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Oppo a caccia del titolo iridato

di Enrico Carta
Oppo a caccia del titolo iridato

Il canottiere di Oristano è in Bulgaria per provare a regalarsi l’oro nei campionati del mondo

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ORISTANO. Agente Oppo, Missione Mondiale. E non sarà una “mission impossible”, anzi le premesse dicono che l’inviato speciale al servizio di sua maestà, la Nazionale azzurra di canottaggio, ha molte armi non tanto segrete da giocarsi nelle acque di Plovdiv. Niente ritrovati della tecnologia o diavolerie da Guerra fredda. In Bulgaria, dove da domenica prossima sono in programma i campionati del mondo, quel che conta saranno solo gambe e braccia per portare il “doppio pesi leggeri” italiano più avanti possibile. Dove? Questa è una risposta che si avrà, giorno per giorno, sino alla finale di domenica 16 settembre, obiettivo minimo dell’equipaggio azzurro.

Stefano Oppo col suo storico compagno Pietro Ruta è colorato di bronzo dopo il terzo posto ai Campionati Europei di Glasgow, dove l’imbarcazione italiana è forse ritornata coi piedi per terra dopo aver accarezzato persino il sogno di poter arrivare a conquistare l’oro. Ma quella scozzese non è stata una doccia fredda, perché la medaglia è arrivata al termine di un periodo in cui gli acciacchi si sono fatti sentire. Prima il mal di schiena poi l’influenza avevano fermato la preparazione dell’atleta oristanese, che oggi invece prende l’aereo per la Bulgaria con ben altra condizione e, forse, anche convinzione: «È stato un anno un po’ difficile, con una serie di acciacchi, ma, contrariamente alle settimane che hanno preceduto gli Europei, stavolta abbiamo lavorato molto bene. In questo mese gli unici problemi fisici – spiega Stefano Oppo – erano dovuti al carico, ma era inevitabile per recuperare la condizione migliore».

Gli atleti magari vivono di sensazioni e anche stavolta sono buone, gli allenatori invece guardano con più attenzione il cronometro anziché gli stati d’animo e i tempi di Stefano Oppo e Pietro Ruta sono migliorati giorno dopo giorno.

Il problema è che nelle acque bulgare si assisterà a una battaglia quotidiana in cui ben 25 equipaggi – il numero degli iscritti è altissimo – sognano di piazzare la propria prua davanti a tutte le altre. Domenica si parte con le batterie, come da tradizione. Rispetto agli Europei ci sarà un turno in più con i quarti di finale e il classico turno di ripescaggio che Oppo e Ruta sperano ovviamente di evitare. Anzi, non tengono proprio in minima considerazione. Un passo alla volta, certo, ma il radar è chiaramente puntato verso la finale di domenica 16. «Gli avversari più tosti li conosciamo e sono i soliti – dice Stefano Oppo –. La Norvegia ha vinto l’Europeo, l’Irlanda è arrivata seconda davanti a noi. Poi ci sono il Belgio e la Polonia, ma il campo si allarga a Stati Uniti, Nuova Zelanda e all’incognita Cina. Sarà sicuramente un Mondiale combattuto e noi ci siamo».

A proposito di sensazioni, ottime sono quelle che il campo di gara regala all’equipaggio azzurro: acque molto veloci con poche onde e poca corrente, situazione che il duo Oppo-Ruta predilige. Quello di Plovdiv è lo stesso campo di regata che vide l’oristanese conquistare il titolo mondiale juniores nel 2012. «Mi piace parecchio», dice. Quanto lo si capirà col passare dei giorni.

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