La Spagna riparte da Luis Enrique
L’ex tecnico di Roma e Barcellona prova a rilanciare l’immagine delle Furie Rosse
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ROMA. Dalla gomitata di Tassotti alla panchina della Spagna: Luis Enrique, una vita con le grandi della Liga e tante vittorie da giocatore del Barcellona, torna in campo dopo un anno sabatico e lo fa da ct delle Furie Rosse. Ha cercato di far ripartire la Roma senza successo; c'è riuscito, e alla grande, col Barca e adesso ci proverà alla guida della Roja. L'ex centrocampista avrà il compito di rifondare una squadra uscita con le ossa rotta dal Mondiale russo. La notizia era nell'aria ma da ieri c'è anche l'ufficialità arrivata dal consiglio direttivo della Rfef che ha approvato all'unanimità l'ingaggio di Luis Enrique per i prossimi 2 anni. Disoccupato di lusso, Lucho o Zichichi come ironicamente era stato a ribattezzato nella sua traballante stagione giallorossa, «è il tecnico giusto che cercavamo per guidare la nazionale», ha detto il presidente federale Luis Rubiales che ha spiegato l'identikit del nuovo ct, «una persona di carattere, un leader incontestabile e che si imponga nello spogliatoio».
Un profilo che si sposa alla perfezione con il 48enne tecnico asturiano, un gran passato da giocatore (5 anni al Real, 8 al Barca e 62 presenze con la Spagna), ma un ancor più roseo presente da allenatore che gli ha regalato onori e ricchezze sulla panchina del Barcellona con cui ha fatto triplete nel 2015. E dire che Walter Sabatini ci aveva scommesso nell'estate 2011 per rifondare la Roma “americana”, puntando su questo sconosciuto tecnico che aveva come unica esperienza i ragazzi della cantera catalana. Enrichetto quell'anno non raccolse frutti, eliminato ai preliminare dallo Slovan in Europa League e 7° in campionato con un gioco mai espresso: un flop che lo portò a fine anno ad auto-esonerarsi, rinunciando a un anno di stipendio e portandosi dietro nomignoli poco gratificanti («demential coach«, «stidito», «stagista»). Soprannomi che L.Enrique è riuscito, dopo una stagione in Galizia, a mettere in un cantuccio complice la chiamata della sua squadra del cuore che il tecnico di Gijón è riuscito a trasformare, passando dall'impaludato tiki-taka a uno stile di gioco più incisivo. Risultato: in tre anni ha vinto tutto, dimostrando di avere la stoffa per reggere il peso del confronto con Guardiola e la capacità di gestire talenti straordinari. Un allenatore e un uomo che ha sempre amato poco le comodità e che nel suo anno romano ha preferito andare ad abitare all'Olgiata, lontano da Trigoria, ha punito Osvaldo, mandato in tribuna De Rossi, sostituto Totti con Okaka durante Roma-Slovan che costò l'eliminazione ai giallorossi.
Un profilo che si sposa alla perfezione con il 48enne tecnico asturiano, un gran passato da giocatore (5 anni al Real, 8 al Barca e 62 presenze con la Spagna), ma un ancor più roseo presente da allenatore che gli ha regalato onori e ricchezze sulla panchina del Barcellona con cui ha fatto triplete nel 2015. E dire che Walter Sabatini ci aveva scommesso nell'estate 2011 per rifondare la Roma “americana”, puntando su questo sconosciuto tecnico che aveva come unica esperienza i ragazzi della cantera catalana. Enrichetto quell'anno non raccolse frutti, eliminato ai preliminare dallo Slovan in Europa League e 7° in campionato con un gioco mai espresso: un flop che lo portò a fine anno ad auto-esonerarsi, rinunciando a un anno di stipendio e portandosi dietro nomignoli poco gratificanti («demential coach«, «stidito», «stagista»). Soprannomi che L.Enrique è riuscito, dopo una stagione in Galizia, a mettere in un cantuccio complice la chiamata della sua squadra del cuore che il tecnico di Gijón è riuscito a trasformare, passando dall'impaludato tiki-taka a uno stile di gioco più incisivo. Risultato: in tre anni ha vinto tutto, dimostrando di avere la stoffa per reggere il peso del confronto con Guardiola e la capacità di gestire talenti straordinari. Un allenatore e un uomo che ha sempre amato poco le comodità e che nel suo anno romano ha preferito andare ad abitare all'Olgiata, lontano da Trigoria, ha punito Osvaldo, mandato in tribuna De Rossi, sostituto Totti con Okaka durante Roma-Slovan che costò l'eliminazione ai giallorossi.
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