Ottavo titolo per Marquez che insegue Rossi e “Ago”
In Thailandia il fuoriclasse spagnolo vince gara e sesto Mondiale nella MotoGp Nel 2010 il primo alloro iridato nelle 125, ieri sorpasso da brividi all’ultima curva
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ROMA. Da predestinato a “cannibale” passando per una interminabile sequenza di altri superlativi. D’altronde, l’aver vinto otto titoli del Motomondiale a 26 anni e mezzo, sei in classe MotoGp, di cui quattro di fila, possono rendere l’idea di chi è Marc Marquez, tra i grandi del motociclismo di tutti i tempi e non solo dopo Buriram, dove ha colto l’ennesima doppietta: vittoria nel Gp di Thailandia e altro titolo iridato in bacheca. Non bastasse, il fuoriclasse spagnolo della Honda è il più giovane a vincere sei mondiali in top-class a 26 anni e 231 giorni: prima di lui solo un certo Giacomo Agostini che ci riuscì a 29 anni appena compiuti. Ora davanti a lui nella classifica delle vittorie iridate in tutte le classi ci sono solo il fuoriclasse bresciano della Mv Augusta (15), Angel Nieto (13), Valentino Rossi, Carlo Ubbiali e Mike Hailwood (9).
«Vincere 15 Mondiali? Non penso, è impossibile, non sono Superman. Adesso mi voglio godere l’ottavo, anche se proverò ad andare oltre», le parole dello spagnolo che però per via della giovane età, insieme a una classe innata e a una “fame” insaziabile, come ha dimostrato con la vittoria strappata con i denti in Thailandia, è proiettato verso un futuro ancora più leggendario, nell’empireo delle due ruote. Modestia a parte, va da sè che l’assalto ai numeri di “Ago”, del connazionale di Zamora o del “Dottore” sono lì a portata di mano, frutto della media monstre di vittorie che il “93” della Honda incamera quasi ininterrottamente dal 2010, anno del primo titolo in 125. La sua voglia di annichilire gli avversari è pari solo alla sua voglia di arrivare primo sotto la bandiera a scacchi, in questo condividendo la “fame” del Valentino Rossi degli anni d’oro, anche se forse il Dottore all’epoca si misurava con avversari di ben altro calibro. Nato 26 anni fa a Cervera, paesino della Catalogna profonda che ha sempre fatto sentire la sua vicinanza al campione, il “campionissimo” continua a strabiliare e a incamerare numeri straordinari che oggi dicono: 201 gare, 79 vittorie, 89 pole, 70 giri veloci. Il tutto frutto di una voglia inarrestabile, di una fame ingorda, di una ferocia unica e, soprattutto, di un talento inarrivabile. Certo, la super-Honda messa a sua disposizione ha fatto il resto, lo ha aiutato, trovando però in lui un interprete straordinario.
«Vincere 15 Mondiali? Non penso, è impossibile, non sono Superman. Adesso mi voglio godere l’ottavo, anche se proverò ad andare oltre», le parole dello spagnolo che però per via della giovane età, insieme a una classe innata e a una “fame” insaziabile, come ha dimostrato con la vittoria strappata con i denti in Thailandia, è proiettato verso un futuro ancora più leggendario, nell’empireo delle due ruote. Modestia a parte, va da sè che l’assalto ai numeri di “Ago”, del connazionale di Zamora o del “Dottore” sono lì a portata di mano, frutto della media monstre di vittorie che il “93” della Honda incamera quasi ininterrottamente dal 2010, anno del primo titolo in 125. La sua voglia di annichilire gli avversari è pari solo alla sua voglia di arrivare primo sotto la bandiera a scacchi, in questo condividendo la “fame” del Valentino Rossi degli anni d’oro, anche se forse il Dottore all’epoca si misurava con avversari di ben altro calibro. Nato 26 anni fa a Cervera, paesino della Catalogna profonda che ha sempre fatto sentire la sua vicinanza al campione, il “campionissimo” continua a strabiliare e a incamerare numeri straordinari che oggi dicono: 201 gare, 79 vittorie, 89 pole, 70 giri veloci. Il tutto frutto di una voglia inarrestabile, di una fame ingorda, di una ferocia unica e, soprattutto, di un talento inarrivabile. Certo, la super-Honda messa a sua disposizione ha fatto il resto, lo ha aiutato, trovando però in lui un interprete straordinario.
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