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Il Poz carica la Dinamo contro la “sua” Fortitudo

di Mario Carta
Il Poz carica la Dinamo contro la “sua” Fortitudo

Il coach del Banco: «Per un po’ non dovremo viaggiare, può essere un vantaggio» Il grande rifiuto del 2006: «Dissi di no alla Virtus, proprio non potevo andarci»

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SASSARI. «Forza Fortitudo». Ma se a urlarlo ad appena 48 ore dalla sfida di campionato contro la Bologna bianca e blu è il coach della squadra avversaria non c’è da preoccuparsi, perché l’allenatore della Dinamo si chiama Gianmarco Pozzecco e la Fortitudo ce l’ha nel cuore. Pronto comunque come sempre a fare di tutto per superarla sul campo. Ma domani a mezzogiorno non sarà una gara come le altre, per lui.

«No, non può esserlo, e lo sarà ancora di meno quando andremo a Bologna – ammette il Poz –. Sono fortitudino, lo dichiaro con grande semplicità e insieme con lo stesso orgoglio. Sono uno di quelli che nella carriera hanno deciso di non andare mai alla Virtus e questo gesto vale più di mille parole. Molti non si metterebbero questo problema, uno come me invece è Mancinelli: un grande amico, un grande uomo, una persona vera. Anche lui ha un amore infinito per la Fortitudo».

E domani si ritroveranno al PalaSerradimigni, pronti a suonarsele di santa ragione, sportivamente, sul campo. E poi, dopo, a parlare di loro, di basket, di Fortitudo, di Bologna e di Virtus, la “nemica” che Pozzecco aveva rifiutato. «Sì – conferma il coach della Dinamo –, avevo chiuso i due anni in Russia al Chimki, dovevo decidere dove terminare la carriera e il presidente Claudio Sabatini mi invitò alla Virtus. L’allenatore era Pillastrini, un amico vero, ma ho detto di no. Sarebbe stata una scelta semplice e redditizia, ma ho detto no e ho firmato per Capo d’Orlando, dopo aver rifiutato anche Biella. Potevo retrocedere, vabbe’, invece è stata una scelta felice, la migliore».

Dopo 4 stagioni da allenatore e un breve periodo da coach nel 2018 (10 vinte, 5 perse) alla Virtus proprio non poteva. «No, non potevo, ma la verità è che la Virtus non vuole me e non mi vorrà mai, quindi il problema non si pone più», sorride l’allenatore della Dinamo prima di tornare al match di domenica, quello che si giocherà sul campo e non nel territorio degli affetti e della memoria».

«Dovremo essere bravi a metterli in difficoltà giocando sui loro punti deboli, se ne hanno, e puntando sulle nostre caratteristiche. Per un po’ non dovremo viaggiare e questo potrebbe essere un vantaggio anche se quando viaggiamo siamo altrettanto felici perché stiamo bene insieme. Negli ultimi giorni tra Brindisi e Lituania abbiamo visitato otto aeroporti, a Linate i ragazzi giocavano sdraiati per terra con i videogame e noi dello staff a briscola. Io e Jack abbiamo perso con Bocco e Casalone, ma noi siamo fortunati in amore... Il clima è sempre molto leggero, non è così scontato che i ragazzi non si lamentino mai».

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