Algoritmo made in Sassari per scoprire nuovi talenti
Prende corpo il progetto di un ex giocatore e del preparatore del Latte Dolce «Abbiamo un sito in continuo aggiornamento con tutti i dati del pallone sardo»
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SASSARI. A 16 anni appena compiuti ha realizzato il sogno di tanti ragazzini: la chiamata della Torres - squadra della sua città - e il debutto in serie C. Sembrava un predestinato ma nel mondo del calcio il talento non basta se non è assistito dalla fortuna, dai procuratori giusti, dal feeling che può crearsi o meno con l’allenatore. Alberto Gaias, sassarese e rossoblù nell’anima, aveva tutti i numeri per fare strada ma non ha trovato il bivio giusto, quello che spalanca le porte del professionismo e degli ingaggi a sei zeri. Lui, centrocampista dai piedi buoni, si è accontentato di respirare l’aria della serie C per una sola stagione, poi ha indossato altre casacche, compresa quella giallorossa dell’Alghero, e ha chiuso la carriera giovanissimo «perchè nel mondo del pallone ci sono troppe cose che non mi piacevano».
Al cuore però non si comanda e così, appese le scarpette al chiudo, Gaias ha continuato a seguire “il gioco più bello del mondo” con uno sguardo diverso, più disincantato. «Ho fatto tesoro della mia esperienza – racconta – e ho pensato come poter aiutare i sedicenni di oggi: quelli che hanno lo stesso sogno che avevo io ma che rischiano di non avere mai l’occasione per mettersi in luce. Io, in fondo, mi sono tolto il gusto di debuttare in serie C e ho segnato un gol in Coppa Italia contro il Crotone, squadra arrivata in A. Credo di essere il più giovane torresino ad aver realizzato una rate in Lega Pro. Ma tutti gli altri?»
E proprio partendo da questa domanda che Gaias ha cominciato a lavorare su un progetto che potrebbe davvero rivoluzionare i criteri di valutazione dei calciatori mettendo in fuorigioco il caso e le pressioni dei procuratori. Un sistema matematico, o quasi, che da semplice idea è diventato qualcosa di molto più serio. «Nel 2014-2015 ho partecipato a un bando del Cubact, l’incubatore d’imprese dell’Università di Sassari, e la mia proposta è stata selezionata insieme ad altre sette. E’ stato il primo passo di un lavoro lungo e affascinante». Alberto ha trovato l’aiuto di un paio di amici e ha elaborato un algoritmo che mette insieme una serie di parametri e fornisce un valore assoluto, su una scala da zero e cento, di ogni singolo atleta esaminato. «E’ un sistema assolutamente meritocratico – spiega Gaias – che prescinde da tutte le variabili soggettive e può essere molto utile per le società sportive, i procuratori e gli stessi giocatori».
«Abbiamo cominciato ad elaborare dati fin da subito – continua l’ex rossoblù – e oggi abbiamo una “banca dati” con un migliaio di nomi. Abbiamo cominciato con i giocatori sardi ma la speranza è quella di allargarci anche alle altre regioni».
Intanto quello che era solo un progetto è diventato qualcosa di più. «Con Alessandro Cozzula, preparatore atletico del Latte Dolce, abbiamo dato vita ad una società a responsabilità limitata semplificata che abbiamo chiamato BeAthlete. E abbiamo coinvolto nell’iniziativa un programmatore - Giuseppe Crasta – e altri consulenti esterni che ci stanno dando una mano. La sede, per il momento è nei locali del Cubact, vicino ai caserma dei carabinieri, ma noi speriamo di crescere e i primi riscontri sono molto positivi».
«Già oggi – continua Gaias – abbiamo una banca dati importante e in continuo aggiornamento. Abbiamo elaborato un sistema che calcola il minutaggio, le presenze, i gol, le vittorie e altri centinaia di dati, compresi alcuni parametri fisiologici, di ogni singolo giocatore. La valutazione si aggiorna settimana dopo settimana ed è assolutamente oggettiva. Le nostre tabelle possono essere utilissime per i procuratori e le società ma anche per i giocatori che hanno così la possibilità di farsi notare».
E proprio i giocatori, secondo i soci di BeAthlete, dovrebbero essere i primi ad autoalimentare il sito. «Chi scende in campo la domenica ha tutto l’interesse a caricare i dati sul sistema. E una delle nostre carte vincenti sarà proprio questa. Finora non c’era un sistema simile e chi ci ha provato non è riuscito ad andare avanti». Gaias e Cozzula sono invece sicuri del fatto loro. «Il problema, in questo momento, non è tanto quello di trovare risorse (che pure ci servono) ma di fare numeri. Più dati riusciremo a elaborare più diventeremo appetibili. La nostra idea è di lasciare il sito gratuito per i giocatori e di creare una serie di servizi mirati per le società sportive o per chiunque abbia interessi specifici legati al calcio. Pensiamo alle ditte di abbigliamento sportivo o a quelle che producono integratori o a chi ha necessità di raggiungere un’utenza mirata. Un data base come il nostro può davvero diventare una miniera di informazioni e, speriamo, una fonte di reddito».
