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Prato: «Nessuno ha voluto il Castelsardo»

Prato: «Nessuno ha voluto il Castelsardo»

CASTELSARDO. Non si può dire che la notizia fosse inattesa ma il botto è stato comunque forte. La fusione del Castelsardo con il Li Punti sta facendo rumore nel comune dell’Anglona e non solo. Dall’al...

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CASTELSARDO. Non si può dire che la notizia fosse inattesa ma il botto è stato comunque forte. La fusione del Castelsardo con il Li Punti sta facendo rumore nel comune dell’Anglona e non solo. Dall’altro ieri una squadra con oltre cinquant’anni di storia non esiste più, inglobata nel club sassarese insieme al titolo sportivo e ai giocatori. La cittadina è un po’ più povera e sui siti il rammarico è forte. Andrea Prato, presidente del Castelsardo negli ultimi tre anni, spiega di aver fatto di tutto per salvare la società, ma invano. «In città sapevano tutti che la mia esperienza alla guida del club sarebbe finita il 31 maggio. L’ho detto in tutte le salse e ho sperato fino all’ultimo che qualche imprenditore locale si facesse vivo per raccogliere il testimone. Ho annunciato che avrei lasciato la presidenza a febbraio con una “pec” indirizzata al sindaco e con una conferenza stampa – spiega Prato – e a maggio, a campionato concluso, ho ribadito l’intenzione incaricando un commercialista di gestire l’operazione. Non ho chiesto un euro (contrariamente a quanto sento dire in giro) e anzi sono arrivato a proporre un aiuto sotto forma di sponsorizzazione a eventuali acquirenti. Ho contattato decine di imprenditori di Castelsardo, le vecchie glorie e i tifosi. Ho detto che il tempo sarebbe scaduto il 31 di maggio e ho sperato fino all’ultimo. Non si è fatto vivo nessuno e alla fine ho passato la mano a Filippo Isgrò, un imprenditore non di Castelsardo ma di origini castellanesi, che ha poi concordato la fusione con il Li Punti. Io – ha concluso Prato – non capisco di cosa mi si possa accusare. Ho preso la squadra sull’orlo del baratro, l’ho tenuta viva per tre anni e ho valorizzato tanti ragazzi locali. Purtroppo ho dovuto dire basta perchè a Castelsardo non abbiamo più un campo di calcio e non ci sono strutture adatte per continuare il nostro lavoro. Se ci fate caso è lo stesso problema vissuto da altre città dove il pallone è sparito - penso ad Alghero e a Tempio - e mi domando che cosa hanno fatto le amministrazioni comunali. In particolare quella di Castelsardo. Invece di accusare chi non ha colpe, forse era il caso di dimostrare l’amore per la squadra in un altro modo».



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