NON C’E’ FENOMENO CHE TENGA
di ANTONIO LEDA’
La spiaggia comincia a essere affollata. Noi siamo stati i primi a prendere posto evitandoci anche la scocciatura di passare per Mosca o dintorni. Poi ci ha raggiunto la Germania, quindi il...
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La spiaggia comincia a essere affollata. Noi siamo stati i primi a prendere posto evitandoci anche la scocciatura di passare per Mosca o dintorni. Poi ci ha raggiunto la Germania, quindi il Portogallo e l’Argentina e, da ieri la Spagna e la Danimarca. Adesso stiamo strettini e i vicini di ombrellone disturbano con lacrime e recriminazioni il più delle volte esagerate. Loro hanno respirato l’aria dei Mondiali e speravano di allungare la gita fino del 14 luglio, giorno della finale. Non è così, e tornare a casa fa male. Bisogna capirli. I tedeschi non si sono ancora ripresi dallo shock (loro, campioni in carica, non potevano nemmeno pensare di uscire al primo turno), gli spagnoli e i danesi piangeranno per anni perchè perdere ai calci di rigore fa male. E noi ne sappiamo qualcosa.
Questi Mondiali - a metà del loro percorso - hanno già un titolo. Sono i Mondiali della caduta degli dei e delle certezze. L’immagine di Cristiano Ronaldo che lascia il campo piegato dall’Uruguay del vecchio Tabarez racconta quando può essere beffardo il calcio. Il Fenomeno capace di mettere il fila cinque Palloni d’oro si è dovuto inchinare a un vecchio signore che vince col catenaccio e il contropiede. E che dire di Lionel Messi, altro extraterrestre paracadutato all’improvviso nel mondo dei comuni mortali. I suoi Mondiali sono stati un calvario e il suo sguardo perso nel vuoto è l’emblema di una sconfitta senza se e senza ma. La sua e quella di una nazionale strapiena di talenti ma che non conosce la parola difesa.
La Russia ci sta regalando altri campioni e altre filosofie di gioco. Nel nostro lettino, sotto un sole finalmente estivo, è consolante non sentirsi soli.
Questi Mondiali - a metà del loro percorso - hanno già un titolo. Sono i Mondiali della caduta degli dei e delle certezze. L’immagine di Cristiano Ronaldo che lascia il campo piegato dall’Uruguay del vecchio Tabarez racconta quando può essere beffardo il calcio. Il Fenomeno capace di mettere il fila cinque Palloni d’oro si è dovuto inchinare a un vecchio signore che vince col catenaccio e il contropiede. E che dire di Lionel Messi, altro extraterrestre paracadutato all’improvviso nel mondo dei comuni mortali. I suoi Mondiali sono stati un calvario e il suo sguardo perso nel vuoto è l’emblema di una sconfitta senza se e senza ma. La sua e quella di una nazionale strapiena di talenti ma che non conosce la parola difesa.
La Russia ci sta regalando altri campioni e altre filosofie di gioco. Nel nostro lettino, sotto un sole finalmente estivo, è consolante non sentirsi soli.
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