amarcord
Quarant’anni fa ad Alghero la sfida Barcellona-Bastia
ALGHERO. In clima di amichevoli precampionato c’è evento di 40 anni fa indimenticabile per lo sport, ma anche per il costume e la politica della città di Alghero. Il 13 Agosto del 1978 infatti si è...
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ALGHERO. In clima di amichevoli precampionato c’è evento di 40 anni fa indimenticabile per lo sport, ma anche per il costume e la politica della città di Alghero. Il 13 Agosto del 1978 infatti si è giocata allo stadio Mariotti una gara di lusso tra il Barcellona e il Bastia, un grande evento tanto atteso quanto discusso. La città risponde alla grande visto che lo stadio catalano è stracolmo di spettatori, oltre 4.000 i presenti sugli spalti, un’affluenza record che neanche il Cagliari di Gigi Riva qualche anno prima seppe far registrare. C’è aria di grande evento.
La partita è preceduta da una infinita serie di polemiche a causa dei costi del match e dalla melina del Barcellona che fino all’ultimo chiedeva sicurezza sul cachet di 25 milioni di lire: li pretende e li ottiene prima di entrare in campo.
E l’incontro, tra mille difficoltà, tra cui quella di reperire un arbitro che la Federazione italiana nega, alla fine si disputa comunque.
Le squadre sono nel pieno della preparazione estiva. Il Bastia, è la rivelazione di Francia e d'Europa: dopo aver eliminando il Torino di Pulici e Graziani, è stato finalista di Coppa Uefa, perdendo contro gli olandesi del PSV Eindhoven nella stagione appena conclusa; ci sono gli oladesi Rep e Neeskens reduci dalla finale del campionato del mondo del 25 giugno di Buenos Aires persa contro l’Argentina, c’è l’attaccante più forte d’Europa, l’austriaco Hans Krankl, detentore della Scarpa d’Oro.
L’evento è accolto in città come un piccolo miracolo, da settimane in piazza e nei bar non si parla d’altro. Il “social” più presenziato è il Portal, Piazza Porta Terra, il tempio dei dibattiti algheresi. L’ideatore del grande evento è il sindaco di Alghero, il giovane democristiano Andrea Frulio. Ha 34 anni, guida un giunta di centrosinistra, cosiddetta “di solidarietà”, formata da Dc, Psdi, con l’appoggio del Pci, del Psi e dei repubblicani. L’esecutivo è composto dal vice sindaco Gaetano Macciotta, da Pino Giorico, Salvatore Scognamillo, Franco Serio, Giovanni Antonio Alciator, Tonino Baldino; supplenti Paoletto Cattogno e Salvatore Marrosu.
L’idea di Frulio è innovativa quanto spregiudicata per quegli anni: promuovere la città con un appuntamento straordinario, il Trofeo della Fratellanza, nell’ambito di una unione culturale tra la Catalogna che esce dai lunghi anni bui del franchismo e la Corsica in cui soffia più che mai il vento dell’indipendentismo, soprattutto a Bastia che si contrappone in quegli anni al nazionalismo di Ajaccio.
Quella sera al Mariotti è festa, con la presenza di autorità politiche catalane accolte con tutti gli onori e coinvolte nel lungo rituale delle manifestazioni che precedono la partita. Applausi, passerelle, premiazioni. E ci sono anche i presidenti delle due squadre, due personaggi che per motivi diversi hanno segnato un’epoca.
Il presidente del Bastia, che non chiede una lira per giocare ad Alghero, è Jean– François Filippi. Il suo nome tornerà alla ribalta quando verrà assassinato a colpi di lupara nel Dicembre del 1994, a pochi giorni dal processo che lo vedeva imputato per la strage provocata nel ‘92 dal crollo di una tribuna provvisoria nello stadio di Bastia.
Il presidente del Barça è Josep Lluís Núñez, appena eletto al timone della società (e ci resta per ben ventidue anni ) che qualche anno più tardi, nel 1982, acquisterà Diego Armando Maradona dal Boca Juniors. Sulle tribune in tubi innocenti e legno del Mariotti, la sera del 13 Agosto la folla assiste ad un incontro scialbo, noioso, per nulla combattuto.
Il Barcellona non è ancora quello del tiqui-taca, ma protesta con gli organizzatori per lo stato di incuria del terreno di gioco che non concede il fraseggio. L’incontro finisce zero a zero tra qualche mugugno e il Trofeo della Fratellanza viene assegnato con la monetina. Vince il Bastia a testa o croce. Si spengono le luci del Mariotti, finisce la magia e restano un sacco di cocci da raccogliere e debiti da saldare.
