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Il capitano biancoceleste: «dedicata a mia moglie e a mattia»

SASSARI. Un calcio piazzato che nello spicchio finale del derbissimo sassarese finisce alle spalle del portiere: così si è rotta la "tradizione" che voleva Torres e Latte Dolce chiudere sempre in...

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SASSARI. Un calcio piazzato che nello spicchio finale del derbissimo sassarese finisce alle spalle del portiere: così si è rotta la "tradizione" che voleva Torres e Latte Dolce chiudere sempre in parità i loro confronti in campionato. Quattro i precedenti e per tutti il segno X, finchè il piede magico di Marco Cabeccia, ex rossoblù e da due stagioni pilastro difensivo biancoceleste, in una gara notturna ricca di fascino e di pubblico, ha messo in rete la palla della vittoria per il Latte Dolce. Si era chiusa col successo dei ragazzi di Udassi anche la sfida di Coppa del 26 agosto, «ma questa è stata una partita molto diversa, tutta un'altra storia con i 3 punti in palio, l'atmosfera speciale del giocare sotto i fari e in uno stadio molto più affollato», afferma il match-winner, sottolineando che la sua squadra è stata «molto brava soprattutto nei momenti di difficoltà, per come ha gestito le situazioni critiche sugli assalti della Torres. Abbiamo tenuto bene il campo, siamo rimasti calmi e ordinati senza rinunciare a contrattaccare, mostrando sempre una certa pericolosità». E' stata una bella stracittadina, resa indimenticabile dal risultato a favore contro una Torres non perfetta ma a tratti pimpante e sorretta da una tifoseria calda e imponente, che ha rispettato il clichè del dodicesimo uomo in campo. «Ma io firmerei per giocare sempre con una cornice di pubblico così, l'onda d'urto proveniente dagli spalti – dice Cabeccia – in campo si è sentita e per me, che ho esperienza e di partite importanti e partecipate ne ho giocate tante, è stato bellissimo. Per i compagni più giovani e meno forti caratterialmente però poteva influire sul piano mentale. Invece nessuno si è distratto e la squadra non si è mai disunita».

A fare la differenza è stato il suo piede, quando al 34' della ripresa ha indirizzato il pallone del 2-1 in rete, una questione di.... destino, così la spiega il difensore-goleador. «Non so davvero perchè mi sia ritrovato a battere quella punizione, non abbiamo un vero specialista e in allenamento ci proviamo un po' tutti. Spinto da una sensazione positiva sono andato a calciarla io, ho segnato e riconosco l'importanza di questo gol ma non ho esultato, perchè sono sassarese, ex torresino e rossoblù nel cuore da sempre. Ora gioco da due stagioni nel Latte Dolce, non mi sono mai pentito della scelta e sono contento, ma in quel momento non ho voluto mancare di rispetto al blasone con atteggiamenti di gioia».

Scontata la dedica, tutta per la moglie Jaklin e per il piccolo Mattia, 7 anni da compere e primo tifoso del papà. Poche ore per festeggiare l'impresa biancoceleste e subito al lavoro, per preparare la partita di domenica, altrettanto difficile, in casa contro il Latina. «Dopo tanto tempo trascorso senza sfide sul campo, per lo slittamento del campionato, sapevamo che poi ci sarebbe stato da pedalare senza sosta. Ma forse è meglio così – chiude Marco Cabeccia – perchè non si corre il rischio di un calo di concentrazione e resta alto anche l'entusiasmo».

Sandra Usai



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