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«Basta razzismo l’Italia dia segnali»

«Basta razzismo l’Italia dia segnali»

Mario Balotelli alla vigilia dell’amichevole con l’Olanda: «Io capitano? Sono qui per fare gol ma sarebbe un onore»

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TORINO. Un'Italia «più aperta» e «capace di integrare le persone che vengono da fuori». Mario Balotelli torna a parlare nella conferenza stampa dell'Italia, a cinque anni dalla sua ultima comparsa. E lo fa per ricordare, proprio nei giorni in cui la politica si confronta sul tema migranti, che «il razzismo fa molto male e dà fastidio». Un invito a «svegliarsi» ribadito a voce dopo quello sui social con cui nei giorni scorsi aveva risposto allo striscione «il mio capitano è di sangue italiano» esposto durante Italia-Arabia Saudita, la partita del suo ritorno in azzurro.

Non è la prima volta che l'attaccante, nato in Italia da immigrati ghanesi, prende posizione netta contro il razzismo. A colpire questa volta, però, è il tono, fermo ma pacato, di chi fino ad ora aveva abituato alle sparate. «Per me è più facile parlare delle persone che mi vogliono bene, e da quando sono in Nazionale in tanti me l'hanno dimostrato - dice alla vigilia dell'amichevole Italia-Olanda a Torino -. D'altronde, so che ci sono persone che non ti capiscono fino in fondo, ma non è un problema, perché io sono concentrato di più sulle persone che mi hanno voluto bene e mi hanno aiutato».

Il razzismo, del resto, è qualcosa di «complicato», anche per chi «l'ha vissuto da piccolo» ed ora che è cresciuto deve fare i conti con i 'buuù dei tifosi avversari. «Non so se sia razzismo o gelosia, ma fa molto male, o comunque dà fastidio», taglia corto Balotelli, tornato protagonista in Nazionale al fianco di Roberto Mancini, il ct che lo ha lanciato da ragazzo con la maglia dell'Inter.

Giocatore ritrovato dopo due anni a Nizza (nella stagione appena conclusa ha meso in cassaforte un buon bottino di reti), e finalmente uomo dopo tante bravate, Balotelli è il più anziano dei giocatori su cui l'Italia punta per risollevarsi dal tonfo della mancata qualificazione ai Mondiali.

Contro l'Olanda, oggi non partirà tra i titolari, ma in un futuro non lontano sono molti quelli che lo vedono con la fascia da capitano della Nazionale al braccio. «Io sono qui per fare gol, non per fare il capitano. Si può essere un esempio anche senza fascia», risponde l'attaccante, convinto però che indossarla «potrebbe essere un segnale per tutti gli immigrati. Un segnale che avrebbe grande importanza».

Per tutti quelli che, come i suoi genitori, «vengono in Italia e vedono uno come me, originario africano, diventare il capitano dell'Italia», conclude senza però dare giudizi sul nuovo governo: «Non sono un politico, non ancora», dice con il sorriso sulle labbra. Insomma, è un Balotelli ritrovato, che sta bene e può dare molto a questa nuova nazionale.



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