top e flop
Fabio Aru la delusione più grande
Le sorprese del Sudamerica, il poker di Viviani e il crollo di Yates
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ROMA. Nel Giro di Froome qualcuno ha fallito e qualcun altro, invece, è andato al di là dei pronostici.
Chris Froome. Nell’attesa che l'Uci si pronunci sulla sua positività al Salbutamolo (rischia una squalifica da un mese a due anni), si gode la maglia rosa. Ha vinto Tour, Vuelta e Giro fra luglio 2017 e maggio 2018, come solo Hinault e Merckx. Ed è anche nel club dei corridori che si sono aggiudicati i tre grandi giri. Semplicemente mostruoso. Doping o non doping, chapeau.
Elia Viviani. Puntava a vincere tre tappe e se n'è messe in tasca quattro, con la maglia ciclamino. Una bella impresa.
I sudamericani. Il colombiano Lopez, 24 anni, miglior giovane; l'ecuadoriano Carapaz, che ne ha 25, sono le due novità più liete del Giro 101.
Tom Dumoulin. Ha pagato un paio di errori tattici. Senza il gioco degli abbuoni magari sarebbe arrivato al fianco se non davanti a Froome.
Simon Yates. Tredici giorni in rosa, tre tappe vinte e una ceduta a Chaves. Il bilancio dell'inglesino è comunque positivo. Ha pagato la tenuta nella terza settimana.
Domenica Pozzovivo. Per quasi tre settimane è stato l'uomo di punta del ciclismo italiano. Ha lottato per il podio, è stato ingoiato dal buco nero del Colle delle Finestre.
Thibaut Pinot. Nel 2017 perse il podio nell'ultima crono, quest'anno è andato alla deriva nella penultima tappa.
Fabio Aru. È come certe squadre che la Champions la vincono (sempre) l'anno prossimo. A 28 anni doveva arrivare la svolta. Si è sempre staccato, in pianura come in salita. Promessa mancata e fallita. Almeno finora.
Chris Froome. Nell’attesa che l'Uci si pronunci sulla sua positività al Salbutamolo (rischia una squalifica da un mese a due anni), si gode la maglia rosa. Ha vinto Tour, Vuelta e Giro fra luglio 2017 e maggio 2018, come solo Hinault e Merckx. Ed è anche nel club dei corridori che si sono aggiudicati i tre grandi giri. Semplicemente mostruoso. Doping o non doping, chapeau.
Elia Viviani. Puntava a vincere tre tappe e se n'è messe in tasca quattro, con la maglia ciclamino. Una bella impresa.
I sudamericani. Il colombiano Lopez, 24 anni, miglior giovane; l'ecuadoriano Carapaz, che ne ha 25, sono le due novità più liete del Giro 101.
Tom Dumoulin. Ha pagato un paio di errori tattici. Senza il gioco degli abbuoni magari sarebbe arrivato al fianco se non davanti a Froome.
Simon Yates. Tredici giorni in rosa, tre tappe vinte e una ceduta a Chaves. Il bilancio dell'inglesino è comunque positivo. Ha pagato la tenuta nella terza settimana.
Domenica Pozzovivo. Per quasi tre settimane è stato l'uomo di punta del ciclismo italiano. Ha lottato per il podio, è stato ingoiato dal buco nero del Colle delle Finestre.
Thibaut Pinot. Nel 2017 perse il podio nell'ultima crono, quest'anno è andato alla deriva nella penultima tappa.
Fabio Aru. È come certe squadre che la Champions la vincono (sempre) l'anno prossimo. A 28 anni doveva arrivare la svolta. Si è sempre staccato, in pianura come in salita. Promessa mancata e fallita. Almeno finora.
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