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Contro il Portogallo senza Bernardeschi

Contro il Portogallo senza Bernardeschi

L’Italia continua la marcia di avvicinamento al big match

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COVERCIANO. Roberto Mancini non sembra intenzionato a cambiare e anche nella gara decisiva di Nations League contro il Portogallo, sabato a Milano, schiererà l'Italia con il modulo 4-3-3 e un tridente rotante. In assenza di Federico Bernardeschi, titolare nelle ultime due partite contro Ucraina e Polonia ma costretto ieri a lasciare il raduno di Coverciano per un risentimento agli adduttori dopo aver saltato gli ultimi impegni di campionato per un problema alla caviglia, il ct azzurro sta valutando varie alternative. Nel corso dell'allenamento di ieri pomeriggio ha utilizzato Immobile al centro del tridente coadiuvato da Chiesa e Insigne, ma restano valide anche le candidature di Berardi e Politano.

Quanto al centrocampo, il più accreditato si conferma quello formato da Verratti, Jorginho e Barella, con il romanista Pellegrini pronto ad essere gettato nella mischia.

Ieri tra gli azzurri il microfono è stato dato per primo a Marco Verratti, che il suo futuro lo vede ancora in Francia, nel Psg. «Non sono stufo di stare dove sono, gioco in un grande club da 7 anni, non ho mai avuto problemi con nessun allenatore e da quando è partito Ibrahimovic ho avuto più responsabilità, evidentemente mi considerano importante, io ho ancora più voglia di vincere con questa maglia».

Finisce spesso nel mirino dei media francesi, ma il centrocampista azzurro non se la prende: «Non sono il tipo che sta a guardare cosa dicono di lui, né nei momenti negativi né in quelli positivi. Sento la fiducia del mio club che ha subito accettato le mie scuse dopo la cavolata che ho fatto giorni fa e ciò mi basta» ha aggiunto, riferendosi alla positività all'etilometro.

Poco dopo palla al millennial. Da quando gioca lì nel mezzo e con la maglia del Brescia il confronto con Andrea Pirlo è una costante che sta accompagnando la sua carriera appena decollata. Ma Luca Tonali, il primo Millennial approdato in Nazionale e giocando pure in Serie B col Brescia (la A è un sogno ancora da realizzare: «Speriamo di riuscirci con la mia squadra quest'anno») ha imparato a conviverci senza fasciarsi la testa. «Il mio idolo è Iniesta ma mi è sempre piaciuta la cattiveria di Gattuso, cercherò di prenderne un pò».

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