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«Volete la mia Torres? Compratela entro 48 ore»

Mario Carta
«Volete la mia Torres? Compratela entro 48 ore»

Il presidente rossoblù Sechi dopo l’invito all’unità del Latte Dolce alza un muro

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SASSARI. Salvatore Sechi tira la palla dall’altra parte del campo e alza un muro. Dopo la proposta del gruppo di imprenditori a capo del Latte Dolce (serie D) per unire le forze convergendo nella Torres (serie D appena riacciuffata), per portare il calcio sassarese in pochi anni in C e porsi in tempi ragionevoli l’ambizioso obiettivo della prima volta in B, con una gestione manageriale e non improvvisata come troppo spesso negli ultimi anni, il numero uno della centoquindicenaria società rossoblù ieri in una conferenza stampa in diretta Facebook ha prima contestato i contenuti della proposta, quindi ha criticato l’anonimato dei suoi interlocutori e successivamente ha preso atto dell’ambizione del progetto traendo come logica conclusione il doversi fare da parte per non ostacolarlo, ma...

Ma c’è una “piccola” condizione: chi vorrà gestire la Torres dovrà comprarla e dovrà farlo entro 48 ore (cioé entro giovedì), rivolgendosi ai suoi commercialisti. E se dopo le 48 ore si arrivasse a un nulla di fatto? «Allora scatteranno le pernacchie».

Salvatore Sechi, con a fianco il vice Antonio Carboni, ha esordito ricordando il miracolo di quest’anno, con la società ripresa da zero e portata in D «e tutto in modo trasparente. Invece sono stato costretto a interrompere il lavoro per le ripetute interferenze in una fase delicatissima della stagione da parte del Latte Dolce, che noi abbiamo fatto allenare all’Arena del Sole ricevendo un diniego quando abbiamo chiesto di allenarci noi, da loro. Siamo stati disturbati».

Sechi ha lamentato di non conoscere i suoi interlocutori, e ha attribuito la “lettera aperta” alla firma del presidente del club biancoceleste, Roberto Fresu. «Ho rifiutato un incontro privato perché voglio che tutto sia pubblico e trasparente –ha proseguito –, e non sono d’accordo su nulla, a partire dalla volontà di ricostruire una polisportiva che non ha più ragione di esistere. La Torres era nata con l’atletica (ma fu la ginnastica, ndr) ma ora esistono le specializzazioni. Non condivido niente del progetto, neanche sullo stadio: avvicinare la curva? Costruire un novo settore? Nessuno dei tifosi mi ha mai chiesto di essere avvicinato, io puntavo alla manutenzione di uno stadio che è già un gioiello. L’impianto di Latte Dolce, poi, è per gli abitanti di Latte Dolce. Ma alla fine di tutti i discorsi il progetto è troppo interessante per non lasciarlo alla città e non voglio una immeritata mannaia da ’”impiccababbu”, per cui mi faccio da parte».

Sechi ha rifiutato l’etichetta di gestione improvvisata («Ho avuto risultati, abbiamo fatto un miracolo programmando con i piedi per terra»), e ha definito una «vergogna il fatto di non essere mai stato nominato nel documento». Ma il Latte Dolce ha detto di volersi mettere a disposizione, di voler unire e non dividere. Non le ha chiesto di farsi da parte: «Non c’è altra strada – ha risposto Sechi –, non condivido niente però devo avere fiducia. Non posso non considerare un progetto milionario che parla di B e io non mi sono mai sognato di avere una visione di questo genere. Per portarlo avanti però serve un... piccolo passaggio: serve la titolarità della Torres, per cui hanno 48 ore per rilevare la società, rivolgendosi allo studio che ho incaricato». Sechi, ripetutamente sollecitato, non ha quantificato il valore della Torres. «Lascio una società con zero debiti, sana, risanata da me con grandi sacrifici» – ha precisato –. Ora la palla passa a loro, anche se non so chi sono». E se dopo 48 ore non dovesse accadere niente? «Possono essere anche 72 ore – la conclusione di Sechi – ma dopo nelle Asd succede che chi era presidente resta presidente. E scattano le pernacchie».

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