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QUEI RECORD COSTRUITI IN PERIFERIA

di ANDREA SINI

La regina non ha paura di camminare tra la polvere e ama indossare i suoi gioielli più preziosi senza preavviso, non necessariamente in occasione delle serate più prestigiose. Il risultato più...

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La regina non ha paura di camminare tra la polvere e ama indossare i suoi gioielli più preziosi senza preavviso, non necessariamente in occasione delle serate più prestigiose. Il risultato più strabiliante che l’atletica italiana abbia prodotto negli ultimi quarant’anni ha avuto come teatro una pista alla periferia sudorientale di Madrid: al Centro Deportivo Municipal di Moratalaz, due tribunette semideserte, nessuna tivù che trasmettesse in diretta l’evento, Filippo Tortu ha compiuto un’impresa che va oltre i confini nazionali. Non solo il record italiano: prima di lui, nella storia della regina delle discipline sportive, appena due europei bianchi erano riusciti nell’impresa di correre i 100 in meno di 10 secondi. Esattamente un mese fa, a Savona, Tortu aveva corso i 100 in 10”03, altra impresa strabiliante che aveva abbassato di 5 centesimi il primato italiano Under 23. Per curiosità, ora andate su google e digitate “Tortu Savona”. Guardatelo, il teatro dei sogni diFilippo, guardate l’arena in cui ha iniziato a prendere forma il 9”99 poi effettivamente realizzato venerdì sera: un campo scuola con una tribunetta di ferro da 50 posti, una strada che lo costeggia, un cancello aperto proprio dietro i blocchi di partenza oltre il quale si vedono le auto parcheggiate. Proprio come il ciclismo, che si corre per strada in mezzo alla gente, anche la grande atletica è spesso relegata alla periferia: delle città, dello sport, dei notiziari e dei quotidiani. Miseria e nobiltà, fatica e normalità. Anni luce dalle arene che fanno da contorno al prodotto calcio, tanto per fare un esempio, proprio in questi giorni di Mondiali e di miliardi di euro (sì, miliardi) che girano attorno al pianeta Russia 2018. Tortu poche settimane fa ha gareggiato anche al Golden Gala all’Olimpico di Roma, certo, e a metà agosto sarà in pista all’Olympiastadion di Berlino, lo stesso teatro delle imprese di Jesse Owens alle Olimpiadi del 1936 e della vittoria dell’Italia di Lippi ai Mondiali 2006. Ma la dimensione dell’atletica leggera resta sempre quella del “campo scuola” di periferia, con le auto parcheggiate oltre il cancello dietro la curva in cui si piazzano i blocchi dei 100. Proprio come quello di Giussano, dove Filippo si è allenato per anni e ancora si allena. Papà Salvino ha le chiavi del portoncino d’ingresso e il segreto, anche per i record di Filippo, forse è proprio questo.

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