Un cielo tricolore per il marinaio Cossu
di Nino Muggianu
Dorgalese, è il nuovo campione italiano di paracadutismo indoor. Guiderà la nazionale in Coppa del mondo in Bahrein
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DORGALI. Dal sottomarino all’aeroplano, dall’acqua salata all’aria che ti porta e trasporta dolcemente a terra, dove il dorgalese Giuseppe Cossu, 33 anni, nella vita di tutti i giorni incursore della Marina militare, ha centrato il titolo di campione italiano agli assoluti di paracadutismo indoor che si sono disputati all'Aereo Club Etruria, nella avveniristica struttura di aerogravità di Pero Milanino.
Il team del sardo, chiamato Amnesya (Giuseppe Cossu, capitano, Chiara Brunetti, Michele Silvi e Mario Fattoruso), nell’occasione ha battuto i due record italiani. Sia quello della media punti in una gara che quello del massimo punteggio in un round. Il campionato valeva anche come selezione della nazionale italiana e grazie al suo exploit Cossu è stato il primo selezionato, con il prestigioso ruolo di capitano.
Il grande risultato ottenuto a Pero è ancora più grande, poi, se si considera che Giuseppe Cossu nel bel mezzo della competizione si è anche slogato una spalla. «Da buon sardo – ha sorriso – non mi poteva certo fermare un incidente di questo tipo. Ho stretto i denti e sono ritornato in gara, fino a ottenere una vittoria che dedico a tutti i dorgalesi, e naturalmente alla mia famiglia».
Come è nata la passione per il paracadutismo, nel cuore di un marinaio?
«Si chiude una porta e si apre un portellone. È proprio così che è nata la mia passione. Una bellissima sera di fine maggio, quindi esattamente quattro anni fa, la mia vita è cambiata. Spesso, quando sembra che il mondo ti crolli addosso non sai che invece, in realtà si sta aprendo un mondo nuovo. E quel l giorno per me si è aperto un "portellone"».
Non si dice un portone?
«No, era proprio il portellone di un Pilatus, un piccolo aereo usato per il lancio dei paracadutisti. Il paracadutismo era fra le cose che desideravo fare, ma mai avrei immaginato di non poterne più fare a meno».
La sua vita è cambiata.
«Dal vivere sott'acqua sono passato a vivere per aria, dedicando le mie energie a trasformare un sogno in realtà. Molti mi chiedono, perché tutti questi sacrifici? Io rispondo che per me non lo sono, anzi è un sacrificio stare a terra, guardare il cielo sperando di poter presto tornare lassù. È così che nasce la seconda vita».
Cos'è il paracadutismo indoor?
«Oltre al paracadutismo classico col lancio dagli aerei, dal 2015 la Federazione aeronautica internazionale riconosce come disciplina l'indoor skydiving, ovvero la pratica in centri di simulazione di caduta libera del paracadutismo in tutte le sue forme. Così ho iniziato la mia avventura anche nel mondo indoor, che ad oggi pare l’unica disciplina aeronautica candidata fra i nuovi sport olimpici a Parigi 2024».
I programmi?
«A Milano come nazionale abbiamo ottenuto il pass per partecipare alla Coppa del mondo che si svolgerà in Bahrein a fine ottobre. Poi, vedremo di migliorare ulteriormente i record italiani, quello di media punti 29.9 e quello di massimo punteggio in un round: 43 sequenze in 35 secondi».
Il team del sardo, chiamato Amnesya (Giuseppe Cossu, capitano, Chiara Brunetti, Michele Silvi e Mario Fattoruso), nell’occasione ha battuto i due record italiani. Sia quello della media punti in una gara che quello del massimo punteggio in un round. Il campionato valeva anche come selezione della nazionale italiana e grazie al suo exploit Cossu è stato il primo selezionato, con il prestigioso ruolo di capitano.
Il grande risultato ottenuto a Pero è ancora più grande, poi, se si considera che Giuseppe Cossu nel bel mezzo della competizione si è anche slogato una spalla. «Da buon sardo – ha sorriso – non mi poteva certo fermare un incidente di questo tipo. Ho stretto i denti e sono ritornato in gara, fino a ottenere una vittoria che dedico a tutti i dorgalesi, e naturalmente alla mia famiglia».
Come è nata la passione per il paracadutismo, nel cuore di un marinaio?
«Si chiude una porta e si apre un portellone. È proprio così che è nata la mia passione. Una bellissima sera di fine maggio, quindi esattamente quattro anni fa, la mia vita è cambiata. Spesso, quando sembra che il mondo ti crolli addosso non sai che invece, in realtà si sta aprendo un mondo nuovo. E quel l giorno per me si è aperto un "portellone"».
Non si dice un portone?
«No, era proprio il portellone di un Pilatus, un piccolo aereo usato per il lancio dei paracadutisti. Il paracadutismo era fra le cose che desideravo fare, ma mai avrei immaginato di non poterne più fare a meno».
La sua vita è cambiata.
«Dal vivere sott'acqua sono passato a vivere per aria, dedicando le mie energie a trasformare un sogno in realtà. Molti mi chiedono, perché tutti questi sacrifici? Io rispondo che per me non lo sono, anzi è un sacrificio stare a terra, guardare il cielo sperando di poter presto tornare lassù. È così che nasce la seconda vita».
Cos'è il paracadutismo indoor?
«Oltre al paracadutismo classico col lancio dagli aerei, dal 2015 la Federazione aeronautica internazionale riconosce come disciplina l'indoor skydiving, ovvero la pratica in centri di simulazione di caduta libera del paracadutismo in tutte le sue forme. Così ho iniziato la mia avventura anche nel mondo indoor, che ad oggi pare l’unica disciplina aeronautica candidata fra i nuovi sport olimpici a Parigi 2024».
I programmi?
«A Milano come nazionale abbiamo ottenuto il pass per partecipare alla Coppa del mondo che si svolgerà in Bahrein a fine ottobre. Poi, vedremo di migliorare ulteriormente i record italiani, quello di media punti 29.9 e quello di massimo punteggio in un round: 43 sequenze in 35 secondi».
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