La Lega di serie A nel caos sceglie Cicala commissario
Un “traghettatore” in attesa che si voti il successore del dimissionario Micciché Gravina fa mea culpa: non avevamo ravvisato conflitti di interesse da parte sua
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ROMA. Un commissario 'ad acta’ per traghettare la Lega di A verso un nuovo presidente dopo le dimissioni di Gaetano Miccichè. Ma soltanto se, all'assemblea del 2 dicembre, tale carica non dovesse essere eletta direttamente dai club. Il nome di Mario Cicala, nominato appena l'1 ottobre come presidente dell'Organismo di vigilanza della Figc, è la mossa all'unanimità del Consiglio federale, ma con l'auspicio da via Allegri che lunedì alla prossima assemblea di Lega si eviti di eleggere un vice che senza la carica apicale avrebbe poco senso.
Il messaggio che passa a fine consiglio è «serenità», ma resta la «grande amarezza» di Gabriele Gravina per le dimissioni di Miccichè, e per il fatto di «non aver ravvisato conflitti di interesse o rischi di indipendenza da parte sua», Gravina ha aggiunto: «Avevo consigliato l'apertura delle famose schede per completare l'iter di quell'assemblea, affinché se fossero emersi anche solo 14 voti utili lui poteva restare a fare il presidente».
Un'ipotesi che resta ancora possibile da percorrere, a quanto si apprende. Nel dettaglio di quel 19 marzo 2018 con l'elezione con voto palese di Miccichè alla presenza dell'allora commissario Giovanni Malagò, restano le frecciate di Gravina su come fu gestita la giornata: «Qui c'è una chiara leggerezza nell'aver risolto un problema di natura statutaria attraverso un voto palese non previsto dallo statuto». Per questo l'eventuale commissario ad acta Cicala, non solo potrebbe dare rappresentanza legale alla Lega fino al 10 marzo 2020, data indicata dalla Figc per l'assemblea elettiva, ma potrebbe anche cogliere l'occasione di mettere mano allo statuto: «I principi informatori sono un obbligo - spiega Gravina - modificare lo statuto è invece un atto politico molto più forte, e che io auspico. Uno dei motivi delle dimissioni di Miccichè era uno statuto che non si ispirava a una corretta ed efficace gestione aziendale. Lo statuto di Serie A è fatto veramente male».
Di quell'assemblea di marzo 2018, Gravina si dice «infastidito» da alcuni audio che circolano ma precisa che «non li ho voluti sentire tutti, non sono così masochista». E nella piena volontà di evitare «qualsiasi tipo di strumentalizzazione», lo stesso presidente della Federcalcio tiene a specificare che «non c'è nessuna volontà di invasione o ingerenza di campo all'interno della Lega di A, ma solo massima attenzione affinché ci sia continuità. Qualunque sia l'iter, da parte mia non ci sarà mai la disponibilità di fare il commissario della Lega di A». In questo caos si incastra pure la delicata discussione sui diritti tv: «Noi siamo azionisti di minoranza di quella partita - conclude Gravina - Vogliamo essere coinvolti, ma non lo siamo stati finora. Non riguarda solo la Lega di A o il calcio italiano, ma gli interessi di tutto il sistema sportivo».
Il messaggio che passa a fine consiglio è «serenità», ma resta la «grande amarezza» di Gabriele Gravina per le dimissioni di Miccichè, e per il fatto di «non aver ravvisato conflitti di interesse o rischi di indipendenza da parte sua», Gravina ha aggiunto: «Avevo consigliato l'apertura delle famose schede per completare l'iter di quell'assemblea, affinché se fossero emersi anche solo 14 voti utili lui poteva restare a fare il presidente».
Un'ipotesi che resta ancora possibile da percorrere, a quanto si apprende. Nel dettaglio di quel 19 marzo 2018 con l'elezione con voto palese di Miccichè alla presenza dell'allora commissario Giovanni Malagò, restano le frecciate di Gravina su come fu gestita la giornata: «Qui c'è una chiara leggerezza nell'aver risolto un problema di natura statutaria attraverso un voto palese non previsto dallo statuto». Per questo l'eventuale commissario ad acta Cicala, non solo potrebbe dare rappresentanza legale alla Lega fino al 10 marzo 2020, data indicata dalla Figc per l'assemblea elettiva, ma potrebbe anche cogliere l'occasione di mettere mano allo statuto: «I principi informatori sono un obbligo - spiega Gravina - modificare lo statuto è invece un atto politico molto più forte, e che io auspico. Uno dei motivi delle dimissioni di Miccichè era uno statuto che non si ispirava a una corretta ed efficace gestione aziendale. Lo statuto di Serie A è fatto veramente male».
Di quell'assemblea di marzo 2018, Gravina si dice «infastidito» da alcuni audio che circolano ma precisa che «non li ho voluti sentire tutti, non sono così masochista». E nella piena volontà di evitare «qualsiasi tipo di strumentalizzazione», lo stesso presidente della Federcalcio tiene a specificare che «non c'è nessuna volontà di invasione o ingerenza di campo all'interno della Lega di A, ma solo massima attenzione affinché ci sia continuità. Qualunque sia l'iter, da parte mia non ci sarà mai la disponibilità di fare il commissario della Lega di A». In questo caos si incastra pure la delicata discussione sui diritti tv: «Noi siamo azionisti di minoranza di quella partita - conclude Gravina - Vogliamo essere coinvolti, ma non lo siamo stati finora. Non riguarda solo la Lega di A o il calcio italiano, ma gli interessi di tutto il sistema sportivo».
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