L’ultima stoccata di Fabio alla sclerosi
di Fabio Fresu
La nuova vita del pluricampione d’Italia di pentathlon un anno dopo lo stop dei medici. «Alleno i ragazzini e sono felice»
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SASSARI. A soli 31 anni Fabio Poddighe, sassarese, classe 1987, è già alla sua terza vita sportiva. La prima era cominciata a 4 anni, con il nuoto nella Sport Full Time, fino a detenere il record sardo nei 200 stile libero cadetti e qualificarsi per diverse edizioni dei campionati italiani giovanili. A 21 però aveva appeso il costume al chiodo e si era dedicato all’atletica. Pochi mesi in verità, ma sufficienti per ottenere un terzo posto ai campionati regionali nei 400 metri. Fu proprio l’unione di questi due risultati a far balenare nella mente di Ilario Ierace, presidente della Sport Full Time, l’idea di proporre a Poddighe di provare con in pentathlon, partendo dalla sua buona base nel nuoto e nella corsa ed aggiungendovi gradatamente tiro con la pistola, scherma ed equitazione.
La prima offerta ottenne un cortese rifiuto. La seconda, un anno dopo, no. «Nel 2009 – commenta sorridendo Poddighe – Ilario fu molto più convincente, così alla fine accettai». Ecco quindi la seconda vita, quella finita più volte sotto i riflettori. Perché, pur avendo intrapreso una disciplina così difficile (unione di cinque sport, ognuno dei quali già inserito nelle Olimpiadi) in età ormai adulta, Poddighe ha bruciato letteralmente le tappe. Prima convocazione in nazionale nell’aprile 2011, per una prova di Coppa del Mondo disputatasi proprio a Sassari, poi lo straordinario ciclo di quattro titoli italiani assoluti in cinque anni, nel 2012, 2013, 2014 e 2016. E l’inserimento nel progetto Rio 2016, alla caccia di una qualificazione olimpica sfumata per una lunga serie di guai fisici.
Il problema era che già dal 2015 l’atleta sassarese aveva iniziato ad accusare dei sintomi che, nel giro di poco tempo, avevano portato ad una diagnosi inappellabile. Sclerosi multipla. Una gran brutta tegola per lui, proprio nel momento migliore della sua carriera sportiva.
Quell’anno, dopo tre prove di Coppa del Mondo era addirittura primo nel ranking internazionale, e nel 2016, pur non arrivando a Rio, ottenne i migliori risultati di sempre, con il quarto titolo italiano, ed il quinto posto individuale (era terzo alla fine dell’ultima prova, prima che i sintomi della malattia si facessero risentire) e la medaglia d’oro a squadre ai campionati europei di Sofia. «Dopo un 2017 problematico da un punto di vista fisico, ho deciso di ritirarmi – racconta Poddighe –. Tutte le gare internazionali più importanti si svolgono in estate ed in luoghi caldi, e proprio il caldo mi causa i problemi maggiori, come la diplopia (un problema alla vista fastidioso per un atleta ndc). Quindi era inutile continuare ad allenarsi tanto per poi vanificare tutti questi sforzi durante le gare».
Eccoci così alla terza vita, nella quale Poddighe ha saltato il fosso, diventando maestro di scherma proprio della Sport Full Time, dove allena le giovani leve dividendo la responsabilità tecnica con Sandro Bartoletti. «E’ stato il mio primo maestro – sottolinea Poddighe – gli devo tanto e sono felice di lavorare con lui». Una collaborazione che ha già dato buoni frutti, come il settimo posto di Riccardo Franca alle fasi nazionali del Gran Premio Giovanissimi a Riccione, più diversi titoli regionali, soprattutto con i giovani.
La società cresce, e vanta ora oltre cinquanta tesserati. Ma è meglio fare l’atleta o il tecnico? «Nella testa sono ancora un atleta – ammette Poddighe – comunque il nuovo ruolo è bello, sono soddisfazioni diverse, e più passa il tempo più mi piacciono. Ci siamo posto obiettivi ambiziosi, continuare ad investire sui giovani ma produrre anche atleti di alto livello. Per questo collaboriamo con alcune realtà di vertice come Club Scherma Roma e Koala Reggio Emilia, e tecnici di livello assoluto come Mario Numa».
