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Tronci, l’eterno ragazzo del beach tennis

Tronci, l’eterno ragazzo del beach tennis

A 54 anni è ancora venticinquesimo nel ranking mondiale, si allena al Poetto ma gira il pianeta disputando tornei

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SASSARI. Non è mai tardi per togliersi qualche soddisfazione nella vita. A cinquantaquattro anni, per esempio, può capitare di ritrovarsi tra i primi 25 al mondo nel beach tennis, essere il più vecchio a raggiungere questo primato, e dare ancora delle sonore batoste ai ventenni che ti guardano con l’irriverente compassione che si riserva agli anziani.

In verità l’eterno ragazzino resta lui: Paolo Tronci, cagliaritano, mano ben educata dal tennis (b3), occhiali scuri fascianti, fisico asciutto, una sfida quotidiana all’anagrafe. Certo, il beach tennis è il cugino povero del tennis, e i traguardi tra i due sport sono distanti intere galassie. Ma in Sardegna si gioca nelle spiagge dal 2002, ormai ci sono centinaia di atleti, nella riviera Romagnola i racchettoni sono germogliati negli anni novanta e nella Penisola gli iscritti Fit sono migliaia. E l’Italia, a livello mondiale, nel beach tennis detta ancora legge. Per questo, cinquantaquattro anni e il 25° gradino nel top ranking, sono un risultato di cui essere orgoglioso. «Ho conosciuto questo sport dieci anni fa ed è stata una folgorazione. Da allora non ho mai smesso. Le basi del tennis mi hanno dato tanto, io di mio ci ho messo, passione, allenamento, costanza e sana alimentazione. Un periodo mi sono ritrovato anche nono in classifica mondiale». Grazie a questo sport Paolo Tronci ha girato mezzo pianeta, rimbalzando dalle spiagge delle Canarie sino ai Caraibi, poi nella sabbia di Kazan, San Pietroburgo e Royan. «Ho avuto la fortuna di trovare un compagno di doppio fortissimo, il numero tre al mondo Antoni Ramos. Ha 25 anni, è cresciuto assieme a me in questa disciplina, e siamo molto affiatati».

Lo scorso week-end l’ultimo torneo internazionale a Buenos Aires: «Non è andata benissimo. Ci siamo fermati ai quarti di finale, contro l’ex pluricampione mondiale Mingozzi e il brasiliano Schimit. Alla fine ci siamo classificati quinti».

Ma la preparazione atletica va avanti, perché il circuito del beach tennis dopo l’estate non chiude bottega ma si reinventa in versione indoor. Nella Penisola ci sono numerose palestre al coperto, riempite di sabbia, che ospitano i tornei. «È uno sport duro, faticoso, che non fa sconti se non mantieni una adeguata condizione atletica. Non è importante ammazzarsi con una preparazione pesantissima. La sabbia richiede certamente buone gambe, ma il mio segreto è allenarsi qualitativamente e nel modo giusto. Avere il supporto di un professionista che ti segue e ti consiglia, alla lunga è basilare. Il fatto è che quando oltrepassi la soglia dei cinquant’anni, con gli infortuni e i recuperi più lenti, fatichi anche a restare competitivo. Dalla tua hai l’esperienza, magari un buon servizio, la capacità di leggere le situazioni in campo, il saperti gestire. Ma non sei mai come vorresti essere». Il beach tennis, che ad alti livelli è uno sport vero, come tutte le discipline agonistiche richiede sacrifici: «Nel 2019 ho attraversato un momento davvero difficile, perché non riuscivo più a raccogliere risultati ed ero sceso sino alla trentacinquesima posizione nel ranking mondiale». Poi ecco arrivare una brezza di nuova energia, quasi una seconda giovinezza: «Ho disputato otto tornei internazionali nell’arco di due mesi e mezzo, fino al successo all’Itf dei Caraibi. Due belle vittorie che mi fanno arrivare a 26 titoli internazionali». Una grande iniezione di entusiasmo che portano Tronci più vicino al suo prossimo obiettivo: raggiungere quota 30 titoli.

E mentre lui non invecchia, attorno crescono i giovani talenti, con i cagliaritani Andrea Reginato e Riccardo Manenti, da poco maggiorenni, che hanno già conquistato il titolo mondiale under diciotto, e che sono tra le 20 coppie più forti al mondo. Pronte a spazzare via l’egemonia della vecchia guardia. (lu.so.)

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