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Gianfranco Matteoli: «Brasile favorito, il suo calcio è poesia»

di Roberto Muretto
Gianfranco Matteoli: «Brasile favorito, il suo calcio è poesia»

Il talent scout dell'Inter a tutto campo, dalla Russia all’Italia: «Mancini risolleverà la nostra nazionale, Barella pronto per una big»

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NUORO. Il suo lavoro è scoprire talenti per l’Inter. Da qualche anno Gianfranco Matteoli gira il mondo per conto dei nerazzurri. Fa relazioni, visiona dvd, vede dal vivo decine di partite. Si confronta con Piero Ausilio, responsabile dell’area tecnica, una collaborazione stretta che poi si traduce in scelte di mercato. In questi giorni è in Italia e sta seguendo i Mondiali in tv. Ma è probabile che più avanti parta per la Russia.

Si sta divertendo a seguire i Mondiali?

«Mi permetta di rimandare il giudizio. Ho visto le prime partite e il livello non è stato eccelso. Sono certo che le cose migliori le vedremo dagli ottavi in poi».

Messi rischia un’altra delusione con l’Albiceleste ed è sotto accusa. Che riflessione le viene da fare?

«Con tutto il rispetto, sento e leggo cose che mi fanno sorridere. Messi è un campione che fa la differenza in una buona squadra, quello che non è l’Argentina. Lui da solo non può risolvere problemi evidenti di scelte. Hanno lasciato a casa giocatori che sarebbero titolari ovunque. Icardi è uno di questi».

Il rammarico per l’assenza dell’Italia è ancora maggiore dopo ciò che si è visto?

«È una ferita che secondo me ha ripreso a sanguinare. Noi ci abbiamo messo del nostro per non andare al Mondiale, commettendo una serie di errori gravi. Se fossimo stati presenti non avremmo fatto una brutta figura. Non siamo così scarsi come si vuol far credere».

Il suo ex compagno di squadra Roberto Mancini è il ct giusto per la rinascita?

«La nostra nazionale è stata messa nelle mani giuste. Roberto ha le capacità e le conoscenze per fare un ottimo lavoro. Per tornare ad alti livelli dobbiamo partire dal basso, lavorare meglio nei settori giovanili. La strada uscire dal momento difficile è questa».

Chi vincerà il Mondiale?

«La mia favorita è il Brasile. L’ho visto giocare dal vivo nell’amichevole con la Germania, è una squadra che ha una mentalità europea e individualità di grande rilievo. E non mi riferisco soltanto a Neymar».

E la sorpresa finora?

«Troppo facile dire il Messico. Aspetto di vederlo all’opera più avanti per capire se conferma il mio giudizio».

Torniamo al suo amico Mancini: ha detto che convocherà Barella del Cagliari. Le fa piacere?

«Conosco molto bene Nicolò, sono convinto sia un giocatore pronto per il grande salto. In azzurro Barella c’è già stato, fa bene Roberto a dargli una chance, Nicolò rappresenta il futuro. Il Cagliari ci tiene tantissimo a questo ragazzo, lo coccola, gli dà una quotazione alta. Se arriva l’offerta giusta potrebbe lasciarlo partire».

Sembra di capire che lei ritiene Barella pronto per giocare in una big?

«Non c’è dubbio. Ho sentito dire che ha dei difetti nel leggere i momenti delle partite. Io rispondo che solo giocando a grandi livelli si cresce e si migliora. Nicolò ha carattere e personalità da vendere. Per un ragazzo della sua età (21 anni ndc) non sono cose normali»

Rituffiamoci sul Mondiale: che ne pensa dell’idea di portarlo a 48 squadre?

«Che nel calcio di oggi prima di tutto viene il business e dopo la tecnica e lo spettacolo. L’unico motivo per cui vogliono allargare il quadro dei finalisti è legato ai diritti televisivi. Più partite, più soldi. Ma anche meno qualità. Questo è inevitabile».

Messi o Ronaldo?

«Due campioni, entrambi decisivi. Ma nessuno dei due in grado di vincere da solo. Il Portogallo è una buona squadra che mette Ronaldo nella condizione di esprimere tutte le sue qualità. Quello che l’Argentina non sta facendo con Messi. Poi ci sono i momenti positivi per uno e negativi per l’altro. Ma mettere in discussione Messi è come dire una bestemmia».

Chiudiamo con la Nazionale di Roberto Mancini: ci sono i presupposti per essere protagonisti ai prossimi Europei?

«Secondo me sì. Abbiamo tanti giovani interessanti, l’importante è che trovino spazio nelle big del nostro campionato. È un passaggio fondamentale, dal quale non si può prescindere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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