I Diavoli Rossi non hanno paura
Martinez: «Serve un po’ di fortuna ma vogliamo andare fino in fondo»
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SAN PIETROBURGO. Il Belgio si trova davanti alla storia. Non solo sua, ma anche dei Mondiali di calcio, che provò a riscrivere nel lontano 1986, andando però a sbattere contro l'Argentina di Diego Armando Maradona.
Il 'Pibe de oro’ beffò due volte il portierone Jean-Marie Pfaff, conquistando la finale di Città del Messico, mentre i 'Diavoli rossi’ furono dirottati verso la 'finalina’ di Puebla, proprio contro la Francia. E, proprio i 'cugini’ in 'Bleus', questa sera alle 20 (diretta Canale 5) contenderanno al Belgio la semifinale di un Mondiale che, mai come quest'anno, parla la lingua dell'Ue e che ha riservato troppe sorprese, prima fra tutte l'eliminazione dei campioni del mondo della Germania.
In quel lontano 1986, i francesi si aggiudicarono la finale dei delusi (4-2, ai supplementari), stasera ci sarà spazio per sogni e ambizioni di due squadre che vogliono ancora stupire. Più di quanto non abbiano già fatto. Soprattutto il Belgio che ha eliminato il Brasile con una prova non in linea con una tradizione votata più al calcio totale, simile a quello dei 'cugini’ olandesi, che al gioco di rimessa.
Ma non solo: l'asso nella manica dei belgi si chiama Thierry Henry e, con i suoi gol, ha regalato trofei, successi, soddisfazioni, ai galletti. Adesso fa il secondo del ct Roberto Martinez, che abita a Waterloo - nomen omen in quanto a disfatte - e che, alla vigilia del confronto di San Pietroburgo, sottolinea che il Belgio «ha un'opportunità unica», e «vuole sfruttarla».
Martinez potrebbe diventare, in caso di trionfo domenica a Mosca, il primo ct 'straniero’ ad alzare la Coppa del mondo; già questo basta e avanza per rendere la semifinale Francia-Belgio una partita diversa. Inoltre, il Belgio, reduce dal deludente Europeo di due anni fa, da anni ormai è una presenza fissa ai vertici della classifica Fifa, dunque appare normale che possa raccogliere i frutti di questa egemonia.
«Negli ultimi due anni abbiamo lavorato duramente per diventare i più bravi a livello internazionale e tutti i giocatori coinvolti hanno contribuito - spiega Martinez che, dopo il fallimento nel torneo continentale 2016, sostituì in panchina Marc Wilmots -. Vogliamo rendere orgoglioso il calcio belga e per questo rendo merito anche al mio predecessore, che è stato essenziale nella crescita di questo gruppo di giocatori».
La partita di questa sera vale tutto, perché da dentro o fuori. «In un campionato, se perdi puoi recuperare terreno, qui è diverso: se perdiamo siamo fuori», ha spiegato il talentuoso Kevin De Bruyne, presente in conferenza stampa accanto a Martinez. Il fantasista ha riconosciuto che «la pressione si sente ma, alla fine, cerco di dare il meglio di me stesso».
«Domani ci vorrà anche tanta fortuna - ha aggiunto il fantasista del Manchester City -. Alla fine, tutto dipende dal tuo desiderio, dal tuo talento e dal duro lavoro che hai svolto. personalmente voglio diventare campione del mondo, siamo qui per arrivare più lontano possibile».
Il 'Pibe de oro’ beffò due volte il portierone Jean-Marie Pfaff, conquistando la finale di Città del Messico, mentre i 'Diavoli rossi’ furono dirottati verso la 'finalina’ di Puebla, proprio contro la Francia. E, proprio i 'cugini’ in 'Bleus', questa sera alle 20 (diretta Canale 5) contenderanno al Belgio la semifinale di un Mondiale che, mai come quest'anno, parla la lingua dell'Ue e che ha riservato troppe sorprese, prima fra tutte l'eliminazione dei campioni del mondo della Germania.
In quel lontano 1986, i francesi si aggiudicarono la finale dei delusi (4-2, ai supplementari), stasera ci sarà spazio per sogni e ambizioni di due squadre che vogliono ancora stupire. Più di quanto non abbiano già fatto. Soprattutto il Belgio che ha eliminato il Brasile con una prova non in linea con una tradizione votata più al calcio totale, simile a quello dei 'cugini’ olandesi, che al gioco di rimessa.
Ma non solo: l'asso nella manica dei belgi si chiama Thierry Henry e, con i suoi gol, ha regalato trofei, successi, soddisfazioni, ai galletti. Adesso fa il secondo del ct Roberto Martinez, che abita a Waterloo - nomen omen in quanto a disfatte - e che, alla vigilia del confronto di San Pietroburgo, sottolinea che il Belgio «ha un'opportunità unica», e «vuole sfruttarla».
Martinez potrebbe diventare, in caso di trionfo domenica a Mosca, il primo ct 'straniero’ ad alzare la Coppa del mondo; già questo basta e avanza per rendere la semifinale Francia-Belgio una partita diversa. Inoltre, il Belgio, reduce dal deludente Europeo di due anni fa, da anni ormai è una presenza fissa ai vertici della classifica Fifa, dunque appare normale che possa raccogliere i frutti di questa egemonia.
«Negli ultimi due anni abbiamo lavorato duramente per diventare i più bravi a livello internazionale e tutti i giocatori coinvolti hanno contribuito - spiega Martinez che, dopo il fallimento nel torneo continentale 2016, sostituì in panchina Marc Wilmots -. Vogliamo rendere orgoglioso il calcio belga e per questo rendo merito anche al mio predecessore, che è stato essenziale nella crescita di questo gruppo di giocatori».
La partita di questa sera vale tutto, perché da dentro o fuori. «In un campionato, se perdi puoi recuperare terreno, qui è diverso: se perdiamo siamo fuori», ha spiegato il talentuoso Kevin De Bruyne, presente in conferenza stampa accanto a Martinez. Il fantasista ha riconosciuto che «la pressione si sente ma, alla fine, cerco di dare il meglio di me stesso».
«Domani ci vorrà anche tanta fortuna - ha aggiunto il fantasista del Manchester City -. Alla fine, tutto dipende dal tuo desiderio, dal tuo talento e dal duro lavoro che hai svolto. personalmente voglio diventare campione del mondo, siamo qui per arrivare più lontano possibile».
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