IL MISTER
Tortora: «Parto sempre per vincere»
L’allenatore elogia i suoi ragazzi: «Bravi a crederci sino in fondo»
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CIVITA CASTELLANA. Passione e non solo, Giuseppe Tortora in sala stampa mostra quella grinta insegnata ai suoi ragazzi per lo meno in occasione della trasferta civitonica, che ha portato tre punti in dote alla Torres e forse qualche certezza in più al gruppo. «E' una vittoria voluta, da ex attaccante non sono certo portato a partire da casa per pareggiare le partite. Siamo venuti a Civita Castellana per vincere e abbiamo vinto». L'analisi del tecnico rossoblù è schietta e diretta, mentre a precisa domanda (“Ha avuto sensazioni negative quando la palla di Leto ha incocciato la traversa?”) ha ammesso di avere avuto qualche pensiero maligno: «Generalmente quel tipo di tiro si abbassa alle spalle del portiere e finisce in rete, ha colpito la traversa ed è stata una disdetta. Ma poco dopo è arrivato il gol del vantaggio, e la sensazione è svanita». Poi, sull'autore del gol: “Alex è un ragazzo che è arrivato da poco ma che sta dando buone risposte».
Tortora parla di una vittoria meritata, comunque ottenuta «contro una squadra forte e attenta nelle marcature, brava a comprimere il gioco». Resta invece sibillino quando gli si chiedono lumi sugli obiettivi della Torres. «Restano immutati – spiega – questa è una squadra costruita per salvarsi, non puntiamo ad altri obiettivi». Classe 1903, la Torres è il club più antico della Sardegna. Il blasone aiuta? «Premesso che la storia è una cosa e il presente è altra cosa – sottolinea il mister – i ragazzi vanno in campo e giocano col cuore, non col blasone». Infine, un accenno al quasi obbligo di schierare le nuove leve, visto e considerato il premio per chi schiera gli under. «Su questo sono padre-padrone, nessun dirigente mi obbliga a schierare questo o quel giocatore». (i.m.)
Tortora parla di una vittoria meritata, comunque ottenuta «contro una squadra forte e attenta nelle marcature, brava a comprimere il gioco». Resta invece sibillino quando gli si chiedono lumi sugli obiettivi della Torres. «Restano immutati – spiega – questa è una squadra costruita per salvarsi, non puntiamo ad altri obiettivi». Classe 1903, la Torres è il club più antico della Sardegna. Il blasone aiuta? «Premesso che la storia è una cosa e il presente è altra cosa – sottolinea il mister – i ragazzi vanno in campo e giocano col cuore, non col blasone». Infine, un accenno al quasi obbligo di schierare le nuove leve, visto e considerato il premio per chi schiera gli under. «Su questo sono padre-padrone, nessun dirigente mi obbliga a schierare questo o quel giocatore». (i.m.)
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