieri la conferma che il campione italiano in carica non è per nulla competitivo. A 28 anni, in una fase assai delicata della propria carriera, lo scalatore di Villacidro è la bruttissima copia del corridore in grado di dare spettacolo al Giro come al Tour e alla Vuelta, indossando sia la maglia rossa che la rosa e quella gialla della corsa francese. Ci si chiede quando potrà tornare su livelli accettabili. E, soprattutto, in che modo. È questo il primo nodo da sciogliere, è questa la prima preoccupazione di Aru e del suo team, con Beppe Saronni in testa. E anche il ct azzurro Davide Cassani è particolarmente interessato. Ieri ha parlato a lungo con Aru prima della partenza della tappa, lo ha rincuorato. Ma non è bastato e la crisi si è acuita. Non una crisi nervosa o “di testa”, ma una crisi fisica, forse accentuata da una preparazione sbagliata, considerando che sin dal via della stagione Aru non è mai stato in grado di brillare.
Oggi il verdetto e le analisi mediche. Non è escluso il ritiro dalla corsa rosa, alla ricerca di una spiegazione della quale Fabio Aru per primo ha urgenza.
Le Dolomiti hanno bocciato definitivamente Fabio Aru, che si è staccato alla prima occasione (mancavano ancora 65 chilometri dall'arrivo) e, ogni volta che la strada si incrinava un po’, si piantava letteralmente sui pedali, palesando una condizione assai approssimativa. A 32 dall’arrivo la crisi è diventata talmente profonda che l’impressione era che il Cavaliere dei Quattro Mori stesse per mettere i piedi a terra, abbandonando. Non è stato così. I suoi compagni gli si sono stretti intorno e l’hanno incoraggiato, sostenuto, scortato lungo salite trasformate in calvari, fino all’arrivo dove ha tagliato il traguardo a testa alta. Con 19’31” di ritardo, e con una retrocessione in classifica generale che lo ha fatto scivolare al ventiduesimo posto a 25’14” dalla maglia rosa. Aru c’è ancora.
Sabato sullo Zoncolan l'aperitivo di un possibile fallimento, ieri la conferma che il campione italiano in carica non è per nulla competitivo. A 28 anni, in una fase assai delicata della propria carriera, lo scalatore di Villacidro è la bruttissima copia del corridore in grado di dare spettacolo al Giro come al Tour e alla Vuelta, indossando sia la maglia rossa che la rosa e quella gialla della corsa francese. Ci si chiede quando potrà tornare su livelli accettabili. E, soprattutto, in che modo. È questo il primo nodo da sciogliere, è questa la prima preoccupazione di Aru e del suo team, con Beppe Saronni in testa. E anche il ct azzurro Davide Cassani è particolarmente interessato. Ieri ha parlato a lungo con Aru prima della partenza della tappa, lo ha rincuorato. Ma non è bastato e la crisi si è acuita. Non una crisi nervosa o “di testa”, ma una crisi fisica, forse accentuata da una preparazione sbagliata, considerando che sin dal via della stagione Aru non è mai stato in grado di brillare.
Oggi il verdetto e le analisi mediche. Non è escluso il ritiro dalla corsa rosa, alla ricerca di una spiegazione della quale Fabio Aru per primo ha urgenza.
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