atletica
Chiara Caironi positiva, l’ombra del doping oscura il paralimpismo
ROMA. L'ombra del doping oscura anche il mondo dello sport paralimpico azzurro. A finire nella morsa dei controlli risultando positiva è Martina Caironi, medaglia d'oro alle Paralimpiadi di Londra e...
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ROMA. L'ombra del doping oscura anche il mondo dello sport paralimpico azzurro. A finire nella morsa dei controlli risultando positiva è Martina Caironi, medaglia d'oro alle Paralimpiadi di Londra e di Rio de Janeiro nei 100 metri e portabandiera della rappresentativa italiana ai Giochi carioca.
L'atleta azzurra, sottoposta a un test antidoping a sorpresa ordinato da Nado Italia, avrebbe fatto uso di una sostanza proibita, il Clostebol, un metabolita di steroide anabolizzante. Un duro colpo per tutto il movimento paralimpico e in particolare per l'atleta delle Fiamme Gialle che da oggi a Dubai avrebbe dovuto gareggiare ai Mondiali paralimpici di atletica e che è stata immediatamente sospesa dopo la richiesta presentata ieri dalla Procura nazionale antidoping.
«Conosco la sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto - si difende la Caironi - l'ho acquistata a gennaio dopo tre mesi di sofferenza per un'ulcera all'apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessuno farmaco è riuscito a richiudere». La 30enne bergamasca spiega di aver usato in questi mesi la crema e che «all'ultimo controllo di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera».
A 'condannare’ la Caironi l'analisi del primo campione al controllo fuori competizione effettuato lo scorso 17 ottobre a Bologna.
L'atleta azzurra, sottoposta a un test antidoping a sorpresa ordinato da Nado Italia, avrebbe fatto uso di una sostanza proibita, il Clostebol, un metabolita di steroide anabolizzante. Un duro colpo per tutto il movimento paralimpico e in particolare per l'atleta delle Fiamme Gialle che da oggi a Dubai avrebbe dovuto gareggiare ai Mondiali paralimpici di atletica e che è stata immediatamente sospesa dopo la richiesta presentata ieri dalla Procura nazionale antidoping.
«Conosco la sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto - si difende la Caironi - l'ho acquistata a gennaio dopo tre mesi di sofferenza per un'ulcera all'apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessuno farmaco è riuscito a richiudere». La 30enne bergamasca spiega di aver usato in questi mesi la crema e che «all'ultimo controllo di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera».
A 'condannare’ la Caironi l'analisi del primo campione al controllo fuori competizione effettuato lo scorso 17 ottobre a Bologna.
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