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Sardara sveglia la Lega Basket: «È inadeguata»

di Mario Carta
Sardara sveglia la Lega Basket: «È inadeguata»

Il numero uno della Dinamo guida la riscossa «Rinnovare e innovare per poter crescere»

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SASSARI. Ci vuole passione, l’amore non basta. Per vincere servono competenze e sogni da sognare in maniera sanguigna. Così mercoledì il presidente della Dinamo Stefano Sardara, nella vittoria che vale il primato nel girone di Champions, ha conosciuto la prima espulsione.

Ma non doveva essere lei, il mental trainer di Pozzecco?

«Era necessario far capire agli arbitri che il metro non era lo stesso dalle due parti. Il fischio a Vitali l’ho riguardato cento volte, c'è un flopping talmente palese... Dovevamo dare un segnale, ci eravamo rotti le scatole. E la squadra ha reagito alla grande».

Grande Dinamo, peccato che il 2019 stia finendo. O no?

«Supercoppa, vittoria in Europe Cup e ora primi in Champions nel girone, un anno strepitoso. Andiamo avanti, corazzate come Milano e Virtus in termini di budget hanno più di noi ma noi daremo il 150%».

Non solo sul campo.

«Il risultato sportivo è molto importante, ma in Dinamo lo valutiamo al pari delle altre attività. I tifosi ci supportano, gli sponsor crescono ma abbiamo bisogno di sviluppare altri due pilastri, la struttura e il sistema».

La struttura è il palasport.

«Deve vivere 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Con l’ampliamento finalmente appaltato lo avremo in un paio d’anni al massimo».

E iI sistema?

«Un club da solo può crescere fino a un certo punto, poi se non cresce l’intero sistema l’auto-club picchia in testa, per quanto potente sia. La Lega gioca un ruolo di primo piano in tutto questo, assieme alla Federazione. Questa per me è la stagione zero: sono tornate in A le grandi piazze e quelle storiche; grandi giocatori hanno deciso di venire o tornare a giocare in Italia, i palazzetti sono pieni; gli analisti ci riconoscono una fans base di milioni di appassionati ponendoci solidamente al secondo posto dietro al calcio. Non possiamo non dare un netto e concreto segnale anche noi, non a parole ma con i fatti».

È una critica alla Lega.

«Oggi le leghe pensano solo ai diritti tv, vale anche per il calcio. Ma c’è tutto il resto dell’attività che deve far crescere il movimento. Servono investimenti, progetti. Se i ricavi non crescono, serve visibilità. Le criticità sono davanti agli occhi di tutti».

Come superarle?

«Non ci vogliono maghi, ma serve la volontà di superarle. Mi spiace in questo caso dare ragione al presidente federale Petrucci, ma siamo veramente indietro. La struttura di Lega è assolutamente inadeguata, non siamo chiaramente percepiti e riconoscibili; la fans zone della Lega è poco sviluppata. Per esempio Instagram è nettamente più bassa della Federazione e non va bene perché noi siamo in campo ogni settimana e la nazionale ogni 3-4 mesi. Nel calcio la Lega solo su Instagram ha quasi il doppio della Federazione. Non abbiamo uno sponsor del campionato e c’è un presidente in scadenza...».

Queste critiche nascono da disaccordi o spaccature in Lega?

«Non penso sia quello il tema. Ciò che ci ha più danneggiato in questi anni è l’immobilismo e la mancanza di coraggio. Invece, dobbiamo porre il rilancio del movimento veramente al centro del confronto, spogliandoci delle posizioni personali e pensando a riportare il basket dove merita non tanto o non solo per il glorioso passato, ma più per il concreto presente».

Bisogna fare in fretta.

«Me lo auguro, anche perché altrimenti tanto vale chiudere la Lega e restituire le deleghe alla Federazione. Negli ultimi mesi ho visto più passi indietro che passi avanti, ma la speranza è l’ultima a morire».

E la speranza è di...

«Costruire una stabilità politica, una governance condivisa per lavorare con serenità affidandoci a dei professionisti. Solo così si potranno attivare quelle azioni che sono benzina per i motori che poi ciascun club mette a punto».

Ieri l'assemblea di Lega è saltata. L'assenza di Dinamo, Roma, Fortitudo, Brindisi e Pistoia ha fatto venir meno il numero legale. Cosa succede ora?

«Succede che dobbiamo trovare l’intesa fra i club per un progetto che punti allo sviluppo di tutti i club e della Lega, per ripartire in maniera propositiva».

Con chi al comando?

«Non facciamo nomi, ma vogliamo persone competenti, per non fare altri passi indietro».

Il basket tira, nonostante i problemi. Lo testimoniano le file all’alba per i biglietti di Dinamo-Virtus.

«Sarà una sfida ad alta quota che vogliamo vivere in stile Dinamo, senza pressioni ma con la solita voglia di fare bene. Conosciamo la forza di Bologna e abbiamo già visto Teodosic a Sassari fare le magie in Eurolega, ma siamo certi di poter dire la nostra».



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