«Fabio Poddighe è un talento puro – conclude il suo presidente Ilario Ierace – e per noi dargli la possibilità di trasmettere ad altri quanto ha imparato in anni di carriera sportiva a livello internazionale è un modo per tutelare e mantenere questo patrimonio di conoscenze. Fabio ha tantissimo da dare e lo sta facendo con la passione e la competenza di sempre».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La prima offerta ottenne un cortese rifiuto. La seconda, un anno dopo, no. «Nel 2009 – commenta sorridendo Poddighe – Ilario fu molto più convincente, così alla fine accettai». Ecco quindi la seconda vita, quella finita più volte sotto i riflettori. Perché, pur avendo intrapreso una disciplina così difficile (unione di cinque sport, ognuno dei quali già inserito nelle Olimpiadi) in età ormai adulta, Poddighe ha bruciato letteralmente le tappe. Prima convocazione in nazionale nell’aprile 2011, per una prova di Coppa del Mondo disputatasi proprio a Sassari, poi lo straordinario ciclo di quattro titoli italiani assoluti in cinque anni, nel 2012, 2013, 2014 e 2016. E l’inserimento nel progetto Rio 2016, alla caccia di una qualificazione olimpica sfumata per una lunga serie di guai fisici.
Il problema era che già dal 2015 l’atleta sassarese aveva iniziato ad accusare dei sintomi che, nel giro di poco tempo, avevano portato ad una diagnosi inappellabile. Sclerosi multipla. Una gran brutta tegola per lui, proprio nel momento migliore della sua carriera sportiva.
Quell’anno, dopo tre prove di Coppa del Mondo era addirittura primo nel ranking internazionale, e nel 2016, pur non arrivando a Rio, ottenne i migliori risultati di sempre, con il quarto titolo italiano, ed il quinto posto individuale (era terzo alla fine dell’ultima prova, prima che i sintomi della malattia si facessero risentire) e la medaglia d’oro a squadre ai campionati europei di Sofia. «Dopo un 2017 problematico da un punto di vista fisico, ho deciso di ritirarmi – racconta Poddighe –. Tutte le gare internazionali più importanti si svolgono in estate ed in luoghi caldi, e proprio il caldo mi causa i problemi maggiori, come la diplopia (un problema alla vista fastidioso per un atleta ndc). Quindi era inutile continuare ad allenarsi tanto per poi vanificare tutti questi sforzi durante le gare».
Eccoci così alla terza vita, nella quale Poddighe ha saltato il fosso, diventando maestro di scherma proprio della Sport Full Time, dove allena le giovani leve dividendo la responsabilità tecnica con Sandro Bartoletti. «E’ stato il mio primo maestro – sottolinea Poddighe – gli devo tanto e sono felice di lavorare con lui». Una collaborazione che ha già dato buoni frutti, come il settimo posto di Riccardo Franca alle fasi nazionali del Gran Premio Giovanissimi a Riccione, più diversi titoli regionali, soprattutto con i giovani.
La società cresce, e vanta ora oltre cinquanta tesserati. Ma è meglio fare l’atleta o il tecnico? «Nella testa sono ancora un atleta – ammette Poddighe – comunque il nuovo ruolo è bello, sono soddisfazioni diverse, e più passa il tempo più mi piacciono. Ci siamo posto obiettivi ambiziosi, continuare ad investire sui giovani ma produrre anche atleti di alto livello. Per questo collaboriamo con alcune realtà di vertice come Club Scherma Roma e Koala Reggio Emilia, e tecnici di livello assoluto come Mario Numa».
«Fabio Poddighe è un talento puro – conclude il suo presidente Ilario Ierace – e per noi dargli la possibilità di trasmettere ad altri quanto ha imparato in anni di carriera sportiva a livello internazionale è un modo per tutelare e mantenere questo patrimonio di conoscenze. Fabio ha tantissimo da dare e lo sta facendo con la passione e la competenza di sempre».
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