E Andrea Frulio? Il sindaco si dimette due mesi dopo la serata magica: il 16 Ottobre, logorato e sfiancato da un altro tiqui - taca, quello della Democrazia Cristiana algherese. Ma quella partita gli resterà addosso per molti anni, soprattutto per gli strascichi amministrativi a suo carico.
Giovanni Chessa
La partita è preceduta da una infinita serie di polemiche a causa dei costi del match e dalla melina del Barcellona che fino all’ultimo chiedeva sicurezza sul cachet di 25 milioni di lire: li pretende e li ottiene prima di entrare in campo.
E l’incontro, tra mille difficoltà, tra cui quella di reperire un arbitro che la Federazione italiana nega, alla fine si disputa comunque.
Le squadre sono nel pieno della preparazione estiva. Il Bastia, è la rivelazione di Francia e d'Europa: dopo aver eliminando il Torino di Pulici e Graziani, è stato finalista di Coppa Uefa, perdendo contro gli olandesi del PSV Eindhoven nella stagione appena conclusa; ci sono gli oladesi Rep e Neeskens reduci dalla finale del campionato del mondo del 25 giugno di Buenos Aires persa contro l’Argentina, c’è l’attaccante più forte d’Europa, l’austriaco Hans Krankl, detentore della Scarpa d’Oro.
L’evento è accolto in città come un piccolo miracolo, da settimane in piazza e nei bar non si parla d’altro. Il “social” più presenziato è il Portal, Piazza Porta Terra, il tempio dei dibattiti algheresi. L’ideatore del grande evento è il sindaco di Alghero, il giovane democristiano Andrea Frulio. Ha 34 anni, guida un giunta di centrosinistra, cosiddetta “di solidarietà”, formata da Dc, Psdi, con l’appoggio del Pci, del Psi e dei repubblicani. L’esecutivo è composto dal vice sindaco Gaetano Macciotta, da Pino Giorico, Salvatore Scognamillo, Franco Serio, Giovanni Antonio Alciator, Tonino Baldino; supplenti Paoletto Cattogno e Salvatore Marrosu.
L’idea di Frulio è innovativa quanto spregiudicata per quegli anni: promuovere la città con un appuntamento straordinario, il Trofeo della Fratellanza, nell’ambito di una unione culturale tra la Catalogna che esce dai lunghi anni bui del franchismo e la Corsica in cui soffia più che mai il vento dell’indipendentismo, soprattutto a Bastia che si contrappone in quegli anni al nazionalismo di Ajaccio.
Quella sera al Mariotti è festa, con la presenza di autorità politiche catalane accolte con tutti gli onori e coinvolte nel lungo rituale delle manifestazioni che precedono la partita. Applausi, passerelle, premiazioni. E ci sono anche i presidenti delle due squadre, due personaggi che per motivi diversi hanno segnato un’epoca.
Il presidente del Bastia, che non chiede una lira per giocare ad Alghero, è Jean– François Filippi. Il suo nome tornerà alla ribalta quando verrà assassinato a colpi di lupara nel Dicembre del 1994, a pochi giorni dal processo che lo vedeva imputato per la strage provocata nel ‘92 dal crollo di una tribuna provvisoria nello stadio di Bastia.
Il presidente del Barça è Josep Lluís Núñez, appena eletto al timone della società (e ci resta per ben ventidue anni ) che qualche anno più tardi, nel 1982, acquisterà Diego Armando Maradona dal Boca Juniors. Sulle tribune in tubi innocenti e legno del Mariotti, la sera del 13 Agosto la folla assiste ad un incontro scialbo, noioso, per nulla combattuto.
Il Barcellona non è ancora quello del tiqui-taca, ma protesta con gli organizzatori per lo stato di incuria del terreno di gioco che non concede il fraseggio. L’incontro finisce zero a zero tra qualche mugugno e il Trofeo della Fratellanza viene assegnato con la monetina. Vince il Bastia a testa o croce. Si spengono le luci del Mariotti, finisce la magia e restano un sacco di cocci da raccogliere e debiti da saldare.
E Andrea Frulio? Il sindaco si dimette due mesi dopo la serata magica: il 16 Ottobre, logorato e sfiancato da un altro tiqui - taca, quello della Democrazia Cristiana algherese. Ma quella partita gli resterà addosso per molti anni, soprattutto per gli strascichi amministrativi a suo carico.
Giovanni Chessa
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