Partendo da un campo di calcio e da un’esperienza personale non particolarmente fortuna, Gaias e Cozzula si stanno inventando il futuro. E che l’Università sia stata la prima a scommetterci è una garanzia. Che poi il progetto nasca a Sassari e un altro bel gol. Il più bello dopo quello al Crotone.
Antonio Ledà
Al cuore però non si comanda e così, appese le scarpette al chiudo, Gaias ha continuato a seguire “il gioco più bello del mondo” con uno sguardo diverso, più disincantato. «Ho fatto tesoro della mia esperienza – racconta – e ho pensato come poter aiutare i sedicenni di oggi: quelli che hanno lo stesso sogno che avevo io ma che rischiano di non avere mai l’occasione per mettersi in luce. Io, in fondo, mi sono tolto il gusto di debuttare in serie C e ho segnato un gol in Coppa Italia contro il Crotone, squadra arrivata in A. Credo di essere il più giovane torresino ad aver realizzato una rate in Lega Pro. Ma tutti gli altri?»
E proprio partendo da questa domanda che Gaias ha cominciato a lavorare su un progetto che potrebbe davvero rivoluzionare i criteri di valutazione dei calciatori mettendo in fuorigioco il caso e le pressioni dei procuratori. Un sistema matematico, o quasi, che da semplice idea è diventato qualcosa di molto più serio. «Nel 2014-2015 ho partecipato a un bando del Cubact, l’incubatore d’imprese dell’Università di Sassari, e la mia proposta è stata selezionata insieme ad altre sette. E’ stato il primo passo di un lavoro lungo e affascinante». Alberto ha trovato l’aiuto di un paio di amici e ha elaborato un algoritmo che mette insieme una serie di parametri e fornisce un valore assoluto, su una scala da zero e cento, di ogni singolo atleta esaminato. «E’ un sistema assolutamente meritocratico – spiega Gaias – che prescinde da tutte le variabili soggettive e può essere molto utile per le società sportive, i procuratori e gli stessi giocatori».
«Abbiamo cominciato ad elaborare dati fin da subito – continua l’ex rossoblù – e oggi abbiamo una “banca dati” con un migliaio di nomi. Abbiamo cominciato con i giocatori sardi ma la speranza è quella di allargarci anche alle altre regioni».
Intanto quello che era solo un progetto è diventato qualcosa di più. «Con Alessandro Cozzula, preparatore atletico del Latte Dolce, abbiamo dato vita ad una società a responsabilità limitata semplificata che abbiamo chiamato BeAthlete. E abbiamo coinvolto nell’iniziativa un programmatore - Giuseppe Crasta – e altri consulenti esterni che ci stanno dando una mano. La sede, per il momento è nei locali del Cubact, vicino ai caserma dei carabinieri, ma noi speriamo di crescere e i primi riscontri sono molto positivi».
«Già oggi – continua Gaias – abbiamo una banca dati importante e in continuo aggiornamento. Abbiamo elaborato un sistema che calcola il minutaggio, le presenze, i gol, le vittorie e altri centinaia di dati, compresi alcuni parametri fisiologici, di ogni singolo giocatore. La valutazione si aggiorna settimana dopo settimana ed è assolutamente oggettiva. Le nostre tabelle possono essere utilissime per i procuratori e le società ma anche per i giocatori che hanno così la possibilità di farsi notare».
E proprio i giocatori, secondo i soci di BeAthlete, dovrebbero essere i primi ad autoalimentare il sito. «Chi scende in campo la domenica ha tutto l’interesse a caricare i dati sul sistema. E una delle nostre carte vincenti sarà proprio questa. Finora non c’era un sistema simile e chi ci ha provato non è riuscito ad andare avanti». Gaias e Cozzula sono invece sicuri del fatto loro. «Il problema, in questo momento, non è tanto quello di trovare risorse (che pure ci servono) ma di fare numeri. Più dati riusciremo a elaborare più diventeremo appetibili. La nostra idea è di lasciare il sito gratuito per i giocatori e di creare una serie di servizi mirati per le società sportive o per chiunque abbia interessi specifici legati al calcio. Pensiamo alle ditte di abbigliamento sportivo o a quelle che producono integratori o a chi ha necessità di raggiungere un’utenza mirata. Un data base come il nostro può davvero diventare una miniera di informazioni e, speriamo, una fonte di reddito».
Partendo da un campo di calcio e da un’esperienza personale non particolarmente fortuna, Gaias e Cozzula si stanno inventando il futuro. E che l’Università sia stata la prima a scommetterci è una garanzia. Che poi il progetto nasca a Sassari e un altro bel gol. Il più bello dopo quello al Crotone.
Antonio Ledà
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