Tortora: «Lascio la Torres da vincente»
L’ex allenatore rossoblù ringrazia la società, i giocatori e i tifosi: «E’ un bel gruppo sono convinto che si salverà»
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SASSARI. Smaltita la delusione e chiariti gli aspetti contrattuali per Pino Tortora è arrivato il momento dei saluti. L’ex allenatore della Torres è tornato l’altro ieri a Sassari per liberare la stanza dell’hotel, recuperare i suoi effetti personali e congedarsi dalle persone che gli sono state più vicine nella sua avventura sassarese. E’ stata l’occasione per fare un punto sulla situazione e chiarire che la Torres «è e rimarrà nel mio cuore».
Mister cominciamo dai saluti?
«Credo che sia doveroso. E’ giusto ringraziare la città e i tifosi che ci hanno seguito con passione e ci hanno lasciato lavorare con serenità. Il mio capitolo sassarese si chiude prima del previsto ma lascio con la consapevolezza di essere uno dei dodici o tredici allenatori che sono riusciti a vincere un campionato sulla panchina della squadra rossoblù nei suoi 115 anni di storia. E’ una medaglia che nessuno potrà portarmi via. Ringrazio il presidente Salvatore Sechi per l’opportunità che mi ha dato e per la fiducia che non è mai venuta meno. Il patron è una della persone più serie con le quali ho lavorato. Un uomo appassionato del pallone e della Torres che ha fatto tanto per la sua squadra. Per questo dico alla gente di non lasciarlo solo e di continuare a seguire i rossoblù con l’affetto di sempre».
Ha qualcosa da dire ai giocatori?
«Anche loro meritano un ringraziamento. Sono un bel gruppo e hanno dato tutto quello che potevano per riportare la Torres in serie D. Lo scorso anno abbiamo davvero fatto un miracolo riuscendo prima a centrare i playoff e poi una promozione che resterà nella storia del club. Quest’anno le cose sono andate come sapete ma io ho la certezza di lasciare da vincente».
Dica la verità, non si aspettava i fischi dopo la sconfitta con la Vis Artena?
«Mi hanno colpito perchè i tifosi sapevano che questo sarebbe stato un anno di transizione e qualche sconfitta era da mettere nel conto. Credo che i fischi, o almeno una parte, arrivino da più lontano, alle vicende di questa estate. Ma non voglio farmi trascinare in polemiche che non mi appartengono. Voglio che la Torres rimanga un ricordo bello e pulito».
Ha qualche rimpianto?
«Nessuno. Io, Melfi e i ragazzi abbiamo dato tutto per la città. Devo dire che non siamo stati aiutati dalla fortuna, però la squadra c’è e io sono convinto che si salverà. Questo è un torneo molto equilibrato»
Il presidente ha detto che il cambio in panchina è stata una scelta condivisa. E’ così?
«Confermo. Col presidente c’è un rapporto di amicizia e di stima ed è bastato guardarci negli occhi per capire che era necessario dare una scossa all’ambiente. Detto questo il mio rapporto con Salvatore Sechi e con i ragazzi resterà quello di sempre».
Lei ha ha fama di essere un sergente di ferro ed è “accusato” di aver caricato i giocatori di responsabilità troppo pesanti .
«Per giocare a pallone ci vuole carattere. Io sono così e vi ricordo che l’anno scorso abbiamo vinto il campionato aggrappandoci all’orgoglio».
Che ricordo porterà con se?
«Sono riuscito a portare 4 mila persone al Vanni Sanna. Spero ci riesca anche il mio successore. Lo dico non per piaggeria ma per il bene che voglio alla Torres».
Antonio Ledà
Mister cominciamo dai saluti?
«Credo che sia doveroso. E’ giusto ringraziare la città e i tifosi che ci hanno seguito con passione e ci hanno lasciato lavorare con serenità. Il mio capitolo sassarese si chiude prima del previsto ma lascio con la consapevolezza di essere uno dei dodici o tredici allenatori che sono riusciti a vincere un campionato sulla panchina della squadra rossoblù nei suoi 115 anni di storia. E’ una medaglia che nessuno potrà portarmi via. Ringrazio il presidente Salvatore Sechi per l’opportunità che mi ha dato e per la fiducia che non è mai venuta meno. Il patron è una della persone più serie con le quali ho lavorato. Un uomo appassionato del pallone e della Torres che ha fatto tanto per la sua squadra. Per questo dico alla gente di non lasciarlo solo e di continuare a seguire i rossoblù con l’affetto di sempre».
Ha qualcosa da dire ai giocatori?
«Anche loro meritano un ringraziamento. Sono un bel gruppo e hanno dato tutto quello che potevano per riportare la Torres in serie D. Lo scorso anno abbiamo davvero fatto un miracolo riuscendo prima a centrare i playoff e poi una promozione che resterà nella storia del club. Quest’anno le cose sono andate come sapete ma io ho la certezza di lasciare da vincente».
Dica la verità, non si aspettava i fischi dopo la sconfitta con la Vis Artena?
«Mi hanno colpito perchè i tifosi sapevano che questo sarebbe stato un anno di transizione e qualche sconfitta era da mettere nel conto. Credo che i fischi, o almeno una parte, arrivino da più lontano, alle vicende di questa estate. Ma non voglio farmi trascinare in polemiche che non mi appartengono. Voglio che la Torres rimanga un ricordo bello e pulito».
Ha qualche rimpianto?
«Nessuno. Io, Melfi e i ragazzi abbiamo dato tutto per la città. Devo dire che non siamo stati aiutati dalla fortuna, però la squadra c’è e io sono convinto che si salverà. Questo è un torneo molto equilibrato»
Il presidente ha detto che il cambio in panchina è stata una scelta condivisa. E’ così?
«Confermo. Col presidente c’è un rapporto di amicizia e di stima ed è bastato guardarci negli occhi per capire che era necessario dare una scossa all’ambiente. Detto questo il mio rapporto con Salvatore Sechi e con i ragazzi resterà quello di sempre».
Lei ha ha fama di essere un sergente di ferro ed è “accusato” di aver caricato i giocatori di responsabilità troppo pesanti .
«Per giocare a pallone ci vuole carattere. Io sono così e vi ricordo che l’anno scorso abbiamo vinto il campionato aggrappandoci all’orgoglio».
Che ricordo porterà con se?
«Sono riuscito a portare 4 mila persone al Vanni Sanna. Spero ci riesca anche il mio successore. Lo dico non per piaggeria ma per il bene che voglio alla Torres».
Antonio Ledà
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